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Middle East Now: Oslo Diaries, a un passo dalla pace in Palestina Cinema

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Firenze – Al Cinema la Compagnia è stato presentato Oslo Diaries, l’emozionante documentario diretto da Mor Loushi e Daniel Sivan. Una ricostruzione storica dei retroscena degli accordi di pace di Oslo del 1992. Gli accordi segreti tra Israele e Palestina, per stabilire un reciproco riconoscimento e il ritiro di Israele dalla striscia di Gaza e da Gerico, vengono orchestrati dal governo israeliano e dall’ Olp, con il fondamentale contributo di due giovani professori israeliani.

La vicenda diplomatica e la trama storica sono ripercorse nel film attraverso interviste ai protagonisti degli accordi, filmati di archivio e il riferimento ai diari personali dei protagonisti. I protagonisti degli accordi di pace sono alcuni esponenti del governo israeliano, in particolare Yitzhak Rabin e Shimon Peres, e alcuni esponenti dell’OLP, in particolare Yasser Arafat e Abu Ala.

Oslo Diaries rivela, con un significativo pathos narrativo, la capacità e il grande impegno etico di entrambe le parti in causa, impegnate a raggiungere un accordo di pace. Il processo di pace è continuamente minato dagli attacchi terroristici e dai fanatismi di entrambe le parti. Il film ci mostra anche le tappe successive ai patti segreti di Oslo del 1992, in particolare l’accordo formale avvenuto a Washington, alla presenza del presidente americano Clinton, nel settembre del 1993.

Mentre viene annunciata la dichiarazione dei principi sulla Autonomia Palestinese, le mani del capo del governo israeliano Rabin e del capo dell’OLP Arafat si incontrano, simbolo dell’insperata pace. Sebbene il processo di pace sembri essersi consolidato, durante il 1995, gli attacchi terroristici di Hamas mettono in crisi le relazioni diplomatiche. Nonostante tutto, nel settembre dello stesso anno, viene siglata a Taba la storica intesa tra Israele e Arafat che riguarda l’estensione dell’autonomia palestinese alle più importanti città della Cisgiordania.

Il 1995 avrà però un esito nefasto per le sorti del processo di pace: viene ucciso il capo del governo laburista Rabin, da un estremista della destra israeliana. Nel documentario, l’omicidio di Rabin diventa il momento culminante di un conflitto irrisolto: un grande uomo politico e di pace viene colpito dal violento risorgere dell’estremismo religioso ultraortodosso. Dopo la morte di Rabin, il processo di pace non troverà mai più una leadership in grado di ereditarne il carisma. Prima Benjamin Netanyahu, poi Ariel Sharon dissolveranno il lavoro diplomatico di Rabin ed emargineranno la corrente laburista di Peres. Tra gli anni Novanta e gli anni Duemila Shimon Peres cercherà di mantenere vivo, insieme ad Arafat e Abu Ala, il dialogo di pace, ma, purtroppo, i fanatismi di entrambe le parti avranno il sopravvento.

Oslo Diaries traccia un percorso nella memoria storica del conflitto israelo-palestinese, mettendo in evidenza la fondamentale importanza, di fronte alle guerre e ai fondamentalismi, dell’impegno dei politici animati da un senso di giustizia e tolleranza. Come ci dice Shimon Peres nella sua ultima intervista prima di morire nel 2016, nelle guerre non ci sono né vinti né vincitori, ma solo delle vittime. Oslo Diaries, visto nel 2018, sembra riferirsi a un’epoca lontana. Quegli ideali sembrano tramontati. Gli accordi sono stati continuamente messi in discussione e Hamas e i falchi israeliani hanno schiacciato la società israeliana e quella palestinese.

 

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