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Festival dei Popoli: i fiori di Mujica, il mausoleo del disonore, Samb Modou e Mor Diop Cinema

pepe_mujica

Firenze – Presentato al festival dei Popoli, alla presenza del console dell’Uruguay, “Pepe Mujica. Lessons from the flowerbed”, di Heidi Specogna, è un documentario sul presidente uruguaiano (2010-2015), diventato famoso a livello internazionale per le sue scelte politiche innovative, oltre che per la sua filosofia di vita. Militante socialista, Mujica, ha scontato dodici anni di prigione quando combatteva contro la dittatura in Uruguay.

Nel 2010, “come in una favola”, secondo le parole di sua moglie, Lucia Topolansky, militante nello stesso movimento e poi senatrice, è stato eletto presidente dell’Uruguay e, con carisma e tenacia, è riuscito a creare una nuova cultura politica che unisce la teoria e la prassi, affrontando le questioni sociali urgenti nel paese, a partire da una critica al sistema capitalista contemporaneo. Mujica ha scelto di essere un “presidente povero” con un uno stipendio di meno di 1.000 euro, devolvendo il 90 per cento del suo reddito in beneficenza. Ottantenne, oggi continua, con la moglie, a coltivare fiori. Parla delle sue idee con sobrietà e semplicità, perché, sostiene, il lavoro manuale lo salva dall’intellettualismo.

Il lavoro, nella società capitalista, invece aliena gli uomini da se stessi e li assuefà alla merce, votandoli all’accumulo e rendendoli prigionieri del consumismo. Dobbiamo recuperare il tempo della vita e lottare contro il “mercato della felicità” propinato dalla società dei consumi e dalla globalizzazione. In nome della “civiltà” capitalista, vengono messi in crisi i valori etici ed emergono questioni sociali drammatiche, quali il problema dell’acqua, la diseguaglianza, il surriscaldamento globale.

Nel film vediamo Mujica affrontare, con serenità e fermezza, la diplomazia occidentale, le Nazioni Unite, Barack Obama e Angela Merkel, esponendo il suo pensiero politico e sociale. Attenzione nei confronti della natura contro un modello distruttivo di civiltà, “Umanità” contro “Alienazione”: il pensiero politico latinoamericano degli anni sessanta, marxista e della teologia della liberazione, che ispira Mujica, appare oggi ancora attualissimo di fronte alle sfide della società globale. Il presidente socialista sembra trovare una piena consonanza con Papa Bergoglio che proprio quest’anno Mujica ha incontrato a Roma, dopo la presentazione del suo libro, “La felicità al potere” (presentato da Roberto Saviano e Milena Gabbanelli). Per entrambi, in particolare, appare centrale il richiamo alle generazioni future e ai doveri che abbiamo nei loro confronti.

 

“If only I were that warrior”

“If only I were that warrior”, di Valerio Ciriaci, è un bellissimo documentario che ha aperto il concorso italiano del festival dei popoli. Il film racconta, con uno stile originale e innovativo rispetto ai canoni del genere del documentario storico, la vicenda della costruzione del mausoleo in onore di Rodolfo Graziani, inaugurato il 12 agosto 2012 ad Affile, dove il generale e gerarca fascista visse i suoi ultimi anni. Affile è un paese in provincia di Roma. Il mausoleo è stato realizzato con i soldi pubblici che erano stati stanziati dalla Regione Lazio per la realizzazione di un parco. Graziani, che seguì Mussolini anche nella Repubblica Sociale, è stato il responsabile di stragi sanguinarie durante la guerra d’Etiopia, dove furono usati anche gas tossici contro la popolazione civile.

Il film è composto come un mosaico, che svela allo spettatore una serie di “personaggi” che testimoniano il loro punto di vista in relazione alla vicenda della costruzione del mausoleo. Le testimonianze sono aperte e chiuse dalla voce di una donna etiope immigrata in Italia che, pur partendo da una situazione personale difficile, si è impegnata nella lotta contro il mausoleo. La donna connette subito la vicenda con la situazione degli immigrati etiopi nel nostro paese, un paese giudicato ostile. Altre testimonianze, fra Italia ed Etiopia, mostrano la persistenza del fascismo nell’Italia di oggi.

