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Il blog di Francesco Colonna
Voltagabbana

Silvano Braido ci invita al gioco Cultura, Gallerie Fotografiche, My Stamp

Camaleonte, acrilico e olio su tela, 45x45

Treviso - Silvano Braido ci invita al gioco

Caro Silvano Braido potresti accennare qualcosa sulla tua vita

Certo, posso cominciare dall’inizio, raccontandoti che sono nato a Treviso,  alle ore 17 del 4 Settembre 1946. Aggiungo poi qualcosa sull’infanzia, quando già dalle scuole materne ed  elementari mi sentivo fortemente attratto dalle matite colorate: ne ricordo ancora il profumo. Sovra ogni altro impegno il disegno era la mia priorità, solo al secondo posto venivano i compiti di scuola.
In realtà a scuola ero distratto e ai discorsi della maestra preferivo gli alberi fioriti che potevo scorgere fuori dalla finestra.

A nove anni dipingevo con i colori ad olio e di quel periodo conservo ancora qualche piccolo lavoro.
Ricordo un episodio accaduto alle scuole medie  quando portai a casa un bel 3 in disegno perché avevo sconvolto i colori della natura, dipingendo di azzurro gli alberi.

Quindi, mi sembra di capire, porti con te da sempre questa passione per la pittura e il disegno

In effetti, la passione della pittura è nata con me,  anzi vorrei precisare che, più che di una passione, si tratta proprio di una vocazione che non mi ha mai abbandonato, nemmeno nei momenti più difficili che ci sono stati nella mia vita,  sia in passato che tuttora.

Nel periodo importante della giovinezza è mancato il papà e allora ho dovuto abbandonare le scuole e mettermi a lavorare, perché era mio padre che portava in casa l’unica entrata economica di operaio.

Puoi dirmi qualcosa sulla tua tecnica e come l’hai migliorata

Come dicevo, le difficoltà erano tante, ma questo non mi ha impedito di continuare a dipingere e sperimentare ogni sorta di tecnica e tendenza pittorica, dal figurativo all’astratto, sempre alla ricerca del mio stile, della mia forma di espressione artistica.

Così, per un paio di anni mi sono dedicato esclusivamente all’incisione, una tecnica che considero fantastica, ma difficile e di lunga esecuzione. Ho inciso circa 200 lastre, ma poi ho abbandonato, mi toglieva troppo tempo alla pittura  e poi, l’apprezzavano solo in pochi.

Sei riuscito a vivere della tua arte?

Queste esperienze mi hanno rafforzato nella tecnica e nel lavoro di pittore e dopo diversi anni sono riuscito a farne l’unica mia professione, ma è stata durissima ho dovuto affrontare moltissimi sacrifici di tutti i tipi. Sacrifici condivisi con la mia splendida famiglia che mi ha sempre sostenuto.

Hai  progetti nel cassetto?

Non ho particolari progetti,  non dipingo per fare soldi e il denaro mi serve per continuare a dipingere. Il mio intento è  far sognare, questo è il mio unico scopo. Mi sento molto vicino alla pittura nord europea, e sono profondamente affascinato dai fiamminghi, da Bosch in particolare.

Un messaggio per i giovani artisti

Mantenersi con la pittura in questo periodo di profonda crisi è molto difficile per tutti i pittori, ma io non mollo, vado comunque avanti e suggerisco alle nuove leve, se hanno delle doti, di non mollare mai e superare tutte le difficoltà, guardando avanti. Solo così potranno avere delle soddisfazioni. Non pretendo di essere un modello, ma posso aggiungere che, per quanto mi riguarda, malgrado le difficoltà, ho avuto e continuo avere molte soddisfazioni. Sono felice di poter contribuire, con il mio lavoro, ad un viaggio nella fantasia, un piccolo scorcio di luce in questo mondo buio, che solo l’Arte potrà salvare.

Trovo particolarmente azzeccato ciò che scrive Vittorio Sgarbi in “I GIUDIZI DI SGARBI – 99 artisti dai cataloghi d’arte moderna e dintorni. Giorgio Mondadori editore,  2005″

… L’invito al gioco, che questo estroso inventore propone, comporta tuttavia un’ adesione attenta a cogliere i nessi logici del suo paesaggio mentale, lungo il percorso piuttosto complesso delle immagini. Per un effetto curioso sembra qui di viaggiare in un paese straniero, eppure familiare, o di ascoltare il suono di una lingua non del tutto sconosciuta, quella che appartiene ai bambini e che sa attribuire alle cose i giusti nomi suggeriti dalle capacità onomatopeiche che solo l’infanzia sa esercitare. …

Grazie ancora caro Silvano Braido che ci conduci nel tuo immaginario

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