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L’evoluzionista Pievani: “Entriamo nella sesta estinzione di massa del pianeta” Ambiente, Cultura, Opinion leader

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Firenze -  “Stiamo entrando nella sesta estinzione di massa del nostro pianeta: i cambiamenti climatici sono già ad un punto di non ritorno”. La conferenza sul clima di Parigi del 2015 si era data l’obiettivo di contenere il riscaldamento del pianeta entro 1,5°. Ebbene oggi, a solo due anni di distanza, “siamo già arrivati a +0,9°”. Telmo Pievani, evoluzionista dell’università di Padova, aggiunge: a metà di questo secolo le migrazioni indotte dal clima impazzito riguarderanno 250milioni di persone. Pievani ha anticipato i risultati di un report internazionale che verrà presentato a maggio 2018. E con la spietata lucidità dello scienziato anglosassone ha spiegato il futuro del globo di fronte ad una platea attonita, allo Stensen, intervenuta per ascoltare un nutrito gruppo di relatori sul tema: Verso la metà del secolo un’Italia più piccola? L’appuntamento era organizzato da Neodemos, associazione che da un decennio si dedica alla divulgazione delle relazioni fra trend demografici, società e economia.

Il report commissionato dall’Unfccc (la convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) al Panel di scienziati internazionali (Ipcc) aveva l’obiettivo di misurare l’impatto globale di un incremento di temperatura (+1,5°) considerato “sostenibile” dai 195 paesi che hanno sottoscritto l’accordo di Parigi. Ma il risultato è che i processi di surriscaldamento stanno subendo un’accelerazione incontenibile.

“L’evoluzione è un processo non lineare, con momenti di accelerazione. Le catastrofi della storia del globo sono state un motore dell’evoluzione”. Ci sono state cinque grandi estinzioni di massa. L’ultima è quella che viene studiata a scuola e coincide con la fine dell’era dei dinosauri. Oggi ritroviamo tutti gli ingredienti di quelle “tempeste perfette”. Accelerazione delle dinamiche climatiche; cambiamento della composizione dell’atmosfera; forte stress ecologico. “Ci stiamo rapidamente avvicinando alla soglia della sesta estinzione di massa”. Qualcuno addirittura tende a retrodatare l’inizio del trend al 1945, con la prima esplosione nucleare. “E’ la prima volta che accade nell’evoluzione della specie”. Fenomeni come il crollo della biodiversità, gas serra, deforestazione, spoliazione delle risorse naturali, trasformazione del clima hanno ormai andamenti esponenziali. “L’homo sapiens è una categoria “autominacciata” perché sta distruggendo l’ambiente che ne ha reso possibile l’esistenza”. Si noti bene, ci estingueremo noi, specie egemone sulla terra, ma la biosfera fortunatamente continuerà indisturbata a esistere e a “congegnare” nuovi processi evolutivi.

Ci sono soluzioni o la strada della catastrofe è già segnata? In America, all’università di Harvard, gli scienziati hanno elaborato varie simulazioni. Risultato: il mantenimento dello status quo (attenzione, non una regressione dei processi) sarebbe possibile se solo smettessimo di devastare il 50% del globo terracqueo. Obiettivo purtroppo irrealistico, visto il trend e gli interessi in gioco.

Cosa accadrà in questo quadro alla piccola Italia? “Italia, Spagna, sono paesi a vulnerabilità altissima, sia per i cambiamenti climatici, sia per i flussi migratori che seguiranno alle grandi trasformazioni del clima”. Gli scienziati calcolano che 250milioni di persone saranno costrette a muoversi per fuggire da territori devastati da inondazioni o siccità. Dall’Africa subsahariana, la rotta attraverserà il Medio Oriente, arriverà in Europa, secondo itinerari antichi già percorsi dall’homo sapiens. “L’Italia per due milioni di anni è stata un ponte. Abitata da quattro specie evolutive è stata un laboratorio di diversità biologica, genetica e culturale”. La sfida dei prossimi 50-70 anni sarà quella di non subire, ma di cogliere con lungimiranza le opportunità di un processo inarrestabile. Per fare questo occorrerà una governance illuminata e élite politiche capaci. La domanda è: saremo in grado di rispondere a queste sfide? La risposta, ad oggi, sembra fin troppo facile.

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