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Stensen: conoscere “i draghi” dell’Intelligenza Artificiale Cultura, Innovazione, Opinion leader

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Firenze -  L’ Intelligenza artificiale non è più solo un tema inquietante per grandi film sul medioevo prossimo venturo. E i mostri che turbano sonni e aspettative non sono più come lo spietato computer Hal 9.000 di “2001 Odissea nello spazio”, che fa fuori mezzo equipaggio dell’astronave.

Oggi ce ne sono di ben più concreti e hanno a che fare con la competizione fra i “draghi” che inglobano ed elaborano tutte le possibile informazioni pubbliche, private e personali come Alphabet di Google, Apple, Amazon, Facebook, IBM, Microsoft o anche Alibaba dei cinesi.

Sono le grandi aziende tecnologiche mondiali che stanno investendo in AI (acronimo per l’inglese artificial intelligence), giganti che ormai hanno monopolizzato il Data Science, cioè quel settore interdisciplinare che utilizza metodi, algoritmi, processi e sistemi per ottenere conoscenza dai dati.

Nel primo degli incontri organizzati dalla Fondazione Stensen per fare il punto sull’AI e la Robotica (Macchine intelligenti? Ruoli e responsabilità sociali delle tecnologie avanzate) gli esperti hanno subito messo sul campo le criticità sui prevedibili sviluppi di un settore della ricerca che sta mostrando straordinarie possibilità di applicazione per moltiplicare in dimensioni inconcepibili il tesoro di conoscenze degli esseri umani.

Ma non è detto che ne migliori la vita. “Draghi” è il termine che ha usato Marco Gori dell’Università di Siena per indicare il ruolo ambiguo dei gruppi come Google che immagazzinano ogni giorno miliardi di informazioni di tutti noi che mandiamo messaggi e tracce in ogni momento della giornata.

“Si è creata una pericolosa asimmetria fra coloro che producono messaggi e coloro che ne usufruiscono in modo positivo o negativo – ha detto Gori – Positivo perché mettono a disposizione di tutti strumenti straordinari che ci permettono di ottenere conoscenze a livello diffuso che pochi anni fa erano impensabili. La statistica di un tempo impallidisce di fronte all’attuale tesoro di informazioni. Ma anche negativo perché possiedono il privilegio del crawling, la scansione di tutte le pagine web da cui trarre le informazioni, il dominio di tutti i messaggi”.

Cosa accade nella pancia del drago? Quali sono i processi culturali che avvengono lì dentro? Questa è la domanda da porsi visto che il meccanismo che lo muove è solo il profitto. Il problema del far pagare le tasse alla fine non è quello più importante. “Occorre – ha concluso il professore – che vengano adeguati i sistemi legislativi per salvaguardare l’immenso tesoro informativo da usi impropri, come sta facendo il Governo del Canada che ha istituito speciali ispettori per il controllo di quanto avviene in questa enorme vasca dove affluiscono tutte le informazioni”.

Sul piano della progettazione e realizzazione di robot sempre più avanzati, Benedetto Allotta dell’Università di Firenze ha illustrato gli ultimi risultati ottenuti nei laboratori di ricerca, mostrandone l’applicazione in tanti settori con risultato che finora erano impensabili.

Tuttavia anche nella robotica si pongono domande che verranno affrontate nel corso degli incontri dello Stensen. Riguardano quella branca dell’intelligenza artificiale che si chiama Machine Learning, vale a dire la macchina che sviluppa da sola le conoscenze relative ai compiti per cui è stata programmata (“Un programma apprende se, dopo aver svolto un compito, migliorano le sue prestazioni” , crf. Alessandro Cucci, A tu per tu col Machine Learning, thedotcompany 2017).

Anche sotto questo punto di vista, il problema principale non è quello che immaginiamo, condizionati dalle fiction di Hollywood. La paura degli scienziati non è tanto quella di apparecchi che smettono di obbedire alle istruzioni e seguono comandi selezionati dai loro circuiti, ma piuttosto di macchine che fanno quello che si dice loro, ma lo fanno in modo incomprensibile.

“Persino il progettista di una rete neuronale (Artificial neural networks ANNs che si ispira alle reti neuronali del cervello) , una volta che la rete è stata predisposta e rodata, non può sapere esattamente come sta facendo ciò che fa – scrive il settimanale britannico The Economist – Permettere a tali agenti di soprintendere a infrastrutture complesse e delicate o di prendere decisioni mediche significa perciò affidare la vita delle persone ad apparecchi il cui modo di operare nessuno può veramente capire”.

L’obiettivo è dunque quello di costruire macchine che come Hal 9.000 di Kubrik possano spiegare perché hanno agito così.

Il prossimo incontro:  Tecnologie avanzate: lavoro ed economia. Intervengono Mauro LOMBARDI (Università di Firenze), Luca BELTRAMETTI (Università di Genova), Modera Emilio BARUCCI (Politecnico di Milano). Sabato 10 marzo ore 15,30 presso Auditorium Stensen, Viale don Minzoni 25C – Firenze.

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