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Artigianato toscano, ancora non si vedono schiarite Economia

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Firenze – Anche il 2015 non sarà un anno tranquillo, per l’artigianato toscano. A dirlo, la Cna, che ricorda i numeri impietosi del 2014: perse altre 1.806 imprese, ne sono rimaste 109.491, le nuove nate nel 2014 sono state 8.441, le cessazioni 10.247. Dal 2008, anno dell’inizio della crisi, al 2014 in Toscana sono scomparse 9.335 imprese artigiane.

Ed ecco la situazione attuale in numeri assoluti e per settori: le costruzioni sono il comparto in cui l’artigianato continua a pagare il prezzo più alto alla crisi (-1566); in controtendenza abbigliamento (+93) e pelletterie (+76), sostanzialmente stabile l’alimentare (+24).
Per quanto riguarda il dato territoriale, tutte le province toscane mostrano un segno meno con le perdite più alte a Firenze (-581) e a Lucca (-451) e più basse a Livorno (-24), Prato (-30) e Pisa (-49); ci sono poi Grosseto a -161, Pistoia -149, Siena -141, Arezzo -112, Massa Carrara -108.
(dati Movimprese – InfoCamere).

Considerando la fotografia del presente e lo stato del passato (a cominciare dal 2008, l’anno del reale scatenamento della crisi), le vere preoccupazioni riguardano il futuro. “Al di là dei numeri negativi – dichiara il direttore CNA Toscana, Saverio Paolieri – a preoccupare è la profonda crisi di medio periodo che ha colpito l’artigianato toscano dall’inizio degli anni 2000. Profondi processi selettivi, imposti prima dall’effetto della globalizzazione dei mercati e poi dall’imperversare della crisi dopo il 2008, continuano a interessare l’economia artigiana della nostra regione, il cui giro d’affari si è grossomodo contratto di un terzo dal 2008.”

E proprio sulle prospettive future interviene il direttore di Cna Paolieri: “Il nostro artigianato è ancora molto fragile e le prospettive continuano ad essere orientate alla neutralità o alla crescita zero, ovvero all’assenza di una ripresa. L’indagine del sentiment condotta di recente da CNA Toscana su un campione d’imprenditori prevede per il 2015 miglioramento un po’ su tutti gli indicatori e i livelli produttivi e di fatturato sono attesi in recupero, ma il quadro generale presenta un profilo di sostanziale stazionarietà. A dimostrazione che non si prevede l’inizio di una ripresa vi è lo scarso rilievo della spesa per investimenti: solo il 20,8% delle imprese prevede che effettuerà investimenti nel corso del primo semestre 2015. Sarà quindi ancora un anno difficile quello che è da poco iniziato”.

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