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ChiantiBanca verso ICCREA, soci contrari pronti alla battaglia Economia

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Prato - Nelle buone intenzioni del governo Renzi il varo della legge per spingere le Bcc ad aggregarsi in un unico polo finanziario, con la creazione di una sola holding nazionale per tenere insieme quasi tutte le banche di credito cooperativo, con un patrimonio di 20 miliardi di euro, fu fatto per rendere  ancora più forte il credito cooperativo e resistente all’urto delle crisi bancarie. Una riforma per allargare quella rete di protezione a vantaggio delle Bcc, realtà bancarie molto legate al territorio, per cui “se quel territorio va in crisi,non deve andarci di mezzo la banca.”

Sulla carta dunque una riforma ambiziosa, lungimirante fatta nell’interesse dei risparmiatori, ma che contrariamente a quanto previsto, sta creando non poche divisioni nel panorama delle Bcc italiane e in casa nostra, in Toscana. Da alcuni mesi è in atto un vero e proprio scontro tra due grandi holding la ICCREA, finora monopolista dei servizi in consorzio del movimento Bcc, e la CCB trentina, perché  entrambe vogliono inglobare la ChiantiBanca, il credito cooperativo toscano.

Un banca che ha la propria sede legale a Monteriggioni, nel Chianti senese, conta ad oggi 100mila clienti e un patrimonio di 27mila soci che la rende simile più a una media banca Popolare che a una cooperativa, ne fa la Bcc più importante della regione, e una delle maggiori a livello nazionale. Numeri importanti grazie anche a diverse acquisizioni che suggerirono anche un tentativo di trasformazione  da credito cooperativo a spa autonoma, (nel 2012 ha assorbito il Credito Fiorentino di Denis Verdini e nel 2016 le banche concorrenti Pistoia e Area Pratese, che hanno però hanno gravato enormemente sul bilancio e messo in allarme la Vigilanza della Banca d’Italia), risoltosi in un nulla di fatto, quando ChiantiBanca capì che da Roma, non sarebbe mai arrivato il via libera.

A dicembre del 2016 la svolta con il neopresidente Lorenzo Bini Smaghi, scelto dalla Banca d’Italia per ripianare quel buco di bilancio di 90 milioni di euro della banca chiantigiana, con la consegna di quest’ultimo di un fascicolo alla magistratura, da cui è poi partita l’indagine a Firenze con venti indagati per i reati ipotizzati di falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza e l’assemblea straordinaria dei Soci che  approvarono a larghissima maggioranza l’adesione alla Cassa trentina.

A maggio con la sconfitta della lista Bini Smaghi e l’ingresso del nuovo presidente Cristiano Iacopozzi che ha affermato “ChiantiBanca, è una associata della Federazione toscana. E tutti sanno che abbiamo sempre avuto una preferenza per il gruppo unico, che non può che incentrarsi su Iccrea”-, e un diverso Cda,sono arrivati i colpi di scena.

Dapprima una “pretestuosa”lettera di nove Soci, per invalidare la decisione scaturita  dalla votazione nell’assemblea del 14 maggio, con cui ChiantiBanca aderiva a Cassa Centrale Banca (la holding trentina), a cui segue un’altra di ben sedici soci storici che chiedono al Presidente e al nuovo Cda, soprattutto trasparenza e chiarezza riguardo anche a dei licenziamenti immotivati (non furono avvisati  neppure i sindacati di categoria) e l’invito all’osservanza della scelta a favore di Cassa Centrale, voluta e decisa con voto finale unanime di 3.500 voti a favore contro 4 contrari.

Per  un durissimo attacco sferrato da  Fracolossi, presidente di Banca Centrale al meeting delle Bcc aderenti a Milano la scorsa settimana, (assente  la ChiantiBanca) che si è detto pronto a tutelare gli interessi della sua banca in tutte le sedi opportune in caso di un voltafaccia della banca toscana, una quanto mai veloce convocazione avallata dal cda e del presidente Iacopozzi con cui legittimare, da parte di ChiantiBanca, il mandato ai legali per studiare le ricadute economiche di una possibile uscita dal gruppo CCB e l’ingresso in Iccrea.

Un’uscita che alla Banca toscana, secondo indiscrezioni, oltre al pagamento del bond da 20 milioni di euro concessole da Cassa Centrale a tassi molto vantaggiosi, dovrebbe costarle un caro prezzo per i conti di un’azione legale dagli esiti difficilmente prevedibili. È di qualche giorno fa, infine un comunicato con cui i vertici di ChiantiBanca, per mezzo di una lettera dal tono più conciliante, intendono convocare un’assemblea straordinaria per convincere i Soci a riportare ChiantiBanca all’interno di ICCREA ribaltando la scelta voluta dagli stessi Soci qualche mese prima per CCB.

A quanto pare il nuovo  presidente di ChiantiBanca, Cristiano Iacopozzi, (contrariamente a quanto espresso da 3.500 Soci) è convinto che la scelta più giusta sia ICCREA e non Cassa Centrale, ma dovrà vedersela con tutti quei soci-azionisti che non sembrano disposti a stare a guardare e hanno annunciato ricorsi.

Comunque vadano le cose e, indipendentemente dalla scelta di una delle due holding che ChiantiBanca farà nel prossimo futuro, resta la consapevolezza in chi osserva, sia dall’interno che dall’esterno, che la banca  fiore all’occhiello del territorio  ha messo in gioco la sua credibilità.

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