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Aziende idriche: due miliardi di investimenti per raggiungere gli standard Ue Economia

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Firenze – Le aziende idriche toscane presentano un volume di investimenti annui per abitante intorno ai 60 euro contro i 50 della media nazionale, registrando un costo operativo per abitante di 110 euro, più basso dei 123 euro del campione nazionale. Nello stesso tempo le i gestori del servizio idrico in Toscana hanno registrato una maggiore redditività e un maggiore incremento del patrimonio netto rispetto alla media nazionale, consolidando così la propria struttura finanziaria

Questi i risultati di uno studio sull’impatto della regolazione tariffaria sui risultati economico finanziari delle aziende idriche, presentato oggi a Firenze nella Sala del Gonfalone in Consiglio Regionale.

“Uno studio importante per analizzare l’esperienza toscana di questi 20 anni, una delle più avanzate e longeve del quadro italiano. Grazie alla regolazione nazionale e locale e al lavoro dei gestori in forma di società mista (esclusa Gaia) è stato possibile avviare circa 2 miliardi di investimenti, recuperando quindi in parte il buco nero del decennio precedente ai nuovi affidamenti e raggiungendo gli standard di servizio richiesti dalla normativa europea ed italiana: depurazione, fognatura, qualità dell’acqua, regolarità del servizio, fino alle recenti sfide della qualità tecnica come perdite di rete, rapporto con i consumatori, gestione appropriata dei fanghi, riduzione dei consumi energetici”, è stato il commento di Alfredo De Girolamo, presidente di Confservizi Cispel Toscana.

Realizzato sotto l’egida dell’Associazione da Paolo Peruzzi, direttore di Gaia Spa ed esperto di regolazione e gestione del servizio idrico, e da Giovanni Canitano, specialista di affari regolatori, lo studio analizza l’impatto che la regolazione tariffaria ha avuto negli ultimi dieci anni (2007-2016) sui bilanci di 50 aziende di gestione del servizio idrico. “Sulla base dei risultati della ricerca – prosegue De Girolamo – sarà possibile fondare su dati certi di analisi le scelte per il futuro cheComuni e AIT dovranno assumere nei prossimi mesi: gestore unico di ambito, forma di gestione in house o in gara, nuovi obiettivi anche alla luce della nuova direttiva sulle acque potabili in arrivo da Bruxelles”.

 

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