L’opera più antica di Ambrogio Lorenzetti restaurata a Firenze | StampToscana
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L’opera più antica di Ambrogio Lorenzetti restaurata a Firenze Breaking news, Cultura

Ambrogio Lorenzetti - Madonna col Bambino

Firenze – Ha lo sguardo attento e rivolto verso la madre e sembra quasi volersi liberare dal suo abbraccio e nonostante si tratti di una tavola giovanile, prima opera conosciuta di Ambrogio Lorenzetti, è in grado di anticipare già la grandezza e il contributo alla storia dell’arte nella resa naturalistica dei personaggi ritratti. Dipinta nel 1319, l’opera è infatti firmata e datata dall’autore, una consuetudine per Ambrogio e il fratello Pietro, per la Chiesa di Sant’Angelo Vico l’Abate nei pressi di San Casciano, la Madonna col Bambino, conservata dal 1984 nel Museo Civico di Arte Sacra poi dedicato all’artista Giuliano Ghelli, è stata restaurata e tra qualche giorno sarà in mostra a Siena a Santa Maria della Scala in occasione della grande mostra dedicata ad Ambrogio Lorenzetti che sarà inaugurata il 20 ottobre alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Nuova luce dunque e vivacità cromatica per le parti originali il trono, il volto della madonna, il corpo del bambino, grazie all’intervento di restauro conservativo realizzato da un team di restauratori Andrea e Lucia Dori, Roberto Buda e per le analisi e le indagini di diagnostiche Susanna Bracci e Barbara Salvadori dell’Istituto per la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali CNR.  “E’ stato realizzato un intervento estremamente complesso in breve tempo, nell’arco di circa quattro mesi, – afferma la dottoressa Maria Pia Zaccheddu della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio della Città Metropolitana di Firenze e delle Province di Prato e Pistoia – che ha ridato vigore e luminosità ad un’opera fortemente danneggiata nel tempo”. I numerosi problemi conservativi sono stati affrontati nel corso dei secoli dalla fine dell’Ottocento agli anni Settanta del ventunesimo secolo. “Ci siamo preoccupati di ripristinare alcune delle principali caratteristiche dell’opera – aggiunge la dottoressa Zaccheddu – la veste compositiva che ha reminiscenze orientali, evoca tratti naturalistici e richiama la ieraticità di Arnolfo Di Cambio, la brillantezza cromatica alterata nel corso dei secoli. Le ridipinture ottocentesche del manto blu della Madonna sono state conservate perché nella parte sottostante il colore originale a base di azzurrite era presente in pochissimi lacerti, mentre le ridipinture rosse, risalenti all’Ottocento, che definivano l’abito della Madonna sono state rimosse perché non pertinenti al colore originale anch’esso a base di azzurrite”.

“Il risultato è un’opera che raffigura la  bellezza -  aggiunge il diacono Alessandro Bicchi vicedirettore dell’ufficio Arte Sacra e Beni Culturali Ecclesiastici -  attraverso il carattere sacro della Madonna, i particolari e dettagli del Bambino, le caratteristiche pregiate del trono su cui siede la figura, sono uno strumento per esplorare e conoscere il senso e il culto del bello legato alla spiritualità del Trecento che oggi arriva a noi con una profondità inequivocabile attestata dallo sguardo  della Madonna che riconosce a se stessa e a chi la osserva il proprio ruolo di madre e del sacrificio che si prepara a vivere”.
La proprietà del dipinto è della Diocesi di Firenze e nello specifico della Propositura di San Cassiano a San Casciano.L’opera di restauro ha compreso varie fasi tra cui la disinfestazione, un minimo intervento sul tavolato che mantiene le sue caratteristiche costruttive originali, la pulitura ovvero la rimozione di colle e vernici, stese nel corso dei secoli sulla superficie pittorica tramite l’utilizzo di particolari solventi, la rimozione di tratti cromatici di colore rosso nella parte bassa, l’integrazione cromatica nei punti e nelle sezioni del dipinto in cui era possibile intervenire. Importante il supporto delle analisi condotte dall’Istituto per la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali CNR attraverso una serie di analisi non invasive senza prelievi, che hanno permesso di individuare i materiali originali e la loro distribuzione come i materiali di restauro.

Per il Comune di San Casciano è l’occasione  per rendere omaggio ad Ambrogio Lorenzetti con un ricco programma di conferenze e incontri confezionato da Nicoletta Matteuzzi, coordinatrice del Sistema museale Chianti Valdarno, e Mesy Bartoli fino al 18 novembre negli spazi del museo Giuliano Ghelli.  “L’opera più conosciuta del nostro museo civico – dichiara il sindaco Massimiliano Pescini – si prepara ad essere protagonista della grande mostra dedicata ad Ambrogio Lorenzetti. Per la comunità di San Casciano rappresenta una nuova occasione per riappropriarsi della storia del nostro territorio sapendo che un pezzo di essa sarà a disposizione di migliaia e migliaia di visitatori nei prossimi mesi”. L’organizzazione è degli Amici del Museo di Impruneta e San Casciano “M. Possenti”, Regione Toscana, Comune di San Casciano, Sistema Museale del Chianti e del Valdarno fiorentino. “L’opera realizzata nel nostro territorio  - conclude l’assessore alla Cultura Chiara Molducci – ci apre verso orizzonti più ampi e a contesti culturali che vanno oltre i confini territoriali e in parallelo di elaborazione artistica. È l’occasione per riscoprire l’autore e le sue opere attraverso incontri, dibattiti e laboratori per bambini che si svolgeranno nel nostro museo. Ringrazio tutti, la Soprintendenza, Don Massimiliano, gli organizzatori della mostra, il Comune di Siena per l’importante occasione di restauro ed esposizione dell’opera”.

 

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