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Una notte di pioggia: racconto contemporaneo di 70 anni fa

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Firenze – Un romanzo scritto nel 1942 da una grande firma del giornalismo italiano può riservare molte sorprese.  Certo è ragionevole aspettarsi che un uomo di penna fluida e concreta abbia prodotto un’opera più che degna di essere letta anche tre quarti di secolo dopo la sua pubblicazione da parte della storica casa editrice fiorentina Nerbini.

E anche l’intreccio ideato da un bravo e coscienzioso cronista di giudiziaria non poteva che essere stimolante anche per lettori che in questi decenni hanno divorato casi criminali più o meno estremi, offerti da una letteratura popolare esplosa con la crescita culturale degli italiani.

“Una notte di pioggia” di Renzo Martinelli riedito da Carmignani Editrice è tuttavia qualcosa di più di un interessante documento dell’editoria del tempo di guerra grazie all’originalità dello stile scelto dall’autore che è molto vicino alle sensibilità sofisticate del lettore di oggi.

Si tratta di un racconto poliziesco che tiene sospeso il lettore fino allo scioglimento finale dell’enigma, ma è anche una delicata storia d’amore, lo stato nascente di una giovane donna che prende coscienza di se stessa e dei suoi sentimenti e la descrizione della  crisi di un uomo di legge che, nell’ultima stagione della sua vita, si trova a fare i conti con un terribile errore giudiziario: la condanna all’ergastolo di un pover’uomo innocente da lui perseguita con tutte le sue capacità tecniche e retoriche. Un errore che porta con sé una scia di morte e disperazione nonché una macchia indelebile sulla sua reputazione.

Si potrebbe dunque affermare senza eccessiva enfatizzazione che Martinelli, attingendo a modelli dei migliori scrittori di quell’epoca (un nome per tutti: Francois Mauriac) ha anticipato di parecchi decenni il meccanismo del racconto popolare ibrido, nel quale si mostra in primo piano la vita privata ricca di luci e ombre degli eroi positivi, che si è affermato in tanti romanzi e serie televisive del nostro tempo.

Il procuratore del Re, il commendatore Ottavio Mauri, diventato investigatore suo malgrado su un delitto che lo ha coinvolto in modo del tutto casuale, è un uomo tormentato. Ogni suo passo è condizionato dal peso dell’errore fatto, un freno interiore che lo rende dubbioso e prudente, e dunque più umano agli occhi del lettore.

A complicare ancora di più il ruolo di detective c’è il coinvolgimento sentimentale della nipote Giuliana, alla quale Ottavio vuol bene come alla figlia che non ha mai avuto. Lei e la zia Elisabetta costituiscono “i rottami di tre famiglie diverse, coi quali il buon cuore d’Ottavio, e il suo istintivo bisogno di sentirsi intorno gente amorevole, premurosa, sono riusciti a rimettere insieme una famigliola che par quasi vera“.

Questa citazione è anche un piccolo esempio dello stile composito di Martinelli che “frequenta vari generi”, come scrive Alberto Eva, anche lui autore di racconti polizieschi nella post-fazione al volume: “Il Nostro usa le tecniche narrative a suo talento ed in base a quel che esige, nel contingente il testo; l’applicazione delle quali dà continuo movimento al testo medesimo che non tollera tempi morti”.

Per di più dotato del talento, tipico del buon giornalista, di escogitare definizioni ed espressioni che riescono a sintetizzare con immediatezza il carattere, l’emozione, la sensazione che vuole trasmettere. Ci riesce grazie anche alla ricchezza e alla creatività della lingua toscana.

Come può il lettore non toscano penetrare certe espressioni tipiche del toscano? Niente paura, Eva si è posto il problema e ha corredato il testo di un divertente glossario che aggiunge interesse e piacevolezza a quella che si prova nella lettura del racconto.

Renzo Martinelli è stato un esponente di un’era del giornalismo che è finita da tempo. Cronista cresciuto in redazione partendo dalle brevi  di cronaca nera, si è costruito una professionalità che lo ha portato come inviato speciale sul fronte della prima guerra mondiale e poi in tanti Paesi di quel che un tempo si chiamava terzo mondo. Di recente sono state raccolti in volume le sue corrispondenze di guerra (Dietro la linea del fuoco, Firenze 2015) e una scelta di articoli giornalistici (Il popolo di Firenze e altre cronache, Firenze 2016).

Non perdetevi per nessuna ragione gli ultimi due capitoli del libro anche se a quel punto già saprete che cosa è veramente successo in quella notte di pioggia. Per la loro intelligente originalità basterebbero da soli a darvi una prospettiva nuova su come si confeziona un finale nei prodotti della letteratura popolare.

 

 

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