Storia di Padre David Turoldo, “uomo di fede e uomo di Dio” | StampToscana
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Il blog di Francesco Colonna
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Storia di Padre David Turoldo, “uomo di fede e uomo di Dio”

maraviglia

Firenze – Arriva Padre David. Ancora oggi non posso dimenticare  l’effetto che questa notizia aveva sulla famiglia. Arriva Padre David e anche il mondo di un adolescente improvvisamente viene travolto da un’onda di spontaneità e di allegria Lui si manifestava dal fondo delle scale con la sua voce tonante da predicatore di antico talento e pochi secondi dopo l’ abbraccio di un gigante dalla grande tonaca nera. Il calore dell’amicizia.

Non veniva mai solo e non se ne andava prima di aver scambiato parole sincere, progetti importanti, nomi di persone da sostenere, con gli amici convocati per l’occasione. Padre David Maria Turoldo era l’espressione fisica di cosa significa avere fede e speranza perché manifestava queste due virtù teologali in ogni aspetto della sua personalità. Bisognava avere il cuore ghiaccio per restare indifferenti.

Don Lorenzo Milani sfidava con una forza da santità “implacabile e incandescente”, “da ultimi tempi…l’uomo contro il potere, per la libertà dell’uomo”, come diceva David, schiaffeggiando l’io mediocre e accomodante.  Padre Ernesto Balducci con la sua vasta intelligenza ti accompagnava nei grandi viaggi della ragione alla ricerca di Dio. Lui parlava soprattutto al cuore : “Aveva avuto in sorte la fede e la poesia e il dono della fede l’aveva scontato cantando”, come ha scritto il priore di San Carlo al Corso Ermes Ronchi.

Come poteva la Chiesa preconciliare gestire questa forza dirompente e inesauribile che metteva in crisi le regole dell’Istituzione?  L’ala più conservatrice  del Vaticano lo temeva come “fomentatore di critica e dissenso”, al punto di attuare la strategia del “fatelo girare, perché non coaguli”, frase che lo stesso interessato ha attribuito al cardinal Alfredo Ottaviani.

Tuttavia sarebbe sbagliato ridurre la vita di Turoldo al conflitto fra una grande personalità del dissenso cattolico e il  conformismo dell’istituzione, solo alle battaglie che prepararono il terreno al rinnovamento del Concilio Vaticano II  e quelle che puntavano a rendere effettive le sue grandi intuizioni.

Il suo percorso esistenziale riempie così tante esperienze ecclesiastiche, tocca così tanti diversi personaggi impegnati nella messa in pratica del Vangelo con impostazioni  e sensibilità diverse fino a raggiungere i vertici ecclesiastici di personalità come lldefonso Schuster,  Carlo Maria Martini e lo stesso Giovanni Battista Montini, papa Paolo VI. Come scrive Gianfranco Ravasi, che fu suo amico e collaboratore, “Padre David non è stato l’uomo del dissenso, come certamente non è stato uomo del consenso, ma prima di tutto del senso delle cose e della storia umana”.

A stimolare questi pensieri in libertà è  la lettura della bella monografia scritta da Mariangela Maraviglia, la più completa ricostruzione della straordinaria esistenza del frate friulano: “David Maria Turoldo. La vita, la testimonianza (1916-1992)” edita da Morcelliana. Attenta e rigorosa studiosa di figure e di movimenti del cattolicesimo contemporaneo, in particolare di don Primo Mazzolari delle cui opere ha curato le edizioni critiche, l’autrice fa emergere con grande ricchezza di documentazione e di testimonianze l’impossibilità di costringere in definizioni stereotipate una personalità del tutto anomala anche nel vasto panorama dei protagonisti dei movimenti per il rinnovamento della Chiesa e il ritorno alle radici di fede e giustizia del Vangelo sorti fra gli anni ’50 e ’70.

Del resto lui stesso rifiutava le etichette di “prete scomodo” o “prete di sinistra” che venivano utilizzate dal fronte conservatore per disinnescare una forza che non tollerava di essere in nessun modo omologata. La sua missione andava oltre il conflitto fra comunità cristiane e gerarchie per cercare il significato universale del messaggio evangelico: un cristianesimo d’amore capace di parlare con i fatti.

Turoldo era anche il motore primo di una rete di intellettuali cattolici italiani, preti e laici, che Antonella Maraviglia ricostruisce con grande qualità archivistica e letteraria ricostruendo “una circolarità di relazioni efficace come rete di scambio e di solidarietà”.

Colpisce la capacità del Servita di recepire e rendere in qualche modo operativo tutto quanto veniva elaborato dai diversi gruppi per lo più riuniti intorno a una rivista: da “L’Uomo” dei milanesi dei primi anni del dopoguerra, al “Gallo” dei genovesi, all’Ultima e a Testimonianze dei fiorentini, a Cronache sociali dei dossettiani,  al Chiostro e Servitium dei serviti e tante altre.

O intorno a personalità come il sindaco di Firenze Giorgio La Pira che insistette perché l’esule Turoldo si trasferisse a Firenze per “fare insieme la con-fusione evangelica”. “Era difficile – scrive Maraviglia – trovare una personalità più consonante con tale ispirazione come quella dell’ancora giovane frate dalla già ricchissima vita”.

Lasciamo alla lettura del libro la ricostruzione di tutto ciò che la “generosità irruenta” di Padre David ha prodotto e primo fra tutti il grande patrimonio delle sue poesie nelle quali e con le quali mette a punto quello che sente il compito che la sua fede, la sua indole e il mondo gli hanno affidato; “Finalmente ho disturbato/la quiete di questo convento/altrove devo fuggire a rompere altre paci”, frammento lirico contenuto nel volume “Io non ho mani”, che fu il suo primo lavoro poetico.

Disturbava la quiete puntando a realizzare imprese titaniche, come il “più ampio tentativo di far cantare il testo biblico che si proclama nella liturgia”, impresa “tanto grande, tanto bella e anche tanto nuova” di fronte alla quale “mi sento come mancare il respiro”, come ha scritto il cardinale Martini nella lettera che fa da prefazione alle “Opere e giorni del Signore”, che contiene i suoi inni e cantici preceduti dal commento liturgico di Ravasi.

Fu ancora Martini che, nel celebrare la messa per i funerali del Frate servita, il 9 febbraio 1992, tentò quella che per l’autrice  è “una difficile definizione”: “Poeta, profeta disturbatore delle coscienze, uomo di fede, uomo di Dio, amico di tutti gli uomini”.

 

david turoldo

 

 

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