Spazio Alfieri: il burlesque di Fiona Gordon e Dominique Abel | StampToscana
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Spazio Alfieri: il burlesque di Fiona Gordon e Dominique Abel Cinema

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Firenze – In esclusiva allo Spazio Alfieri da giovedì 17 maggio (h. 17.00, 18.30, 20.00 e 21.30) il nuovo film di Fiona Gordon e Dominique Abel, Parigi a piedi nudi,definitivamente un burlesque francese, benché Fiona Gordon sia canadese e Dominique Abel belga.

Attori e autori dalla personalità gentile, Fiona e Abel sono due artisti della mimica di formazione circense e teatrale, approdati da qualche tempo al cinema con crescente successo, dimostrando come si possa raccontare un’epoca, con le sue fragili insicurezze, usando il corpo e la magia di prendere il volo verso il cielo, verso una luna magica che rimanda alla nascita del cinema.

Aggiungono sempre ai propri personaggi una presenza irreale. Fata dinoccolata lei, clown attonito lui, le silhouette filiformi, tendono sempre verso la danza e si allacciano questa volta in un tango elastico su un bateau-mouche. Il pericolo del burlesque è di cedere talvolta all’artificio o alla poesia leziosa ma Gordon e Abel lo eludono correggendo la gentilezza dei loro protagonisti con un pizzico di crudeltà,lo aggirano riproducendo in maniera inedita una porzione di reale.

Fiona, bibliotecaria canadese, riceve una lettera da una vecchia zia partita anni prima per Parigi. Martha ha ottantotto anni, la testa tra le nuvole e la paura di finire in un ricovero. Per scongiurare l’ipotesi chiede aiuto alla nipote che sacco in spalla sbarca in città. Eterna ‘gaffeuse’, Fiona si perde, finisce a bagno nella Senna e fa la conoscenza di Dom, un clochard seduttore che vive sulle sponde del fiume. Dom si invaghisce di Fiona e la segue dappertutto. Da principio infastidita, comprende presto di aver bisogno di lui per ritrovare Martha, misteriosamente scomparsa.

Questo gioco dei contrari è appannaggio dei grandi artisti. Comparati regolarmente a Jacques Tati, di cui Gordon e Abel rivendicano con rispetto l’ascendente, se ne appropriano offrendogli una nuova giovinezza, senza cadere mai nella citazione reverenziale e museale. Che disegnino il ritratto di una donna che scopre la sua dipendenza dal freddo (”L’Iceberg”) o la storia d’amore tra una fata e un portiere d’albergo (”La Fée”), le loro opere tracciano una strada singolare e funambolica, oscillando tra dramma e burlesque, che riposa sul principio quasi immutabile di un corpo (fisico o sociale) di fronte a un’avversità (materiale o esistenziale).

 

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