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Simply The Best, Tina Turner (1991)

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E’ davvero “the best”, la migliore, Tina Turner, 78 anni, cittadina svizzera, che in questi giorni presenta Awakening beyond, svegliarsi al di là, un doppio album di canti legati alla spiritualità buddhista. Non è la migliore in assoluto della storia del pop rock, ma sicuramente è il più straordinario modello di resilienza, caduta e rinascita, che possa essere mostrato dalla grande tradizione di uno dei principali generi musicali del Novecento: “La cosa importante non è quando si cade, ma quanto tempo ci si mette per rialzarsi”, disse una volta Joe Biden, il vice di Obama.

La storia di Tina è quella di una donna tormentata, maltrattata e offesa dal marito Ike Turner, con il quale aveva dato vita a una coppia che aveva conquistato un posto di rilievo fra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ‘70 nel mondo del r’n’b’.  Non potendone più, Ann Mae Bullock, in arte Tina Turner, decise di lasciarlo affrontandone con coraggio le conseguenze:  fine di un sodalizio di successo, crisi economica, diffidenza e emarginazione da parte del mondo dello show biz.

Solo all’inizio degli anni ’80 riesce a ripartire puntando decisamente verso il pop rock. La svolta avvenne con l’album Private Dancer (1984) dal quale fu tratto il singolo What’s Love Got To Do With It, che sale al primo posto nelle classifiche Usa e la rilancia al livello internazionale. Fino al grande successo di Simply The Best dovuto anche al film che racconta la sua storia.

Da allora Tina è entrata nel firmamento delle grandi star grazie soprattutto alle sue esibizioni dal vivo, vere e proprie esplosioni di energia di femminilità, bomba sexy, ma dietro l’apparente aggressività piena di un’umanità forte e consapevole, una strana e contraddittoria dolcezza, quale matura solo chi ha potuto sopravvivere alle sofferenze e ha vinto la battaglia della vita.

Ora la sua storia è diventata un  musical, Tina, che andrà in scena in prima a Londra nel prossimo aprile. Intanto lei ha unito la sua voce con quella  di donne di sei paesi “alla ricerca di un unico suono che ci sollevi dalla sofferenza verso qualcosa di più alto”, come ha detto in una recente intervista a Repubblica.

 

 

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