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Cave, Confindustria Carrara: “Non sono discariche” Dibattito politico

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Carrara – Riceviamo e pubblichiamo una nota di Confindustria Livorno Massa Carrara sulle cave descritte come “discariche incontrollate  di rifiuti pericolosi“.

Negli ultimi trenta anni c’è stato un continuo upgrading degli standard ambientali per le imprese del settore lapideo  e questo processo  è tutt’ora in atto.  Si può pensare che non sia  stato fatto abbastanza ma non si può certo negare che, tappa dopo tappa, le cose sono cambiate in modo sostanziale e, soprattutto, che di pari passo con l’intensificazione dei controlli, sono aumentate la sensibilità e le soglie di attenzione delle imprese per il rispetto delle normative ambientali.

Di questo non danno conto né rendono giustizia i quadri parossistici di questi giorni che presentano le nostre cave come “depositi incontrollati di rifiuti pericolosi”.  Fermo restando che errori formali e casi di  comportamenti devianti sono sempre possibili e che si può fare meglio, tutto si può dire ma non che le cave siano “discariche incontrollate”.

Gli sforzi sin qui sostenuti hanno prodotto risultati tangibili per molti prodotti;  questo purtroppo non vale per una parte delle marmettole. Le procedure messe a punto per la raccolta degli oli esausti, gli imballaggi e per gli altri materiali utilizzati nelle cave sono codificate da tempo e tracciabili negli appositi registri. Nel caso delle marmettole si stanno diffondendo rapidamente  specifiche soluzioni affinché siano raccolte e, in base alle loro caratteristiche, avviate (nel rispetto dei requisiti  di tracciabilità) ai trattamenti di riciclo o direttamente allo smaltimento.

Queste procedure, per il momento,  hanno risolto solo in parte il contenimento  delle polveri dei piazzali di cava e dei dilavamenti  per la pioggia.  Il problema è al centro dell’attenzione sia  degli organi preposti a rispetto dell’ambiente (Arpat, Procura, Carabinieri forestali, Comuni..)  che delle imprese e dei loro tecnici.  Negli ultimi dodici mesi sono cambiate molte cose: si sono intensificate le ispezioni, sono stati progettati nuovi sistemi di controllo (droni, telerilevamento, ..) e sono stati presi provvedimenti stringenti (sospensione attività di cave, nuovi disciplinari).  In queste settimane, ancora, Regione ed Arpat stanno  predisponendo nuove Linee guida che, si auspica, mettano ordine in un quadro normativo per generale ammissione ridondante e contraddittorio.  Le imprese, nel frattempo, non sono state  a guardare:  è iniziata una rivisitazione dei sistemi idraulici di contenimento e di raccolta dei limi e dei dilavamenti nei piazzali, sono state acquistate apposite filtropresse mobili e macchine spazzolatrici e sono stati istituiti i registri delle operazioni di pulizia dei piazzali.

Siamo fiduciosi che i maggiori controlli, da un lato, e gli investimenti delle imprese, dall’altro, porteranno presto a risultati tangibili, senza nasconderci che, per la conformazione delle aree e per le specificità proprie di tutti i cantieri, la presenza di residui è da considerare fisiologica. Il Procuratore Giubilaro, con cui non vogliamo polemizzare, è convinto che occorra “una riorganizzazione sistematica delle attività estrattive”; ci sono molte ragioni per far fare ulteriori passi avanti alla riorganizzazione del settore ma, detto sempre cum grano salis e con serenità di giudizio, si riconosca apertamente che le cave non sono affatto cumuli “incontrollati” di rifiuti “pericolosi”.

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