Biancaneve e i tre nani e mezzo: una favola “noir” | StampToscana
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Biancaneve e i tre nani e mezzo: una favola “noir”

biancaneve

C’era una volta tanto tempo fa, un bambina di nome Biancaneve tanto ripugnante da essere snobbata dal padre ed a portare al suicidio la madre ormai in depressione. Così fu affidata ad una signora molto cattiva chiamata Regina, o almeno così credeva Biancaneve, visto che in realtà si trovava in un manicomio svizzero in provincia di Como.

Regina stava sempre nella sua stanza a chiedere cose al suo grande informatore, ovvero Internet Explorer, quindi ci stava tutto il giorno per aver cercato ‘Google Traduttore’… ma non cincischiamo, riprendiamo la storia: Biancaneve aveva strappato i capelli a un’infermiera per cui Regina voleva sedarla ma lei, scema com’era, si era messa a ballare il ballo del QuaQua. Durante quella notte Biancaneve scappò, forzando la serratura con i cetrioli del pranzo, e si mise nel bosco a strappare il cuore dei cinghiali, perché se uccideva i cervi arrivava il WWF a farle una multa. Regina mandò dei poliziotti a cercare la ragazza pazza.

Ma, su ventitré poliziotti, ne ritornarono indietro solo due, perché Biancaneve gli aveva lanciato i cuori di cinghiali, famosi per essere incredibilmente duri. Così la ragazza pazza si ritrovò in una strana casetta ed entrò sbattendo la porta e imprecando in serbo. Si sedette sul divano e disse tutto l’alfabeto sbuffando, ma non si ricordava cosa c’era dopo la F quindi si guardò attorno e scorse tre piccoli bambini e un paio di gambe che la guardavano impauriti.

“Cosa avete da guardare piccoli nani mocciosi ?” Disse lei con un tono gentile.
Biancaneve andò a farsi una doccia, a preparare la pizza con ananas e fagioli e quando tornò il nano gli rispose: “La GaNg nOn Si inFaMa” Biancaneve, col suo grande intelletto da termosifone spento, si rese conto che i tre nani e le gambe avevano dei seri problemi psicologici.
“Come vi chiamate **********?”
“iO soNo GioBertO, LuI è Pier Maria Gianduia, questo E’ VaNiglIo e qust A QuI è BeRnArDa”

Biancaneve guardò Bernarda di traverso, poi si stese sul divano e iniziò a dormire.
Il giorno dopo si svegliò e sul frigo c’era scritto :
“Noi siamo a lavoro, ci sono le lasagne di scoiattolo in frigo. baci, Bernarda”
Così Biancaneve prese le sue deliziose lasagne e le buttò nel cestino.

Dopo poco arrivò un marocchino e Biancaneve decise di comprare le All Stars tarocche da 5€.
Ma in realtà, quel Marocchino così simpatico, era stato mandato dalla regina che cercava di uccidere Biancaneve. Infatti, nelle All Star c’era uno speciale acido invisibile, ma Biancaneve usò le scarpe come porta patatine e l’acido non funzionava più se messo in bocca, quindi si salvò (purtroppo).

Così il marocchino ritornò e questa volta le rifilò un CD di Gigi D’Alessio, spacciandolo per Ligabue, così ascoltandolo sarebbe morta dallo schifo.
Ma neanche questo funzionò perché Biancaneve usò il CD come giavellotto per uccidere i cerbiatti.
Così il marocchino decise di andare un’ultima volta davanti a Biancaneve e regalarle una pera (la mela no perché c’è l’olio di palma ovviamente).
Biancaneve morì per il veleno dentro il frutto, accasciandosi sul divano in stile drammatico.
Quando Gioberto, Pier Maria Gianduia, Vaniglio e Bernarda tornarono da lavoro trovarono tutti gli animali della foresta a picchiare Biancaneve per vendicarsi dei suoi maltrattamenti, e a loro si unì subito Bernarda.

Gli altri nani, non sapendo bene cosa fare la misero in un cartone e la lasciarono nel bosco.

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