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Per un’Italia possibile (e salva). Il FAI ci prova Cultura

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Chi mai se lo aspettava che il FAI, Fondo Italiano per l’ambiente, volesse farsi movimento socialmente e forse, politicamente, impegnato. Eppure, stando ai contenuti del libro scritto dalla presidente Ilaria Borletti Buitoni, e dalle asserzioni della stessa, parrebbe proprio di sì. Lo abbiamo appreso alla presentazione a Villa Bardini del volume dal doppio titolo: Per un’Italia possibile. La cultura salverà il nostro Paese? (i cui proventi vanno naturalmente al FAI). Intanto la dedica è per la memoria di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica “ucciso per aver voluto un Italia migliore”, oltre che per la signora Crespi, presidente onorario. E poi, come ha sottolineato Lolli Ghetti, c’è a sorprendere quella violenta introduzione, dalla lettera del 1347 di Francesco Petrarca a Cola di Rienzo e al popolo romano. Altro che ‘chiare, fresche, dolci acque’ languorose, in quelle pagine il Petrarca si scaglia contro gli aristocratici per le usurpazioni e le angherie inflitte al popolo e per il loro incrudelire sulle vestigia di Roma, facendo ‘vile mercato e turpe guadagno’. Nel 1347, infatti , Petrarca, che sognava la restaurazione di una repubblica romana di grandezza pari all'antica, aveva deciso di recarsi a Roma per manifestare la propria ammirazione a Cola di Rienzo, proclamato tribuno del popolo, in procinto di realizzare un regime di libertà democratica.  Lolli Ghetti ci ha ammoniti, in quanto italiani, di ‘sperperare le nostre bellezze’, ha detto che soffriamo di ‘brutta stampa’ anche perché ‘nessuno al governo vuole che si faccia la tutela del territorio’. Molti gli encomi alla scrittrice per le sue osservazioni coraggiose contro il degrado della capitale e del resto d’Italia e per le proposte pratiche. Il FAI combatte la crisi morale e lo smarrimento nella totale indifferenza dello stato.  Le soluzioni possibili sono state lodate anche da Carlo Sisi, e sono: l’abbattimento della burocrazia,  coinvolgere soggetti privati  però aumentando la defiscalizzazione, infrastrutture per il turismo che deve rivolgersi in  particolare ai paesi del Bric, quelli emergenti, insomma, bisogna tornare a investire in cultura. Sisi ha puntualizzato un aspetto del libro, e cioè che punta il dito contro la carenza del sistema educativo e all’interno di questo, “l’assoluta assenza di senso civico”, precisando che “dal libro viene fuori il tema dell’azione, come ci fosse un movimentismo in atto nel FAI, una volontà di partecipazione civica”. La natura, il paesaggio siamo noi, lo spirito del luogomè la capacità di capire e godere delle atmosfere, acuendo la nostra sensibilità. Comprendere i luoghi è identificare noi stessi, ritrovare la nostra identità. Firenze, ahinoi, ha perduto la sua, è anch’essa un non-luogo. Perciò questo libro trasmette ai giovani il tema della riconquista della bellezza della storia, del paesaggio, e quindi di una identità. A quel punto l’attore Paolo Hendel ha letto con molta partecipazione questa lettera del Petrarca molto citata. Le conclusioni sono state di Ilaria Borletti Buitoni. Questa bella signora che dice di avere la concretezza e praticità lombarda, e che si cala con senso dell’umorismo nei panni arbasiniani della “casalinga di Voghera”, ha dichiarato che spera di aver dato indicazioni a chi domani ci governerà, e ha esortato a ritrovare l’indignazione e a interrompere il degrado, per non perdere l’orgoglio identitario.  E testualmente ha concluso: “Mi auguro che i FAI diventi un movimento forte con una voce forte, perché i danni sono tali che solo una voglia di rivoluzione potrà invertire l’andamento delle cose”.

 

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