Joseph Beuys e l’Italia: esperti d’arte all’Istituto Tedesco | StampToscana
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Joseph Beuys e l’Italia: esperti d’arte all’Istituto Tedesco Cultura, Opinion leader

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Firenze – L’arte al tempo dei movimenti sociali e politici e dei relativi cambiamenti che hanno forgiato le società occidentali. Per inserirsi nella discussione che accompagna il cinquantesimo anniversario del ’68 occorre ripensare a figure come Joseph Beuys (1921 – 1986) che è stato fra i più importanti e discussi esponenti dell’avanguardia artistica europea, celebre in tutto il mondo per le sue performance che molto hanno influenzato i movimenti artistici a cavallo dei millennio.

Performance come Spiegare i quadri a una lepre morta (1965) alla Galleria Schmela di Duesseldorf o l’azione per realizzare la piantumazione di 7.000 querce a Kassel  (1982) o ancora la fotografia a grandezza naturale recante l’iscrizione La rivoluzione siamo noi (1971).  Molti studiosi sottolineano il fatto che Beuys ha introdotto la nozione che l’arte potrebbe o dovrebbe avere un impatto politico e sociale. Il suo campo d’azione – ha scritto Rainer Rappmann – “è costituito direttamente dall’organismo sociale, al fine di portarlo, con la partecipazione di tutti a una futura bellezza, a una invisibile scultura”.

Nato a Krefeld, Beuys partecipò alla seconda guerra mondiale come pilota di caccia. Il suo aereo fu abbattuto, ma si salvò grazie alle cure di un gruppo di nomadi tartari. Nel dopoguerra si dedicò all’arte divenendo pittore e scultore. Nel 1961 assunse  la cattedra di scultura monumentale alla Kunstakademie di Düsseldorf che aveva frequentato come studente. Negli anni sessanta si dedicò alla creazione di oggetti-sculture-installazioni  il cui scopo era anche quello di sollecitare la coscienza critica dell’osservatore.

Conosciuto in Italia per aver compiuto numerosi eventi artistici, uno dei quali insieme ad Alberto Burri a Perugia (1980), Beuys ebbe molto successo negli Stati Uniti anche per il rapporto con Andy Wahrol che pure rappresentava una visione dell’arte opposta.

Partendo da posizioni vicine al filosofo tedesco Rudolf Steiner, l’artista portò le sue idee all’interno del dibattito politico dell’allora Repubblica federale tedesca , dando un notevole contributo di idee e di impegno diretto alla fondazione dei  Gruenen, i  Verdi tedeschi che nel 1983 entrarono per la prima volta nel Parlamento federale.

Nur dann jeder Mensch kann Kuenstler sein, wenn die Menschen in Rahmen des Rechtens und der Demokratie gleich werden” (ogni uomo può essere  artista solo se tutti gli esseri umani saranno uguali in un contesto di diritto e di democrazia) , ha detto.

Dell’artista con il cappello, come è stato definito dai media per la sua abitudine di indossare sempre un cappello che nascondeva le tracce della ferita riportata in guerra si parlerà presso il Deutsches Institut di Firenze (Borgognissanti, 9) venerdì 23 febbraio alle ore 20,15.

Interverranno:

Petra Richter, autrice del libro “Joseph Beuys un terremoto nella testa della gente” (l’edizione italiana non è ancora disponibile e il titolo tedesco è: “Joseph Beuys. Ein Erdbeben in den Köpfen der Menschen: Neapel Rom 1971-1985” ). In questo testo descrive come Beuys abbia messo in atto questa sua intenzione programmatica nelle città di Roma e di Napoli dal 1971 al 1985.

La storica dell’arte Francesca Giulia Tavanti introdurrà l’artista Beuys mettendo in luce i temi della sua produzione artistica.

Interviene all’incontro Gianni Pozzi, critico d’arte insegnante presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze

Ingresso libero su prenotazione a:cultura@deutschesinstitut.it

 

Foto: Joseph Beuys

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