Gli etiopi, vittime di questo attacco alla memoria storica, che celebra l’autore di alcuni dei peggiori crimini del colonialismo italiano, si sono attivati anche attraverso un’associazione internazionale, Alliance for Justice. Al loro fianco si è schierato anche un italo-americano, figlio di genitori immigrati negli USA. Le informazioni storiche ci vengono mostrate nel film tramite interviste a storici, un italiano dell’Archivio di Stato Centrale di Roma, e un inglese, Ian Campbell, noto per i suoi studi sul colonialismo italiano durante la seconda guerra mondiale.

Nella seconda parte del film, il protagonista è Affile: da una parte alcuni abitanti che, con il sindaco, difendono il mausoleo, dall’altra un piccolo gruppo antifascista che collabora con alcuni etiopi e con l’Anpi. Questi ultimi ci vengono mostrati uniti in una manifestazione organizzata in occasione del 25 aprile, nella quale tornano a denunciare il mausoleo. Luca Zingaretti, divenuto governatore del Lazio, ha bloccato i finanziamenti, ma la questione non è ancora chiusa.

Valerio Ciriaci, giovane autore che vive tra l’Italia e gli Usa, era presente in sala con la sua équipe. Il film, realizzato grazie al crowdfunding, ha ottenuto il sostegno del Centro Primo Levi. Ciriaci va al di là del genere del documentario storico, spesso costruito solo su fonti storiografiche e con interviste a specialisti, per fare affiorare un inconscio culturale del nostro paese, in cui il fascismo e le sue nefandezze sopravvivono e anzi, come nel caso del mausoleo a Graziani, giustificano la costruzione di luoghi commemorativi volti a rovesciare la memoria storica dell’antifascismo e a celebrare il negazionismo.

 

Domenica 29 novembre, Odeon “Matinée Senegal”

Nella organizzata all’Odeon sono stati proiettati due documentari di Malik Nejmi: “Firenze 1990” e “I morti non sono morti”.  In “Firenze 1990”, il regista dopo molti anni, nel 2015, compie un lavoro di montaggio utilizzando l’archivio dello storico fiorentino Roberto Bianchi, per mostrare la manifestazione, durata alcuni giorni, nella quale la comunità senegalese protestò, con uno sciopero della fame in Piazza San Giovanni. Una voce narrante racconta la sofferenza dei senegalesi. Le immagini ripercorrono quei giorni: la manifestazione, lo sciopero della fame, la violenza razzista contro i “neri”. Il film mostra alcuni giornali del 1990 e le richieste di aiuto rivolte alle autorità comunali. Il montaggio mette in evidenza la difficoltà di integrazione, l’esclusione sociale.

Ne “I morti non sono morti” il regista mostra invece l’intensa commemorazione con la quale la comunità africana ha ricordato Samb Modou e Mor Diop, uccisi, in piazza Dalmazia nel 2011, da un neofascista. Il film alterna le immagini delle preghiere nella moschea, a quelle della manifestazione contro l’omicidiocon la quale la comunità africana ha ricordato Samb Modou e Mor Diop, uccisi, in piazza Dalmazia nel 2011, da un neofascista.

L’artista Malik Nejmi, con un linguaggio visivo sperimentale, compone due opere che oggi, di fronte ai drammatici eventi internazionali appena occorsi, come ha detto la direttrice dell’Istituto francese, Isabelle Mallez, permettono di riflettere sul razzismo e sull’ignoranza diffusa delle culture e delle religioni non occidentali. Durante la Matinée Senegal, presenti Nejmi e Bianchi e il direttore del festival Alberto Lastrucci, si è sviluppato un appassionante dibattito: lo storico Bianchi ha ricordato gli eventi della manifestazione del 1990 ed è stato sottolineato quanto oggi sia importante non demonizzare lo straniero, conoscere il punto di vista degli altri popoli, la loro cultura e religione, che, come nel caso di quella musulmana, è depositaria di pace e dialogo.

Foto: Pepe Mujica

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