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Morto Danilo Zolo: ha studiato e promosso i diritti dei popoli Cultura, Opinion leader

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Firenze – E’ morto a Firenze Danilo Zolo  già docente di Filosofia del Diritto all’Università di Firenze, dove ha fondato, nel 2000, il Centro per la filosofia del diritto Internazionale e delle politiche globali Jura Gentium. Aveva 82 anni. Pubblichiamo il ricordo di Lucia Re, sua allieva, docente di Filosofia del diritto all’Università di Firenze.

È molto difficile ricordare Danilo Zolo a poche ore dalla sua scomparsa. Danilo non amava le celebrazioni e le commemorazioni e detestava la retorica. A noi, suoi allievi e allieve, ha cercato di insegnare rigore e sobrietà. Questo atteggiamento derivava dalle sue origini familiari, ma era anche il lascito di maestri come Norberto Bobbio, con il quale Zolo ha tessuto un lungo dialogo amichevole e rispettoso anche nei momenti di maggiore dissenso. Questi tratti del suo carattere e del suo stile, umano e intellettuale, si sono sempre coniugati, però, con una grande empatia, con la curiosità per il mondo e l’attenzione per gli altri, soprattutto per coloro che erano vittime dell’ingiustizia.

Il suo approccio realista, tanto alla filosofia del diritto, quanto alla filosofia politica (e alla politica), gli precludeva ogni riferimento a valori astratti, a una dimensione metafisica. Con i “maestri del sospetto”, ci ha insegnato a diffidare delle grandi narrazioni e di quanti fanno enfaticamente appello alla “giustizia”. Eppure, in lui il senso concreto delle ingiustizie e l’avversione per la prevaricazione sono sempre stati acuti. Zolo non credeva nella possibilità di unire il “pessimismo della ragione” e l’“ottimismo della volontà”. Il suo era però un pessimismo caparbio e attivo.

Degli anni del cristianesimo militante, al fianco di Don Milani e poi di Ernesto Balducci, quando era impegnato nella rivista Testimonianze, aveva conservato la capacità di scandalizzarsi per le disuguaglianze, che non si è mai stancato di denunciare, e il desiderio di contribuire, con energia, a cambiare le cose. Questo desiderio lo aveva avvicinato ad altri grandi come Gino Strada (Danilo si era recato di persona in Afghanistan per conoscere l’operato di Emergency) e Tiziano Terzani, con i quali ha condiviso la battaglia pacifista. “Cristiano senza Dio” come lui stesso si era definito negli ultimi anni, non era mai soddisfatto.

Non posso qui ripercorrere la sua lunga vicenda umana e intellettuale, che spero sia presto riletta e studiata a beneficio soprattutto dei più giovani e di quanti non hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Voglio ricordare degli ultimi anni, prima il suo interesse per il carcere (e la grande amicizia con Luigi Ferrajoli), poi la sua riflessione sugli effetti della globalizzazione – quando ancora in Italia pochi si interessavano al tema -, lo studio pionieristico della filosofia del diritto internazionale e della guerra contemporanea e l’attenzione per il pensiero dei movimenti e degli intellettuali non europei, dal Brasile alla Tunisia. Ancora, è importante ricordare il suo sguardo, a un tempo critico e partecipe, rivolto al Mediterraneo e la sua passione per la causa palestinese. Sono questi gli interessi e le convinzioni che lo hanno portato a fondare il Centro per la filosofia del diritto internazionale e la politica globale Jura gentium e la rivista che ne è espressione.

All’inizio degli anni Duemila, Zolo volle una rivista online e ad accesso libero (e anche in questo è stato all’avanguardia quando pochi nel mondo accademico italiano avevano colto le potenzialità della rete e il dibattito sui rapporti fra proprietà intellettuale, democrazia e ricerca era ancora all’inizio). La rivista doveva tenersi lontana da ogni forma di autoreferenzialità accademica. Per questo riunì un comitato scientifico di rilievo internazionale, ma volle intorno a sé in questo progetto molti giovani laureandi e dottorandi. Ci coinvolse così in un’impresa difficile ed entusiasmante.

Danilo aveva la capacità di parlare a tutti, di essere al tempo stesso rigoroso e politico. A chi lo accusava di essere ideologico faceva notare che l’epistemologia contemporanea aveva da tempo mostrato che non esistono saperi neutri. Nel solco della lezione di Foucault, sapere e potere sono sempre intrecciati. La sua vita e il suo insegnamento sono stati un atto di resistenza. Danilo ci manca e ci mancherà. Ci manca particolarmente oggi che di un intellettuale come lui avremmo bisogno nel dibattito pubblico, nell’attivismo sociale e politico e nella ricerca scientifica. Molti lo hanno conosciuto nei suoi diversi ruoli, dall’insegnamento scolastico e universitario all’impegno politico, e gli sono affezionati, anche per il suo modo diretto e sincero di relazionarsi. Oggi siamo in molti e molte a piangerlo. Speriamo che molti e molte raccolgano le sfide che ci ha instancabilmente indicato.

 

Foto: Diritti Globali

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