Intervista a Vittorio Storaro, cinematographer, “gestore della luce” | StampToscana
energee3
logo stamptoscana
thedotcompany
blog words
Il blog di Francesco Colonna
Voltagabbana

Intervista a Vittorio Storaro, cinematographer, “gestore della luce” Breaking news, Cinema

vittorio storaro

Firenze –  “La rivoluzione digitale nel cinema è una grande messa in scena. Certo il progresso non si può fermare, ma non possiamo sempre essere legati alla tecnica e agli automatismi”. Così Vittorio Storaro, cinematographer, alias autore della fotografia nel cinema, nel corso della cerimonia che ieri lo ha incoronato Premio Fiesole ai Maestri del Cinema 2017.

Storaro, tre volte insignito con la statuetta Oscar, ha spiegato il perché si fa chiamare “cinematographer” invece che direttore della fotografia, come comunemente si utilizza nel mondo del cinema.
“Sul set il direttore è uno solo, il regista, non ci sono altri direttori. Da un certo punto di vista la critica ha sempre pensato che la mia posizione sul questa precisazione fosse arrogante e presuntuosa, invece è esattamente il contrario: l’unico direttore durante le riprese è il regista. Io sono l’autore della fotografia, il cinematographer, in italiano “cinemato/grafo che non è lo spazio, il luogo della proiezione, parola che deriva dal francese ‘cinematograph’, così è stato con Bertolucci, con Coppola, con Saura, con Warren Betty e ora con Woody Allen”. Generoso, appassionato, consapevole del suo ruolo e della sua importanza, Storaro ha applaudito l’iniziativa fiesolana che per la prima volta riconosce ufficialmente l’importanza di chi affianca il regista nella lavorazione del film. Che sia lo scenografo, il costumista, il musicista, il montatore. “Il nostro ruolo nel cinema – ha spiegato ancora Storaro – è la gestione del linguaggio della luce, e ha la stessa potenza delle parole in un romanzo e delle note in uno spartito musicale”.

Storaro lavora per il cinema, per la televisione (“se mi offrono una serie tivù non mi tiro indietro, le novità sono importanti, amo le sfide, la sperimentazione,  come le sfide, il lavoro con Allen è un po’ anche questo”)  ma anche per l’ambiente urbano. Lo ha fatto a Roma ai Fori imperiali e al Campidoglio, lo farà prossimamente anche a Firenze: “Sì, su indicazione dell’Opera del Duomo, stiamo lavorando per illuminare l’interno del battistero. Sarà una nuova lettura dello spazio. Dovrete vederla per capirla. Le parole ora sarebbero insufficienti. Sarà un lavoro che porteremo a termine solo quando sarà finito il restauro”.  Tra le curiosità Storaro ha detto che a suo tempo rifiutò “Kill Bill” di Tarantino per “divergenze artistiche sul formato video” e infine, parlando dei suoi prossimi progetti, ha dichiarato: “Sto lavorando con Woody Allen per il suo nuovo film, sarebbe il terzo che giro con lui”. La serata fiesolana si è chiusa con la proiezione di Apocalypse Now. Il capolavoro dei capolavori. Il film della vita. Una miniera senza fine di storie, racconti, aneddoti, una lavorazione monstre durata cinque anni. Storaro ha molto da raccontare. Prima, dopo, durante. Il tempo è finito. Il Maestro ringrazia, per lui questo riconoscimento è come un Oscar: “Da ora nel mio lavoro, nella mia professione, ci saranno due momenti fondamentali: un prima e un dopo Fiesole”. Una cesura creativa che restituisce alla manifestazione, organizzata dal Comune insieme ala Sindacato nazionale critici cinematografici, la posizione che in tanti anni di storia le compete, in termini di studio, di approfondimento e conoscenza della storia della settima arte.

 

Print Friendly


Translate »