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Vila-Matas vince il Premio Von Rezzori Cultura

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L’emozione è già forte quando va al microfono per ringraziare della candidatura. Il Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, a Firenze, è  una pagina così densa di storie che toglie il fiato solo a leggere la prima riga. Quella emozione si fa dirompente quando viene riconosciuto primo tra i primi al termine della cerimonia conclusiva del Festival degli scrittori. “Se prima avevo poche parole – dice Enrique Vila-Matas – adesso non ne ho proprio. Vi ringrazio per la vostra pazienza e vi esprimo la mia ammirazione”.

Secondo i giurati Beatrice Monti della Corte von Rezzori, Ernesto Ferrero e Björn Larsson è lui il vincitore della sesta edizione del Premio Gregor von Rezzori per la miglior opera di narrativa straniera con “Esploratori dell’abisso” (Feltrinelli 2011, traduzione di Pino Cacucci). “Una collezione di saggi che diventano finzione – si legge nella motivazione del premio – racconti che diventano reali e semplicemente pagine di uno scrittore troppo preoccupato di verità letteraria per tenere conto dei confini tra quello che consideriamo un mondo reale e quello che consideriamo un mondo sognato”. Diciannove storie che si arrestano su altrettanti abissi per scandagliare il vuoto che accoglierà la caduta, un secondo prima che questa si compia. I protagonisti sono personaggi buffi, gaudenti, sempre ai limiti della condizione umana, presi in un momento della loro vita in cui sono costretti ad esplorare ciò che c’è oltre, a gettare lo sguardo al di là dei propri confini morali, sociali o fisici. “Il suo stile, preciso come uno scalpello, non è ingombrante – prosegue la motivazione – Sembra solo che pensi ad alta voce con poetica precisione i problemi essenziali di un credo letterario”.

Tradotto in ventinove lingue, Vila-Matas non è nuovo ai riconoscimenti in Italia, avendo già vinto il Premio Internazionale Ennio Flaiano (2005), il Premio Elsa Morante (2007), il Premio Mondello (2009) e il Premio Bottari Lattes Grinzane, sezione La Quercia (2011), per la sua provocatoria e personalissima opera narrativa, insieme intimista e sperimentale, elegante e sfrontata. Ora si è aggiunto anche il Premio Gregor von Rezzori a sottolineare che l’autore spagnolo ci svela la realtà usando la sua abilità di narratore e, si legge ancora nella motivazione del premio, “trasforma il nostro mondo quotidiano in qualcosa di lucido, luminoso e meravigliosamente commovente”. Un grande libro del nostro tempo estratto dal rumore di fondo dell’editoria leggi-e-fuggi e reso percepibile, udibile nella singolarità della sua voce da un premio letterario che è uno dei serbatoi di futuro della città di Firenze.

“E’ l’idea che Firenze possa e debba non accontentarsi di vivere di ricordi del passato – ha detto il sindaco Matteo Renzi nel suo saluto iniziale – Io trovo questo nel valore culturale del Premio Gregor von Rezzori. Si tratta cioè di un’opportunità per questa città, così straordinariamente affascinante, ma così straordinariamente “a rischio polvere”, di riflettere su stessa e di mantenere viva la grande storia che la caratterizza”. Un rischio che lo stesso Comune, nelle stesse ore della consegna del von Rezzori, ha reso una facile profezia con il suo contributo alla chiusura dell’Ex 3 – Centro per l’arte contemporanea. Ma qui, nel Salone dei Cinquecento, sembra non ricordarlo.

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