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Cinque danze contro la violenza

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Firenze - Mercoledì 22 novembre, alle 21, al Teatro Puccini di Firenze andrà in scena lo spettacolo “Cinque danze contro la violenza”, una serata speciale organizzata dalla Lyric Dance Company in collaborazione con i Quartieri Centro Storico, Isolotto Legnaia e Rifredi del Comune di Firenze. Sarà compito della Lyric Dance Company di Alberto Canestro innescare, con la potenza dell’arte e l’emozione della danza, la riflessione sul tema della violenza di genere in occasione della “Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne”, che sarà celebrata in tutto il mondo il 25 novembre.

Non è nuovo all’impegno sociale Alberto Canestro che, infatti, ha sempre incentrato la sua opera coreografica e la Direzione artistica della sua Lyric Dance Company intorno all’esaltazione della figura femminile.
Portano la sua firma, infatti, gli intensi ritratti in danza di donne come le tre pittrici celebrate in “Artemisia, Tamara e Frida”, dedicato ad Artemisia Gentileschi, Tamara de Lempicka e Frida Khalo o “Callas”, in onore della grande soprano o il più recente “Romeo e Giulietta”.

Il pubblico avrà modo di immergersi nelle atmosfere rarefatte ed eleganti -  tipiche dello stile del coreografo che si ispira ai maestri del neoclassico – che ben riescono a mostrare l’animo ferito delle vittime e il dramma interiore di uomini incapaci di vivere in maniera sana l’affettività, per un erroneo condizionamento culturale o per esperienze familiari patologiche.

“La mia ispirazione è stata nuovamente guidata da figure di donne, di artiste che hanno lasciato un contributo indelebile nella pittura e nella musica – spiega  Alberto Canestro – eleggendole per questo spettacolo a simbolo del riscatto femminile sulla violenza. Con le loro opere e il loro vissuto Artemisia Gentileschi e Frida Khalo hanno mostrato di saper reagire con coraggio a un destino violento; la voce inconfondibile di Edith Piaf evoca, invece, memorie dolenti di un’esistenza fragile e troppo sensibile, piegata dalla vita. La poesia del gesto danzato da corpi narrativi, sublima la memoria di violenze subite, abusi fisici e psicologici, dignità negate, stigmatizzandoli nell’essenza del ricordo”.

L’unica via d’uscita è nella capacità di dialogare rispettando la libertà dell’altro, sembra concludere Canestro che, per questo lavoro, ha anche svolto un intenso training sulle emozioni con i suoi danzatori. L’essenza del movimento, specie in riferimento a tematiche così drammatiche, infatti, implica necessariamente un lavoro profondo di scavo interiore, indispensabile per riempire il gesto di significato.

 

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