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Il blog di Francesco Colonna
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Diario di Cannes 2017: la favola di Haynes, le verità di Vanessa Cinema

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Cannes -E’ la prima volta  che le proiezioni del festival di Cannes subiscono lunghi ritardi, non per problemi tecnici ma per rigide misure di sicurezza e controlli simili a quelli effettuati negli aeroporti. Non poche le critiche espresse dai giornalisti,  per fortuna  di poca durata perché appena spente le luci in sala, tutti si immergono nel mondo delle immagini e delle storie che scorrono sugli schermi ed è una favola moderna ciò che il regista americano Todd Haynes cerca di narrare con “Wonderstruck” il suo 11° lungometraggio, tratto da un rinomato racconto del suo coetaneo, concittadino illustratore e scrittore statunitense Brian Selznik.

A differenza del francese Aanrud Desplechin che ha inaugurato il Festival con il suo “Les Fantomes d’Ismael “ cercando di darci una favola in chiave comica, Todd Haynes riesce a delineare i contorni di una favola moderna, basata sui sogni ad occhi aperti di un ragazzino che all età di 11 anni ha perso la madre, dopo anni dalla scomparsa del padre, in condizioni non molte chiare, una sorta di viaggio nel passato per capire il presente e poterlo affrontare.

Gli eventi del film, in concorso ufficiale alla 70ma edizione del festival di Cannes, si svolgono negli anni ’30 e nel giugno del 1977  tra New York e Gunflint Lake, Minnesota.  La travagliata vita del ragazzino Ben alla ricerca del padre, si incrocia con un’altra ricerca  da parte di sua nonna Rose  della propria madre,  diventata negli anni ’30 una famosa attrice di Teatro e del cinema muto. La ricerca del ragazzino è un tentativo per conoscere se stesso, mentre la ricerca della nonna fu un tentativo di fuggire dalle rigide condizioni di vita, costretta dal padre autoritario ed incapace di relazionarsi con una figlia sordomuta.

Per trasformare i due viaggi in una specie di limbo dentro il quale vivono Rose e Ben, e per far intendere che i due potrebbero essere la stessa persona vissuta in due epoche differenti, l’autore del racconto ed il regista mettono Ben nella stessa identica condizione di sordità di Rose. Essi escogitano una notte di tempesta durante la quale il ragazzino viene colpito da un fulmine durante una telefonata e perde l’udito. 
Dopo alcune ore in ospedale,  Ben riesce a scappare dall’ospedale e si dirige verso New York alla ricerca della sua verità, munito di un segna libro che porta il nome di una libreria di un quartiere popolato da immigrati dai Caraibi. Il segnalibro è un messaggio d’amore che porta la firma di colui che potrebbe essere suo padre ed e’ in quel quartiere  che ha inizio la vera favola,  l’incrocio tra il passato ed il presente e l’incontro tra il cinema muto e quello sonoro, ed è lì che Ben ha gli incontri che  gli svelano  le sue origini.

Vanessa Redgrave, Indomabile combattente

Dopo “ Fuocoammare “ di Gianfranco Rosi, non è facile veramente per chiunque tentare di realizzare un documentario sul dramma della migrazione, quel film è stato una testimonianza unica sull’efficacia del silenzio di svelare ciò che fiumi di parole stentano di dire. 
Ma tutto ciò non ha scoraggiato una grande battagliera di diritti umani come l’ottantenne attrice inglese Vanessa Redgrave, di mettersi a capo di un gruppo di persone e andare sul campo, la dove vengono ammassati migliaia di migranti in attesa di una decisione sul loro futuro, che in molti casi tarda ad arrivare per lunghi tempi. La signora Redgrave va nei campi in Grecia, Italia, Libano e in Calais – France,  per vedere con i suoi occhi e per lanciare un grido di protesta contro l’incapacità del mondo e dell’occidente in particolare, di affrontare il dramma di milioni di persone che fuggono dalle guerre e dalle soppressioni.

Sea Sorrow “ realizzato dalla Redgrave in prima persona, dietro le insistenze del figlio Marco Gabriele Nero, non è un documentario che strizza l’occhio al critico, bensì è un documento che parla guardando diritto nell’occhio lo spettatore, portando la diretta testimonianza della stessa attrice e di molti personaggi impegnati nella lotta per il diritto d’asilo a chi fugge dalla morte.

“ Sea Sorrow “ non fa proclami e non lancia slogan, ma sottolinea alcune verità tra cui tre importanti: i bambini e i minori, che sono in migliaia nei campi, non devono subire una seconda minaccia di morte o di sparizione a causa del perdurare della loro “Residenza” nei campi di accoglienza; i migranti che arrivano in Europa non sono che una minuscola parte di coloro che sono costretti a lasciare le loro case e le loro patrie; il fenomeno migratorio non si risolve solo sotto l’aspetto di sicurezza ma facendo il possibile per fermare le guerre, riducendo le motivazioni dei conflitti in varie parti del mondo, e molte sono le guerre in cui è implicato l’occidente.

Erfan Rashid - Journalist
Foto: Vanessa Redgrave
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