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In bici senza sella: sette scene di ordinaria precarietà Cinema

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Pistoia – “In bici senza sella”, è un film italiano. E già il titolo la dice lunga sul senso che vuole dare, perché pedalare in bicicletta senza sella senza dubbio è doloroso, e se anche si riesce ad arrivare al traguardo, alla meta, come si arriva ed a quale prezzo?

Questa è la metafora del titolo di questo film, che vuole denunciare di fatto, attraverso vari episodi, detti “ Corti”, la situazione di emergenza ormai permanente che riguarda la precarietà lavorativa giovanile.

Racconti paradossali, diciamolo, esagerati nel contenuto, ma rispecchianti in larga misura di ciò che oggi rappresenta il mondo del lavoro, specie per i giovani, ma anche oltre. Anzi, sarebbe interessante farne un secondo ( chissà…) per trattare la visione degli Over, che per vari motivi si trovano improvvisamente per strada, con ancor più minori tutele.

Sono sette i registi esordienti che hanno realizzato questi “ Corti” a tema, che rappresentano, con amara ironia, e drammaticità, l’oneroso e difficile percorso a ostacoli per chi ambisce al “posto fisso”. La trama è questa: sette giovani protagonisti affrontano l’implacabile quotidianità della lotta per il proprio futuro, inventando nuove ed estreme forme di sopravvivenza. Acrobazie senza esclusione di colpi alla ricerca della stabilità economica. Disposti a tutto, pur di poter averla. Gli episodi sono di durata variabile (10‐20 minuti) che lasciano indubbiamente licenza di ridere e/o piangerci sopra.

“In bici senza sella” è un film di genere commedia nato nel 2016, diretto da sette registi emergenti: Giovanni Battista Origo, Sole Tonnini, Gianluca Mangiasciutti, Matteo Giancaspro, Cristian Iezzi, Chiara De Marchis, Francesco Dafano.  Uscito nei cinema italiani il 3 novembre 2016, oggi lo troviamo in programmazione su Sky Prima fila.

“In bici senza sella”, co-prodotto dall’attore premio Oscar Colin Firth, viene definito dalla critica “brillante e divertente”. Vincitore del prestigioso TORONTO INDIPENDENT FILM AWARD e presentato al Festival del Cinema di Roma, è rimasto nelle sale per  ben 7 mesi, lottando con i blockbuster americani fino a maggio 2017.

Una considerazione: questa è la realtà del precariato, la nostra realtà, dai risvolti tristi ed a tratti persino drammatici. Un film “denuncia”, più documentario che opera filmica, di ciò che oggi vive chi si immette nel mondo del lavoro. Ecco perché servono sempre più maggiori tutele, investimenti e aiuti alle aziende. Ecco perché le lotte per le dimissioni in bianco alle donne, che arrivano addirittura a fingere una bulimia ( un paradosso, come in questo film) pur di non venir licenziate. Tanti gli intrecci ed i temi che ruotano intorno a queste storie, tutti importanti.

A tratti commovente, a tratti ironico. Di fatto sconvolgente. Un plauso alla grande Emanuela Mascherini, la “nostra fiorentina” che interpreta magistralmente Laura, la ragazza che finge la bulimia per nascondere la gravidanza.

Diplomata in recitazione presso il Centro sperimentale di cinematografia, fin da adolescente lavora come attrice in teatro e  televisione. E’ stata diretta fra gli altri da: Francesca Archibugi, Matteo Oleotto, Duccio Chiarini, Claudia della Seta, Edoardo De Angelis, Riccardo Donna, Antonello Grimaldi, Tiziana Aristarco, Marco Limberti, Robert Carsen, Anthony Lamolinara. Laureata in scienze politiche, teorie e tecniche del linguaggio cinematografico, nella vita si cimenta anche nella scrittura. La sua produzione narrativa si caratterizza per l’attenzione e la ricerca espressiva sull’identità femminile scevra da stereotipia e il rapporto uomo-donna, in quanto “esperta nella valorizzazione delle differenze di genere”, e sui temi legati alla contemporaneità. Il suo ultimo libro  “Alice senza Meraviglie “ (ed. Pendragon 2016),ricalca proprio la storia di una donna che, uscendo da un a lunga relazione, si trova ad imbattersi con il mondo da single. Ma il mondo, nel frattempo, è cambiato.

Tutti belli i ” corti, intensi ed a tratti esasperati, ma il suo ( non me ne vogliano gli altri) forse perché donna, e perch noi donne sappiamo bene che dobbiamo lottare due volte, mi ha davvero commosso. E vorrei dedicargli questi versi, di Pablo Neruda, certa di arrivarle al cuore, conoscendola. “ Nascere non basta. È per rinascere che siamo nati.Ogni giorno.”

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