Pontassieve: alle radici della civiltà solidale di un territorio toscano | StampToscana
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Pontassieve: alle radici della civiltà solidale di un territorio toscano Cultura

Pontassieve

Pontassieve –  Venerdì  10 marzo  alle ore 17,30  nella Sala delle Eroine del Palazzo Municipale di Pontassieve avverrà la presentazione de La Comunità di Pontassieve fra Sette e Ottocento: assetto paesistico-territoriale e socio-economico” di Laura Olimpia Sani: una ricerca di storia e geografia che sarà presentata dai proff. Giovanni Cipriani, Rolando Minuti e Leonardo Rombai dell’Università di Firenze.  Prenderanno parte all’evento il Presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani, il Sindaco Monica Marini, Il Vice Sindaco  Marco Passerotti 

Giornalista, redattrice di SestareteTV, laureata in Storia  e  autrice di romanzi-verità   Laura Olimpia Sani  ha lavorato a lungo  a  questa ricerca unendo  la passione per la storia all’interesse per il territorio della Val di Sieve. Ne abbiamo parlato con l’autrice:

Quali le caratteristiche di questo lavoro ?  

Ricostruisce l’organizzazione territoriale della campagna fiorentina organizzata dall’antica terra murata del Ponte a Sieve. Nei tempi lorenesi era questo un piccolo centro abitato (assai vivace per attività commerciali e per apparato artigianale-industriale nei settori tessile e calzaturiero, ma anche per esercizi commerciali e servizi amministrativi), ubicato alla confluenza fra i due fiumi Sieve ed Arno e in un sito di grande importanza stradale per le comunicazioni fra Firenze e le vallate disposte subito ad oriente della città: ovvero, principalmente la Valdisieve con proseguimento per la Romagna, il Valdarno di Sopra, la montagna di Vallombrosa e il Casentino, quest’ultimo raggiunto tramite il valico della Consuma.

Quali le fonti utilizzate?

La ricerca utilizza fonti documentarie originali sette-ottocentesche dell’Archivio di Stato di Firenze, rimaste manoscritte e sostanzialmente sconosciute . Questi materiali sono assai ricchi di contenuti ambientali e paesistici, sociali ed economici, e consentono di colmareo almeno di stemperare  – il vuoto storiografico fino ad ora presente su Pontassieve e la sua Comunità nell’età lorenese: l’unica vera eccezione è infatti costituita dal grosso ed encomiabile studio sull’assetto stradale dei tanti popoli codificato dall’atlante delle strade disegnato dal provveditore Raffaello Paganelli nel 1774,edito nel 1987 da Mario Mantovani. La citata lacuna storiografica colpisce non poco, di fronte ai numerosi studi invece esistenti per la Pontassieve medievale ed unitaria. 

 

pontassieve sani

La ricerca di Laura Olimpia Sani  si basa anche su  scritti dell’epoca (come i resoconti delle visite dei granduchi Pietro Leopoldo e Leopoldo II di Lorena, il Dizionario geografico di Emanuele Repetti, ecc.) e sula storiografia contemporanea relativa al territorio fiorentino ma soprattutto esamina  un corpo davvero significativo di documenti ufficiali, prodotti per finalità di conoscenza e di governo del territorio; che  consentono mettere a fuoco processi e cambiamenti come, la crescita urbanistica ed economica di Pontassieve dopo la costruzione delle strade rotabili per la Romagna e il Casentino.

Fra questi documenti anche  l’ inchiesta industriale del 1766-67 coordinata dall’illuminista Francesco Maria Gianni, voluta da Pietro Leopoldo per avere un quadro analitico dell’apparato produttivo manifatturiero e artigianale del Granducato, dal quale iniziare le sue riforme economiche liberistiche. 

Particolare rilievo assume nella tua ricerca il  Censimento del 1841. Perché?

Il censimento offre, parrocchia per parrocchia, uno spaccato straordinario sull’assetto demografico, sociale e culturale dell’intera popolazione residente. La fonte elenca tutti gli oltre 9000 abitanti della Comunità, famiglia per famiglia, con dettaglio su sesso, età, stato civile, istruzione, professione e mestiere o condizioni di benessere economico che non rendevano necessarie attività lavorative e – nel caso – lo stato di bisogno di assistenza sanitaria ed economica per gli inabili, gli indigenti e i miserabili. Di più, documenta la densa presenza – nelle famiglie mezzadrili – di orfanelli ivi trasferiti per l’allattamento dagli ospedali per l’infanzia abbandonata di Firenze (Innocenti e Bigallo), che spesso rimanevano nelle ampie famiglie coloniche in posizione almeno nominativamente servile (sono definiti dai parroci come serve e garzoni).

 

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