Dacia Maraini, viaggio attraverso la grande cultura italiana | StampToscana
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Dacia Maraini, viaggio attraverso la grande cultura italiana Cinema

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Firenze – Cinema e donne, domenica 12 novembre, si è concluso con un evento speciale: l’assegnazione del premio Gilda alla carriera a Dacia Maraini, che  ha incontrato il pubblico per presentare il docufilm sulla sua vita, Io sono nata viaggiando, di Irish Braschi. La grande scrittrice italiana, nel presentare il film, ha ripercorso la sua originale e creativa esperienza con la settima arte. La scrittrice fin da giovane ha infatti collaborato con i maggiori cineasti italiani e non solo, come Pier Paolo Pasolini, Marco Ferreri e Margarethe Von Trotta. Dacia Maraini è un’artista poliedrica: scrittrice, drammaturga, poetessa e sceneggiatrice. E’ un’intellettuale che ha sempre espresso il suo impegno civile e politico nella vita sociale italiana, attenta in modo particolare ai diritti delle donne.

Nel docufilm Io sono nata viaggiando Maraini si racconta, con la voce over della famosa doppiatrice Maria Pia Di Meo. Nel 2013 la scrittrice si trovava in Egitto per presentare la traduzione araba del suo romanzo, Marianna Ucria. Nel film la vediamo mentre cammina per le città egiziane, il Cairo e Alessandria, e inizia a ricordare la sua infanzia e giovinezza. Con la voce di Maria Pia Di Meo (doppiatrice di Fonda, Streep, Hepburn), ci inoltriamo nel viaggio della memoria della scrittrice che ripercorre i primi anni dell’infanzia in Giappone durante la Seconda guerra mondiale, dove fu internata in un campo di concentramento con la sua famiglia perché il padre si era rifiutato di aderire alla repubblica di Salò.

Fosco Maraini, etnologo e scrittore, decise di tagliarsi un dito per convincere l’esercito giapponese a liberarli. I Maraini si salvarono e riuscirono a tornare in Italia, dopo un lungo e drammatico periodo di paura, fame e solitudine. Con l’aiuto della famiglia della madre, Topazia Alliata, nobile siciliana, Dacia e le sue sorelle ripresero la vita normale. Negli anni giovanili, Dacia si trasferì a Roma con il padre, iniziò a lavorare e a scrivere i suoi primi romanzi. Avviò la sua carriera di scrittrice e, insieme al suo compagno – Alberto Moravia -, visse un periodo culturale intensissimo. Tra gli anni Sessanta e Settanta, con Moravia, Pasolini e Callas, intraprese grandi viaggi, dalla Cina all’Africa. Creò a Roma il Teatro della Maddalena, spazio artistico innovativo negli anni della contestazione studentesca.

Il docufilm mostra scene di finzione ricostruite (il Giappone, la Sicilia) e utilizza i Super 8 girati dalla stessa autrice trent’anni fa. E’ un viaggio nella memoria di Dacia Maraini, ma anche nella memoria storica del secolo scorso, vissuto sotto il segno dell’antifascismo, del femminismo e del pluralismo culturale, contro il totalitarismo e il colonialismo. In viaggio in Egitto, Dacia Maraini ci parla dall’altra sponda del Mediterraneo e sembra essere un faro, la portavoce di una cultura aperta al dialogo interculturale contro ogni tipo di fanatismo.

Ricco e intenso il programma nella giornata conclusiva del Festival Cinema e Donne. Segnaliamo, tra gli altri, il film Gipsofila della giovane cineasta portoghese Margarida Leitão, presente in sala. E’ ancora possibile nel mondo di oggi una relazione affettiva che unisce una nipote e una nonna, due generazioni apparentemente così distanti? Margarida Leitão decide di filmare dei frammenti di vita quotidiana con la sua nonna nella sua casa portoghese. La cineasta tratteggia con pudore un autoritratto nella casa dei nonni.

Nonna e nipote, complici e unite, costruiscono il set per girare il film nella casa. In poco tempo tutto è pronto: le luci, le inquadrature, la posizione della videocamera. Come suggerisce il titolo della sezione stessa del Festival, Segnare il tempo, il film Gipsofila sembra filmare la durata, il tempo che passa, il tempo vissuto e condiviso tra la nipote e la nonna. Al montaggio frenetico della vita contemporanea il film contrappone la relazione affettiva. Così le ansie dell’età giovanile e le preoccupazioni della vecchiaia vengono superate. Margarida e la sua nonna parlano sfogliando gli album di famiglia e così riaffiorano gli anni giovanili dei nonni. La vita umana va coltivata con cura, come un fiore, una gipsofila appunto. Se perdiamo l’amore per gli altri, restiamo soli nel tempo svuotato del capitalismo e della solitudine metropolitana.

Nel pomeriggio il Festival è proseguito con Giuliana Lai di Marilisa Piga, un’affascinante e raro ritratto di un’anziana donna sarda, meticolosa e creativa artigiana. Giuliana Lai si racconta: ama il suo lavoro artigianale e crea con la stoffa e i tessuti variegati tipi di coperte. Giuliana, sorella della famosa artista Maria Lai, da qualche anno ha perso il marito, ma nella sua bella casa in Sardegna non ha perso la vivacità e lo spirto giovanile. L’artista continua a creare le sue bellissime opere in stoffa e scrive dei libri, imparando anche ad usare il computer. Giuliana ci descrive con grande passione l’amore per il cucire, il ritagliare e lo scrivere che l’accompagnano nella sua vita.

 

 

 

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