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America

L’America è reale, tangibile quanto immaginaria.  Perché non ha una sua oggettività: è ciò che è percepita. Non c’è un immaginario collettivo degli Usa (che comunemente chiamiamo America, alla faccia di tutti gli altri a nord e a sud). Ognuno può prenderne un pezzetto, quello che gli aggrada, che conferma i propri pregiudizi o le proprie aspirazioni. Infiniti confronti con l’America si fanno  su costumi, politica o statistiche. Ognuno per corroborare le tesi preferite.

Quello sì che è un paese all’avanguardia, mica noi: tanti stati hanno legalizzato le droghe leggere a scopo ludico. Si è vero, ma c’è ancora il Ku klux Klan, e in uno stato c’è perfino un obbligo a tenere armi in casa, pena una sanzione. Visto che belli i processi? Poche chiacchiere e si arriva a sentenza…  E’ vero, c’è anche la più alta percentuale al mondo di gente in galera.  E’ la terra dell’uguaglianza e delle opportunità. Giusto, magari un po’ meno per le minoranze (fino a quando?) etniche. Ma se è arrivato anche un presidente  afro americano per otto anni. Innegabile. Seguito da un altro che non importa descrivere.  Un paese delle libertà, anche quella di tenere armi in base al secondo emendamento della Costituzione. E infatti in dieci anni i morti assassinati con armi da fuoco, suicidi e incidenti sono quasi 350 mila. Una bella repubblica presidenziale dove  il popolo elegge il presidente che comanda. Sembra vero ma non è così, tanto che Trump è stato eletto con 3 milioni di voti in meno della Clinton, perché a eleggerlo non è stato il popolo. Così come talvolta si descrivono certe nazioni, con la caratteristica del calabrone  (anche l’Italia ha subito questo paragone): dal punto di vista aerodinamico non dovrebbe essere in grado di volare, eppure lo fa. Anche gli Usa con tante stranezze dovrebbe subirne gli effetti negativi….

Una terra dove durante il proibizionismo, diciamo tra il 1919 e il ’33, c’era in Campidoglio un apposito ufficio per smerciare alcolici ai parlamentari. E quando il presidente Wilson andò via, ci vollero dei camion per trasferire la sua cantina. Senza dimenticare gli speak-easy  dei quali tutti conoscevano l’ubicazione.

D’altra parte gli stessi abitanti  di quei 50 stati affermano che  sono molto ben consapevoli  delle loro bizzarrie sociali economiche e istituzionali, tanto da coniare una espressione che non lascia spazio a altre alternative: Love it or leave it

Per molti l’America è la terra del bene e della libertà, per tanti altri la terra dell’ingiustizia e del pregiudizio. Con una dichiarazione di indipendenza bellissima, che non ha impedito che per secoli proseguissero infamie che quella dichiarazione escludeva.  Quindi si afferma che è la terra delle contraddizioni, ed è in quelle che si cela e si mette in evidenza nel contempo il pregio fondamentale di questi 50 Stati. Dando forse così ragione a Eraclito che vedeva nelle contraddizioni un unico disegno, un unico pensiero che lega tra loro le contraddizioni o quelle che appaiono tali.

Negli anni ’70 l’omosessualità era ancora definita una devianza mentale , e tuttavia per decenni la più potente organizzazione poliziesca (Fbi) , fu governata col pugno di ferro da un uomo innamorato di un altro uomo, che aveva nominato suo vice e al quale aveva poi lasciato pure l’eredità. E ora giacciono uno accanto all’altro.  E dove un padre della patria come Abramo Lincoln conviveva con un capitano di cavalleria. Oppure la amatissima Eleonor Roosvelt aveva una vita propria in uno chalet con due intime amiche, mentre il marito si consolava con la segretaria. Un grande uomo e una grande donna come sanno gli americani. Un sistema democratico fondato sull’idea di libertà, troppo spesso amico stretto di regimi autoritari. Un luogo che ha dato origine ai figli dei fiori e al maccartismo, agli stereotipi femminili post guerra e alla rivoluzione sessuale.

