L’importanza della sperimentazione per il debutto di una pittrice emergente | StampToscana
after festival reggio emilia
logo stamptoscana
badzar
after festival reggio emilia
badzar

L’importanza della sperimentazione per il debutto di una pittrice emergente Cultura

Nuova_immagine_(20).png

E’ avvenuto quasi per caso l’esordio artistico di Miriam Bettarini. Alcuni amici, per incoraggiarla, hanno affittato un locale nel Palazzo pretorio di Sesto Fiorentino e le hanno “imposto” di organizzare una mostra di suoi lavori. Giovanissima, ha iniziato a dipingere da poco tempo, da quando, nel 2010, si è iscritta all’Accademia d’arte di Firenze per realizzare un sogno coltivato fin da bambina.
La mostra ha avuto successo, Miriam ha venduto alcune opere ed altre le sono state commissionate, orientando così anche le sue scelte stilistiche, ad oggi, volutamente, diverse ed eterogenee.
In partenza per l’Erasmus che la porterà a Madrid per sei mesi, descrive la sua fase ancora “empirica”, incentrata sulla sperimentazione delle tecniche, e il suo intento di giocare con i colori, conoscere la pittura, stupirsi delle sue infinite facce. Filo comune dei suoi lavori è “il figurativo”, la rappresentazione della figura umana, forse perché amante del disegno e di tutti quegli artisti che ne hanno fatto il loro soggetto primario: Annigoni, Renoir, Degas. Dello zio Lido, noto pittore, dice semplicemente che la segue nel suo percorso.
Miriam predilige rappresentare la figura umana perché le consente di giocare con i fondi astratti: “La persona è per sua natura involucro di anima, angosce, gioie – ha raccontato – e lo sfondo non rappresenta uno stato d’animo piuttosto che un altro, semplicemente rappresenta il groviglio dell’interiorità umana nel suo insieme”. E così colature “nervose” o delicate, schizzi più o meno fitti, strati diversi di colore e materiale, pennellate ampie e distanti o sottili e “soffocate”. Mentre i volti sono rilassati, l’espressività maggiore è attribuita proprio allo sfondo. Un’intuizione di non poco conto per una giovane pittrice.

Nuova_immagine_(4).pngLa sua più grande soddisfazione è ancora, piuttosto che il risultato finale, il “fare” di per sé, la sperimentazione delle tecniche, l’approcciarsi ai materiali un po’ come farebbe un cuoco con i suoi ingredienti, usando velature a olio, realiste e monocromatiche, o pennellate acriliche più corpose, materiche. E’ un po’ il piacere che si prova sapendo di conoscere una ricetta, ma godendo nell’eseguirla variando il quantitativo degli ingredienti e testando con gusto e passione la consistenza degli alimenti con cui si crea.
Con umiltà Miriam Bettarini sostiene che ”prima di esprimere veramente qualcosa di forte sia necessario conoscere il modo migliore per farlo” e assorbire il necessario per maturare come artista. Dopo questa fase le sarà possibile estrinsecare le sue più profonde sensibilità interiori.
Vedremo in futuro quali saranno le sue scelte stilistiche definitive, oggi c’è il soggetto umano, soprattutto femminile, la sua sorpresa nel rappresentarlo, davanti ad un colore che si spande in un modo piuttosto che in un altro su carte preparate in modi differenti. Senza teorizzare una nuova particolare semantica, provando niente di più di una grande soddisfazione nel vedere come il giallo stia vicino al blu, la giovane Bettarini, già oggi, non lascia tuttavia indifferente chi approccia le sue opere.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento


Translate »