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Il blog di Francesco Colonna
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Scrivere e pubblicare: dal mare dell’editoria emerge Porto Seguro Cultura

fabio gimignani

Firenze – E’ una fra le ultime nate, la casa editrice Porto Seguro. Fiorentina, ha una storia curiosa alle spalle e soprattutto è una delle poche case editrici indipendenti che fa della pubblicazione di inediti e scrittori sconosciuti la sua missione. Con un preciso scopo: fare da “battistrada” ad autori per farli conoscere alle case editrici più grandi. Assolvendo insomma a una vera e propria funzione di “scouting”.

Primo punto fermo, spiega Fabio Gimignani, uno dei due soci fondatori, è: nessuna richiesta di soldi. Dunque, Porto Seguro non è una casa editrice a pagamento. Secondo punto, gode di una rete di distribuzione che passa sia attraverso le grandi librerie riconosciute, Ibs, Feltrinelli, Mondadori e ovviamente Amazon, sia attraverso il circuito sempre più vivace delle librerie “indie”, ovvero indipendenti. Punto d’onore, che l’autore sia disposto a girare per le presentazioni e che si impegni a vendere almeno 50 copie. “Attenzione – spiega Gimignani – la vendita di almeno 50 copie non è nel contratto, è una sorta di promessa fra gentiluomini, non costituisce obbligo di nessuna natura”.

Ed ecco come nasce l’idea e si sviluppa. “Porto Seguro nasce perché Paolo Cammilli (un altro socio fondatore; in tutto i soci sono 4, e molti sono anche autori: oltre a Cammilli che è anche amministratore, Fabio Gimignani, Nicola Ronchi e Valerio Abbate) scrive il romanzo Maledetta Primavera. Serviva una casa editrice che si occupasse non solo della pubblicazione, ma anche della distribuzione. Ci viene in mente anche il nome: Porto Seguro. Così, senza troppi significati reconditi: è un nome rassicurante, ci piace. Mettiamo su la casa editrice, pubblichiamo il romanzo, lo distribuiamo. E’ un successo: giunti alle cinquantamila copie vendute, Newton Compton prima, Sperling poi (lo distribuisce anche attualmente) ci hanno chiesto i diritti. Morale: 130mila copie distribuite”.

Non male davvero, in particolare in Italia, dove già vendere 50mila copie è considerato un successo editoriale, a 100mila è quasi un best seller. “Visto il risultato, pensiamo: ma se è andata così per Maledetta Primavera, non può ripetersi anche per altri titoli?”. Detto fatto, si parte. Siamo nel 2013.

“Il segreto è tutto nei numeri – spiega Fabio – premetto che da trent’anni faccio il grafico pubblicitario. I costi di un libro riguardano in buona sostanza la stampa:  noi ci serviamo di un’azienda del Nord Italia, che è oltre il digitale. Per fare un esempio, si stampano 200 copie di un nuovo libro, tenendo conto che un autore nuovo, se arriva a vendere 200 copie, si deve “baciare i gomiti”, nel senso che è già un successo insperato. Se se ne vendono 50 (che è l’oggetto del gentlemen’s agreement di cui sopra) e si coprono le spese di produzione. L’autore percepisce dal 6 al 12% del prezzo di copertina in base alle copie vendute”.

.Una grossa fetta dell’attività di Porto Seguro è dedicata all’organizzazione di presentazioni. “Il nostro sistema è questo – spiega Gimignani – oltre alle presentazioni “mirate” ai vari libri, ogni 2 mesi organizziamo un grande “show” con un buon numero di autori: niente ingessature, niente discorsi lunghi e noiosi. Il prossimo evento lo teniamo il 3 maggio al Dome, in via il Prato 18r, dove saranno presentati  10 libri nuovi e vi saranno almeno una ventina di nostri autori. si parte all’ora del’aperitivo e si arriva a notte fonda. Aperitivo-musica-libri. Un vero e proprio evento insomma, che ci consente di passare il messaggio: leggere è l’attività più divertente del mondo”.

Ma come si selezionano i libri? “Diciamo che un autore trova in noi una possibilità di pubblicare in ogni modo, anche se, dopo la lettura del testo (che eseguono i soci), se non ci convince, sconsigliamo la pubblicazione, magari corredando il nostro punto di vista con eventuali consigli. Se il testo ci convince, si passa al contratto e all’editing. Infine, prepariamo le presentazioni, ovviamente chiedendo la disponibilità dell’autore, che è non solo quella fisica di partecipare alle presentazioni e parlare del libro, ma anche quella di mettere a disposizione i propri social, facebook e via dicendo”.

Spesso i primi a non credere alla possibilità concreta di pubblicare sono proprio gli autori. “Le obiezioni più comuni sono quella delle spese (“mi costa troppo pubblicarlo”) e quella della distribuzione – spiega Gimignani – punti che noi pensiamo di avere brillantemente superato. Nelle presentazioni, poi, cerchiamo di ricostruire tutto ciò che il libro rappresenta, mettendoci anche a riproporre l’atmosfera, il periodo, il sapore che il libro ha. Del resto, chi vende libri vende un passaporto per un viaggio, dal momento che il libro rappresenta ancora, in una società ossessionata dall’io (vedi gli stessi social: io che viaggio, che compio gli anni, che mi faccio un selfie …) un mezzo per “uscire da se’”; permette di allontanarsi da se stessi, vedendosi e vedendo il resto, continuando a tenersi per mano”.

Per quanto riguarda i generi, “li copriamo tutti – dice Gimignani – l’importante è che il libro sia piacevole da leggere, o meglio, che ci piaccia”. Il genere è invece importante per le presentazioni “più piccole”. E proprio con attenzione al genere è stato stilato il calendario con La Cité, la libreria-cafè in borgo Santo Spirito.

In conclusione, oltre all’appuntamento del 3 maggio al Dome, è interessante ricordare che in itinere c’è un progetto che si chiama “Il Giardino delle Meraviglie”. “Riguarda il giardino di villa Demidoff – conclude l’editore – a Pratolino. Un luogo meraviglioso, che di solito è ricordato con difficoltà, magari “solo” per l’Appennino del Giambologna. Ebbene, abbiamo lanciato una raccolta di racconti ambientati in questo luogo magico, che permetta di apportare un nostro contributo letterario a uno dei giardini più incredibili e ricchi di storia della cintura fiorentina: una dozzina di racconti di vari autori (fra cui Niccolò Capponi, Riccardo Artusi e il sottoscritto) legati fra loro solo dal giardino. Un modo intelligente secondo noi anche per lanciare la valorizzazione del territorio. L’esperimento ci è piaciuto e ci riserviamo di proseguirlo, ovviamente cambiando le location”.

 

 

 

 

 

 

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