Con un presidente  che afferma che non esiste il problema dell’inquinamento, pur essendo a capo del secondo paese inquinatore al mondo. Un mondo che si vanta del proprio liberismo economico, dove però ogni grande sforzo economico è sempre stato frutto dell’apparato pubblico, con investimenti, armamenti e spazio e informatica. Senza dimenticare i salvataggi delle banche o delle grandi imprese. Dove si sono sempre frapposti ostacoli agli uomini e le donne di colore, ancora oggi oggetto di discriminazione, ma da sempre con l’orgoglio  per gli sportivi o  per gli artisti di colore  a stelle e strisce.

Spessissimo si indica l’America come la patria della meritocrazia, dove ciascuno può farsi strada con impegno e volontà: eppure nemmeno nei regimi imperiali ci sono tante dinastie , perfino presidenziali. Difficile immaginare il tutto come frutto del caso o della selezione meritocratica.

Questa evidente convivenza degli opposti è un danno, una qualità o solo un elemento ininfluente? La risposta è difficile che sia semplice e precisa,  banale e evidente. Certo ci si può salvare come quando i politici in difficoltà sentenziano: “Il problema è complesso”. Come se gli altri fossero tutt’altro. La complessità è nel macrocosmo e nel microcosmo, e la forza  per cercare di capire non è sempre a disposizione, specie per chi aspira alle semplificazioni più spinte. La cosa curiosa è mentre   la complessità cresce, c’è una tendenza all’argomentare semplicistico, alla soluzione spiccia, del tipo “saprei io come fare”. Un tempo era una  tesi da tavolino da bar in una serata oziosa, ora invece è divenuta parte fondamentale di molti programmi politici, almeno sulle due sponde dell’Atlantico. E quindi anche la comprensione delle contraddizioni viene quasi ignorata, o comunque mal tollerata. E il massimo della semplificazione è nello schieramento: o con me o contro di me, o filo o contro. E bisogna ammettere che gli Usa hanno una lunga tradizione in questa logica. In fondo anche comprensibile, perché la complessità è tale  da spingere a cercare il consenso con la banalità indimostrata, magari indicando un nemico al quale assegnare tutte le colpe. Come è costume di tanti predicatori, professionali o improvvisati, che  indicano un qualche vizio o una qualche colpa da estirpare per risanare la terra di Dio. In simbiosi , seppure opposta, con i predicatori estremisti  fanatici che provano a richiamarsi alla fede Islamica. I sostenitori degli eccessi ideologici religiosi hanno sempre bisogno di appellarsi a un giudice supremo, al quale però parlano solo loro, e del quale solo loro conoscono i voleri.

Questa è l’America, cioè gli Stati Uniti. Grandi slanci e meschini pensieri, generosità e avidità, voglia di pace e la tendenza a guerreggiare, raffinata giustizia e evidenti ingiustizie Una nazione che comunque tende  a spingerti su una sponda o sull’altra del fiume della vita. Perché troppo faticoso navigare nel mezzo con un percorso coerente. Bisogna studiare, capire,  giudicare poco, raccontare tutto, avere la mente serena e la voglia di diventare migliori con la conoscenza. Aspirare alla sapienza piuttosto che alla potenza. Troppo faticoso. Forse il mondo si arresterebbe, perché procediamo tutti per incoerenza e contraddizione in un ciclo continuo.

L’ideogramma cinese del termine contraddizione è il connubio tra altri due: lancia e scudo. Pare che sia nato così a seguito di un fabbricante di armi che si vantava di avere prodotto una lancia capace di perforare tutto, e uno scudo impenetrabile. Ma qualcuno ebbe la faccia di chiedere: ma che succede se i due pezzi si scontrano?  La risposta arrivò presto: sia l’uno che l’altro si spezzarono.  Così come avviene nelle vicende umane. Basta aspettare il  tempo e la storia. E il risultato sarà identico. Un po’ prima o un po’ dopo.

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