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Mostra: un mosaico di luce, materia ed esperienze contemporanee Cultura

Duende Trio

Firenze – Nella dialettica hegeliana, l’antitesi, generatasi in seno alla tesi, si risolve con essa nella sintesi, conciliatoria e insieme superatrice, nella propria concretezza, di quei due momenti astratti… la struttura dell’esposizione si lega alla sintesi : parole, opere, concetti e oggetti,  a volte contrapposti che acquistano rilievo dalla vicinanza e dalla disposizione dialogante.

Nella splendida location del Museo Mediceo e Limonaia di Palazzo Medici Riccardi grande folla per l’inaugurazione della 5^ Edizione di Florence WA©MUSIWA Mosaic and Total Contemporary Art di ©WA, mostra che mette a confronto  artisti provenienti da tutto il mondo ed espressioni artistiche diverse, spesso antitetiche, ma che si esaltano nella sintesi  di un’espressività  a tutto tondo.

Oggetti, monili, pezzi pittorici e scultorei; materiali diversi, pietre, legno, mosaico e uso attento ed esaltante della luce. Arte russa, cinese, egiziana, giapponese, argentina, europea ed italiana a confronto:

Il nucleo dell’esposizione gravita sul mosaico che da sempre suscita emozione: sulle superfici le pietre sembrano muoversi, sfaccettate e lucenti come lampi che trafiggono la mente e la fantasia. E la luce accarezzandone le scabrose tridimensionalità delle tessere, vivifica forme e colori. L’immagine descrive, ma la luce emoziona.

Ci svela il segreto della sua bellezza che trascende la materia, del suo grande fascino che supera ogni cultura. Nella pietra l’archetipo, nella tecnica la trasformazione in un nuovo messaggio. Guardare il mosaico è come leggere due storie, quella dell’artista e quella della materia. E’ come leggere un percorso sottratto al deterioramento dei secoli, un frammento di  sapienza  che nella pietra travalica il tempo e dimostra una volta di più la tumultuosa vitalità della creazione artistica.

L’emozione della luce attraversa il mosaico per essere fondamento e respiro di altre opere esposte come le lampade-sculture in plexiglass dell’architetto Donato D’Onofrio (vive e lavora a Firenze). Oggetti luminosi come desiderio e risultato  di rendere lucenti le cose intorno.  Nell’aggiungere funzionalità e rendere il paesaggio domestico più luminoso e vivibile il plexiglas e la luce compongono strutture raffinate e uniche nel designer  e  nell’estetica d’ambiente.  Uno stile essenziale , asciutto, non certo asettico, che esprime creatività e personalità .

Le “Duende Trio”  di Davide Dall’Osso (vive e lavora a Casole D’Elsa) sembrano levitare nella loro suadente danza. Il lavoro con policarbonati verte sulla possibilità/impossibilità di arrivare, attraverso la fusione, ad un grado zero della materia, alla ricerca di un vuoto dal quale il processo creativo possa rigenerarsi. Un vuoto impossibile di materia umana, che lasci soltanto un movimento nell’aria, un fremito attraverso la pelle di chi per un attimo si sofferma, come un ricordo improvviso che non si riesce a mettere a fuoco perché già passato, come essere per una breve parentesi di nuovo spirito. Protagonisti di questa estetica dell’inquietudine sono i rituali di gioia e dolore che accompagnano la danza Duende.  <<Figure larvali, sospese tra scultura,  scenografia e performance agiscono come parole di testo, tradiscono le sue intenzioni e rappresentano un invisibile ma duendinamente presente, teatro delle emozioni>> (Viana Conti).

Per trovare il senso della danza Duende  non servono schemi né esercizi.  “Si sa solo che brucia il sangue come un liquido di vetro, consuma, scaccia tutta la dolce geometria appresa, rompe gli schemi, fa sì  che agisca sul corpo della ballerina come il vento sulla sabbia”. (Garcia Lorca, estratto da una sua conferenza sulla teoria del Duende, elaborata nel 1933)

Un percorso in chiave  antitetica quello della mostra, dove lo spirito di separazione dalla materia intatta,  che provoca  metaforico distacco e allontanamento si riconcilia in un “tutto”. Le opere sempre più si affrancano  dall’antica bidimensionalità e dall’effetto di pittura inalterabile ed eterna.  Scandagliano lo spazio entrano nella terza dimensione: cosicché il mosaico, senza nulla perdere in pregio materico e splendore cromatico , si apre all’assemblaggio di pezzi, inserti, oggetti di reimpiego, con risultati che di volta in  volta costeggiano filoni dell’espressione artistica del Novecento tra il “real made” di Dada e l’arte povera.

Ne sono esempi in esposizione alcune opere di Rosanna Fattorini (vive e lavora a Ravenna), in cui  legno e carta entrano imponenti nell’opera esaltandola e vivificandola.

Si raggiunge così, nella sintesi estetica della mostra, l’obiettivo della “ concordia discors”, della concordia discorde, che impegnò la cultura umanistica nella Firenze del Rinascimento nella ricerca di nuovi e sostenibili equilibri, in un mondo che si veniva allargando e conseguentemente complicando.

E’ una mostra di sensazioni, luminose o meno. Un’avventura individuale, che attende chi vi si immerga.

Fino al 13 aprile Via Cavour 3 Firenze.

 

 
 

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