Fotografia: Le Icone inquietanti di Steve McCurry | StampToscana
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Fotografia: Le Icone inquietanti di Steve McCurry Cultura, Foto del giorno

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Firenze – Il visitatore si inoltra, foto dopo foto, in una sorta di viaggio emotivo e appassionante, simbolico e reale al tempo stesso, fra le contraddizioni, i rischi e l’armonia del mondo di oggi.

Si apre a Villa Bardini un’ampia retrospettiva dedicata al lavoro di Steve McCurry, fra i protagonisti più amati e acclamati della fotografia contemporanea. La mostra, curata da Biba Giacchetti, non a caso intitolata “Icons”, mette in fila un centinaio di scatti che documentano quanto di meglio l’artista americano ha realizzato in 40 anni di attività.

Una carrellata entusiasmante, ambientale, antropologica e politica insieme, un fermo immagine che come pochi altri fissa lo spirito dei tempi. McCurry le racconta le tragedie dell’uomo di oggi senza compiacimento, “coup de theatre” o effetto speciale. Un’ottica semplicemente umanitaria e partecipata, come uno scambio solidale fra soggetto e oggetto, incornicia le inquadrature di Steve McCurry , che sia l’India o l’Afganistan, il Kuwait o il Pakistan, la Birmania o lo Yemen, il Nepal o il Giappone, i bambini soldato o le Torri Gemelle.

Sono l’esempio incontestabile a favore di chi sostiene che “oggi una fotografia si legge e un articolo si guarda”. Instancabile viaggiatore, sempre in movimento ai quattro angoli del globo, il 68enne Steve McCurry (è nato a Philadelphia nel 1950) è l’emblema di quella che potremmo definire l’era della “riproduzione fotografica”, quella per intenderci divulgata dalle pagine a colori del National Geographic.

Ma non dategli del fotoreporter: “Sono un fotografo – dice – un fotografo che nelle cose, nei paesaggi, nei volti che incontra cerca soprattutto la bellezza, e per me saperla cogliere fra emozioni, paure, speranze, dolori, delusioni  è sempre una scoperta. Ho imparato a essere paziente, se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te”.

Per McCurry, anche quando fotografa le top model del Calendario Pirelli, la “pietas” viaggia sempre a braccetto con l’epos. La mostra di Villa Bardini, curata da Biba Giacchetti, è prima di tutto uno straordinario viaggio attorno al “pianeta uomo”. Così dalle regioni più estreme, la povertà, la miseria, i terremoti, il silenzio, la natura, il paesaggio, la religiosità, la paura, il terrore, la sofferenza ma anche la gioia, lo stupore, l’ironia, a contatto con le etnie più lontane e le condizioni sociali più disparate, i panorami urbani e i teatri di guerra, sono tutte tracce di una umanità in cammino, tutte traiettorie che inevitabilmente finiscono per incrociare lo sguardo dagli occhi verdi, affacciato sull’abisso del mondo, di Sharbat Gula, la piccola afgana ritratta nel 1983 nel campo profughi di Peshawar in Pakistan, assurta a icona della condizione umana, e ora riemersa dopo 17 anni di ricerche, ormai adulta, un filo che non si è mai spezzato, in una sorta di continuità metafisica prima che geografica, come racconta l’avvincente video prodotto dal National Geographic, proiettato all’interno del percorso espositivo.

Un volto indimenticabile quello di Gula che a sua volta abbraccia il nomade Kuchi, in testa al suo branco di cammelli, fermato per le strade di Srinagar in Kashmir, e i monaci Shaolin che per Steve improvvisano una esibizione del loro incredibile talento acrobatico. “Con le sue foto – scrive nel catalogo edito da SudEst 57 Biba Giacchetti – Steve McCurry mette in evidenza una condizione umana fatta di sentimenti universali, volti la cui fierezza afferma la medesima dignità, mentre ci consente di attraversare le frontiere e di conoscere da vicino un mondo che è destinato a grandi cambiamenti”. La mostra resta aperta fino al 16 settembre. Tutti giorni, tranne lunedì. Info www.villabardini.it e 055 20066206.

 

 

 

 

 

 

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