Fumetti e poesia: Andrea Pazienza nel 30ennale della morte | StampToscana
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Fumetti e poesia: Andrea Pazienza nel 30ennale della morte Cultura

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Prato -  Non è facile scrivere su Andrea Pazienza a 30 anni dalla sua morte che arrivò improvvisa  il 16 giugno del 1988 nella sua casa di Montepulciano, senza che si provi ancora una sensazione di impotenza e sgomento.

Forse perché quel ragazzo dai capelli neri di appena 32 anni  io lo conoscevo bene attraverso le parole di mia madre che ne parlava come “l’énfant prodige” della famiglia. E non c’è tanto altro da aggiungere a quanto non abbiano già detto gli amici, gli intellettuali, i registi, gli scrittori, gli attori, le donne amatissime da Andrea e muse ispiratrici, sugli amori, le passioni, le paure e le manie, oltre alla sua specialissima arte che non fu solo dipingere fumetti.

“Perché Andrea – così Giuliana Di Cretico, la mamma di Andrea Pazienza raggiunta  telefonicamente a San Menaio, – si è manifestato nella sua genialità prestissimo e non è solo il fumetto, il fumetto è una cosa, Andrea racchiude tutto, Andrea aveva tante sfaccettature e ognuna di queste è a sé”

Giuliana, potremmo allora parlare di un lato inedito della personalità di Andrea Pazienza ?“Forse non tutti sanno che ad Andrea fin da piccolo gli piaceva scrivere poesie che sono raccolte in un suo quadernino che conservo.  Ricordo che a Roma alla mostra del Vittoriano dedicata qualche anno fa ad Andrea, c’era accanto a me Moni Ovadia che ne lesse qualcuna e rimase stupito e mi disse che era impensabile  che un bambino di appena nove anni,potesse aver scritto delle poesie così intense.  Pensa che il maestro di scuola di Andrea un giorno mi fermò per strada e disse che pur non non sapendo di Andrea, per uno strano caso del destino aveva sentito il bisogno di conservare i suoi temi.”

Delle poesie ne ricordi qualcuna?

“Andrea ne ha scritte tante, molte le so a memoria,una dedicata alla mamma perché per Andrea  le mamme dicono ai figli di pensare solo alle cose belle tenendo per sé tutte le preoccupazioni (…Dormi dormi dormi almeno tu che puoi dormire. Io penso a te tu non pensare a me.); c’è poi quella sul Carso (Roccia nuda ed erosa che vedesti il sangue di tanti bei soldati …); e una dedicata a San Severo, la città pugliese a cui era molto legato. Perché Andrea a San Severo ritornava sempre volentieri, ritrovava gli amici ed anche il medico Giacomo Pazienza ,tuo nonno! con cui faceva delle lunghissime chiacchierate.”

Andrea nacque  a San Benedetto e poi frequentó le scuole a San Severo e…

“Un giorno mio figlio mi disse, mamma mi devono mettere l’aureola perché sono nato a San Benedetto, ho vissuto a San Severo e ho amato San Menaio! Andrea poi si iscrisse al Dams di Bologna, viaggiò moltissimo e pensa che un giorno mi arrivarono ben cinque multe da Lucca,perchè Andrea lasciava  la macchina dove gli faceva comodo. Era sempre con la testa ad altro. Andrea è stato il primo figlio,ma era il fratellino Michele che lo accompagnava a scuola tenendolo per mano perché quando Andrea attraversava la strada non guardava niente.”

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Giuliana, sei una donna che ha vissuto accanto a due artisti, perché anche Enrico, tuo marito e papà di Andrea, dipingeva.

“Andrea ed Enrico due personalità molto simili in tante cose e diverse in altre,peró entrambe sono state persone speciali;loro mi hanno messo in mano tutto quello che serve. Entrambi bellissimi,anche se Andrea era alto un metro e ottantotto!

“Vivevano  in un modo particolare. Alle volte capitava che non potevo uscire dalla porta della casa di San Menaio,perchè Enrico era intento a guardare lontano,le nuvole,il mare,gli uccelli. Andrea,invece disegnava in continuazione e ricordo che aveva l’abitudine di mettersi seduto con il calcagno sotto la gamba. Ecco smetteva di disegnare solo quando gli facevano male.”

Un rapporto speciale quello tra Andrea e il papà

“Si volevano molto bene,un giorno Andrea venne a San Severo per la festa della Madonna del Soccorso,e si trattenne qualche giorno in più. Decidemmo di andare a San Menaio insieme e lungo la strada verso Apricena, scorgemmo delle grosse pietre abbandonate dagli operai che avevano fatto pulizie nelle cave intorno. Enrico ne vide una bellissima, quasi una scultura segnata da una piccola croce e invitò Andrea a sceglierne anche lui.Senza  che lo sapesse Andrea indicò  la stessa di suo padre e voleva a tutti i costi portarla a San Menaio. Ma era impossibile.

“Morto Andrea io ed Enrico siamo ritornati là a prendere quella  grossa pietra che adesso è sulla loro tomba. Andrea ed Enrico sono uno accanto all’altro, in un angolo di giardino all’interno del cimitero di San Severo. Qui c’è un muretto in pietra che circonda una pianta (secondo le volontà di Andrea se gli fosse successo qualcosa voleva solo un po’ di terra a San Severo, e un albero sopra), disegnato e voluto da Enrico.  Quando ci vado trovo di tutto: biglietti, sigarette, disegnini, lettere come quella di un ragazzo che ha scritto “Andrea non è mai andato via”. Su quel muretto c’è solo il nome di mio figlio senza data e con la sua grafia perché Andrea non ha tempo ,non ha oggi, nè né domani, Andrea è per sempre ed è bello così.”

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