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Rossi: “Europa più unita solo se finanzia le politiche di coesione” Dibattito politico

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Firenze -  “C’è bisogno di una maggiore unità che può essere raggiunta solo se si sostanzia in adeguati finanziamenti per gli interventi sociali e per lo sviluppo. I due pilastri, il mercato e le politiche di coesione, su cui si regge l’Europa, devono integrarsi perché le disparità che il mercato produce vanno corrette e non può esistere un’Unione che si basi soltanto sulla concorrenza”.

E’ questa la tesi centrale espressa dal presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, nel corso della sua introduzione al Convegno sul Destino dell’Europa che si è svolto oggi pomeriggio a Palazzo Strozzi di Firenze, organizzato dall’Istituto nazionale degli studi sul Rinascimento nell’ambito del progetto dedicato all’Umanesimo contemporaneo.

“Trovo giusto – ha aggiunto Enrico Rossi – avere un’Europa della difesa, che fa politiche sull’immigrazione, che si provi a farne un baluardo nella difesa dei diritti umani, ma non possiamo sottrarre alle politiche di coesione finanziamenti che sono fondamentali”.

A questo proposito ha ricordato come dal 1989, anno in cui Jacques Delors ottenne il raddoppio del bilancio dedicato alla coesione, siamo tornati indietro. Se allora si destinava a quello scopo il 2,4% del bilancio Ue. Oggi siamo scesi allo 0,9% e si parla di tagli del 15 o del 30% o, nella migliore delle ipotesi, del mantenimento dei livelli attuali.

Rossi propone quindi l’introduzione di una tassazione sulle transazioni finanziarie o sulle emissioni inquinanti che consenta di finanziare il Fondo di coesione e distribuirne le risorse sia ai Paesi meno sviluppati che a quelli “storici”. Una Tobin tax che, applicata solo alle transazioni dell’area euro, potrebbe generare introiti per 60 miliardi, quasi l’equivalente del contributo britannico al bilancio settennale dell’Unione.

“Se non ci muoviamo per tempo – questa la conclusione del presidente Rossi – dei due pilastri europei, concorrenza e coesione, resterà in piedi solo il primo, che ha ottenuto soltanto l’effetto di aumentare, anziché ridurre, le divergenze territoriali e sociali. E si rischia di fare solo retorica se si dimentica che per ottenere questo risultato occorre anche intervenire sugli aspetti economici che finanziano le politiche sociali”.

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