Cinema e Donne: la storia di Lorenza Mazzetti | StampToscana
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Cinema e Donne: la storia di Lorenza Mazzetti Cinema

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Firenze – Nel pomeriggio di ieri al Cinema La compagnia da segnalare il bellissimo docufilm Perché sono un genio di Steve della Casa e Francesco Frisari, sulla storia di una grande e originale artista italiana, Lorenza Mazzetti.  Nel film scopriamo che Lorenza ha una gemella, Paola. Lorenza e Paola hanno vissuto nell’infanzia una tragedia terribile. Orfane di madre, durante la Seconda Guerra Mondiale, il padre le affida a sua sorella, moglie di Robert Einstein, cugino del grande fisico Albert Einstein. Le giovani gemelle Mazzetti vengono accolte nella villa degli Einstein, vicino a Firenze, a Rignano sull’Arno. Verso la fine della guerra, i tedeschi occupano la villa e decidono di sterminare la famiglia ebrea degli Einstein, risparmiando le due sorelle. Lo zio Robert, fuggito nel bosco, sconvolto dalla tragedia, deciderà di suicidarsi. Lorenza non dimenticherà mai l’evento tragico; durante la sua vita adulta troverà il coraggio e la creatività di raccontare la sua esperienza drammatica nel famoso romanzo autobiografico Il Cielo Cade, pubblicato all’inizio degli anni sessanta, da Attilio Bertolucci per Garzanti, romanzo vincitore del premio Viareggio.

Lorenza negli anni sessanta vive nella Swinging London, lavora come cameriera e cerca di entrare nella famosa Slade School of Fine Art. Ascoltata e aiutata dal direttore della scuola, riesce ad entrare nonostante la sua vita sia difficile. Ribelle e anticonformista, realizza due film, K. e Together, che segneranno la storia del cinema moderno, diventando due capisaldi della nascente vague del cinema inglese, il Free cinema. Nel docufilm vediamo scorrere le immagini in bianco e nero dei film di Lorenza Mazzetti che mostrano la Londra povera del dopoguerra, in cui i bambini giocano però con grande gioia.

Il free cinema insorge con gli occhi infantili e poetici di una giovane artista italiana, che, con l’irriverenza del maestro Jean Vigo, scombina le regole della scuola, rubando la pellicola pur di fare il suo capolavoro. Lorenza reinventa, insieme ai suoi amici Karel Reisz, Lindsay Anderson e Tony Richardson, le regole del fare cinema con il famoso manifesto del Free Cinema.

Nella Metamorfosi di Kafka, prima opera della cineasta, vediamo irrompere un giovane personaggio che sembra voglia liberarsi dalle ombre del cinema muto dell’Europa tra le due guerre e diventare un essere umano reale.

Nel successivo film Together, due operai sordomuti lavorano e vivono nel East End di Londra, quartiere povero e ancora devastato dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Il silenzio tra i due operai nel rumore della città crea un contrappunto efficace che ci mostra l’umanità dei due uomini.

Sotto il segno di un umanesimo neorealista, si rinnova il cinema inglese, dal free Cinema al grande cineasta Ken Loach, vicino al movimento. Come ci racconta nel film il famoso attore inglese Malcom Mcdowell, Lorenza Mazzetti e il Free Cinema destabilizzano l’Establishment piccolo-borghese del cinema inglese del dopoguerra.

Nel docufilm Steve della Casa e Francesco Frisari raccolgono la testimonianza di Bernardo Bertolucci, amico e sostenitore della cineasta. Lorenza Mazzetti è anche pittrice, ha vissuto a Roma dove negli anni settanta ha fondato e diretto il Puppet Theatre, nei pressi di Campo de’ fiori: un teatro di burattini per bambini. Nello stesso tempo si è dedicata ad interpretare e drammatizzare i sogni dei bambini nelle scuole. I risultati di questo lavoro sono stati pubblicati da Guaraldi nel volume del 1975 Il teatro dell’io: l’onirodramma.

Lorenza Mazzetti, attraverso la sua vita e la sua opera, ci invita a non perdere mai la spontaneità dello sguardo e del gesto infantile: recuperare il rimosso è innanzitutto risvegliare il nostro essere bambini, per esorcizzare il dolore e testimoniare il ricordo della violenza subita.

Dal cielo cade ad oggi, la cineasta ha raccontato, attraverso la sua vicenda personale, la violenza del Nazifascismo, dalle cartoline ingenuamente inviate al Duce dalla villa dello zio Robert a quando intonava la canzone fascista Giovinezza. La macchina totalitaria del regime cercava il consenso, come vediamo nel film, in un’impressionante immagine aerea che mostra una coreografia che disegna con il movimento disciplinato dei corpi sul suolo due parole: “SALVE DUCE”.

Da segnalare, Diario londinese, edito da Sellerio, in cui si raccontano le peripezie della giovane artista Lorenza nella Londra degli anni Sessanta.

 

Foto: Lorenza Mazzetti un’immagine dal film

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