Libri: il Diario 1944 di Anna Ninci Meucci a Bibliocoop di Prato | StampToscana
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Libri: il Diario 1944 di Anna Ninci Meucci a Bibliocoop di Prato Cultura, STAMP - Azienda

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Prato – In occasione della festa della donna la Unicoop Firenze e Bibliocoop organizzano alle ore 17.00, la presentazione del libro Nei giorni della battaglia. Diario 1944, di Anna Ninci Meucci a cura di Samuela Cupello e Piero Meucci, StampEditore, 2017, presso la Sala Soci Coop Parco Prato (via delle Pleiadi). Intervengono Piero Meucci direttore di Stamp Toscana, Aurora Castellani presidente del Museo della Deportazione di Figline, Rosalba De Filippis scrittrice e saggista, introdotti  dalla giornalista Patrizia Scotto di Santolo.

Un incontro per raccontare la vita di una donna dall’animo colto e sensibile, moglie dello storico Presidente del Tribunale dei Minori di Firenze, Gian Paolo Meucci, e che ha saputo costruire un’importante rete di relazioni nel mondo cattolico-democratico e negli ambienti della cultura fiorentina (fu amica della poetessa Margherita Guidacci), Lei che nel 1944 era una ragazza di 24 anni alle prese con le incertezze, le paure e i problemi della guerra.

Come molte fanciulle dell’epoca, Anna Ninci percorreva in bicicletta le campagne presso Cerbaia, le strade di via Masaccio, Piazza d’Azeglio a Firenze e a Campo di Marte, cogliendo nella disperazione di quei giorni (giovane donna di una religione “salda” ma – come scrive Marino Biondi nella sua introduzione – mai bigotta) la bellezza di un tramonto, il profumo di un fiore ovvero l’importanza della vita stessa.

Anna scrive e descrive quello che vede e sente in un quaderno nero, di quelli che si usavano allora nelle scuole, che diventa il testimone prezioso e silenzioso delle sue riflessioni, a volte tristi, altre volte piene di speranza, mentre la guerra incombe in tutta la sua tragicità.

Firenze in quei giorni è bombardata; intorno al Ponte vecchio si accumulano le macerie e Anna piange ma al tempo stesso c’è in Lei il desiderio di guardare a un futuro che non sia solo distruzione e morte, basta solo guardare in alto: il cielo è azzurro, nonostante tutto. Ed è possibile ricominciare a vivere. Una scommessa che Anna vince perché si laurea, insegna come maestra,vive con entusiasmo il nuovo clima democratico e desidera sposarsi anche se consapevole malinconica del ruolo che la donna rivestiva nell’allora società del tempo.

In una pagina del diario del 25 marzo 1944, giorno del suo compleanno:

E’ inutile che pianga, anzi è bene che smetta di piangere, ma come fare, Signore, come fare? Un’agonia che dura mesi e mesi e che non si capisce quando potrà finire. Signore, Signore, Signore (…) Ventiquattro! Ma se era ancora ieri che avevo vent’anni, che posavo a giovinetta ingenua e spensierata, sto diventando grande, responsabile forte. Ma se  io mi sento più giovinetta di ieri, ma se io ora quando mi dimentico di questa dura incredibile realtà, mi sento più spensierata più  innocente di allora?

E sul potere liberatorio e confortante della poesia, Anna scrive: Prima dei vent’anni amavo pazzamente la chimica, la fisica, l’astronomia  (…)  negli ultimi anni mi dichiaravo infelice perché non potevo laurearmi in Filosofia e ora, da lontano, in solitudine e in calma, dico che mi dispiace molto di non saper dipingere di non saper scrivere poesie.

Allo studio delle materie scientifiche si accompagnò sempre in Anna il desiderio di ricorrere alla poesia come mezzo di rassicurazione interiore per sfuggire alle brutture della guerra, da quei morti senza nome e da quelli che invece un nome lo avevano, da chi fu arrestato dai tedeschi, oppure ucciso per strada, primo fra tutti Piero, il fratello di Gianni (Gian Paolo Meucci, il futuro marito di Anna), colpito da un cecchino.

I tedeschi seguitano a fare dispetti e cattiverie di ogni genere, vogliono un’epidemia a Firenze, hanno portato via gli autocarri per le immondizie e la città è sudicia e puzzolente, hanno portato via le autobotti per la vuotatura dei pozzi neri, ci hanno quasi tolto l’acqua, hanno rubato le autoambulanze e ora si devono vedere i fratelli della Misericordia che spingono un carretto con l’ammalato coperto da  un incerato nero. E questo in piena afosissima estate per dispetto, per pura barbarie (…). (26 luglio 1944, Sant’Anna)

Firenze è una città distrutta dalla guerra ma l’entrata in città degli inglesi non sembra portare sollievo in città se Anna con la sua sensibilità scrive: L’effetto più deprimente è stato causato da un ordine alleato di consegnare le armi “tutti i civili” compresi i partigiani, gente che si è fatta ammazzare con tanta generosità, sono una classe di “civili” Ma poi quello che è peggio è quel modo perentorio e indelicato; quel ricordare con tono ammonitore, che noi siamo un Paese vinto (…).

D’altra parte è Anna stessa che l’anno successivo, scrivendo a sua sorella in occasione dell’anniversario della liberazione di Firenze, osserva con ironia la presenza di migliaia di partigiani, quasi una constatazione amara sulla folla che all’occorrenza per opportunità cambia e si trasforma.

(…) Ti dirò che di partigiani ne vennero fuori tanti che piazza Signoria faceva fatica a contenerli tutti (…) il fatto è questo, che ora con tutti questi partigiani non c’è più da temere nulla, perché siamo ben difese. (Lettera del 12 Agosto 1945)

Siamo giunti alla fine del diario con in appendice una lettera alla sorella Giovanna, che si chiude con un elenco di persone conosciute, cui portare i suoi saluti di buona vita. Un lungo elenco questa volta di nomi di vivi: Ti prego di salutare tanto la famiglia Matteuzzi, la Metella (…) l’Anna Maria e specialmente Nanni e la Giovanna e per i quali ho anche i saluti di Gianni e della Luciana. A te e alla commilitona, tanti auguri.

L’evento sarà trasmesso in diretta streaming nell’home page di www.stamptoscana.it a cura di Antonio Sferlazzo e Cesare Matignon.

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