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Urbanistica, è tempo di bilanci Ambiente

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"Non si può pensare un'architettura senza pensare alla gente", sostiene il noto architetto ed urbanista inglese Richard Rogers, che nel 1977, insieme a Renzo Piano, progettò il Centro Pompidou di Parigi. Parafrasando il motto di Rogers, potremmo dire che non si può pensare ad un'urbanistica senza pensare al territorio. Un'affermazione scontata, ma proprio per questo, spesso sottovalutata. E' con questa premessa che mercoledì 7 dicembre si è aperta la presentazione del volume "Dove va l'urbanistica?" (Aion edizioni, 2011), che raccoglie i contributi analitici e progettuali di venti urbanisti. L'incontro, tenutosi presso Palazzo Vecchio a Firenze, è stato promosso dalla lista di cittadinanza perUnaltracittà di Firenze, ed ha visto la presenza, oltre agli urbanisti Pier Luigi Cervellati e Giovanni Maffei Cardellini, anche di Daniele Vannatiello, curatore del volume, Ornella De Zordo di perUnaltracittà e Franca Selvatici, giornalista che si è occupata, nella sua lunga carriera, anche di alcune inchieste giudiziarie riguardanti interventi edilizi in Toscana. Edilizia e galera sembra essere ormai un'accoppiata vincente, tanto che Maffei Cardellini ha affermato ironicamente: "Giusto chiedersi che direzione stia prendendo l'urbanistica. Ma se dovessimo chiederci anche a che cosa porti l'urbanistica, la prima risposta che mi viene in mente è 'alla prigione'". E' un sorriso amaro quello che la frase riesce a strappare al pubblico in sala, che ha ben presente la realtà italiana, costellata di interventi edilizi sbagliati, le cui conseguenze sono pagate dai cittadini e dal territorio, diventato, come ha sostenuto Vannatiello, "un semplice supporto per la speculazione edilizia. Si assiste oggi ad un sempre maggiore distacco dalla materialità del territorio, che è semplice nella sua tangibilità, ma richiede al tempo stesso una grande capacità di progettazione ed una profonda e vera conoscenza". Ma il cattivo rapporto con il territorio non è soltanto appannaggio di urbanisti, architetti o istituzioni: ciò che manca è anche il senso della città come "bene comune" da parte dei cittadini. "Dal momento in cui è cresciuto il numero di proprietari degli alloggi, è aumentato l'interesse a tutelare la propria abitazione, ed è diminuita l'attenzione al resto della città. Chi oggi si indigna in città – ha affermato Pier Luigi Cervellati – lo fa perché hanno costruito davanti ad una sua proprietà. Dobbiamo riscoprire la città come bene comune e tutelarla da interventi di edilizia o piani urbanistici che possono snaturarne l'identità". Insomma, mi casa es tu casa…e la città è nostra. 

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