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Disoccupati, politiche attive al via, ma il percorso è pieno di ostacoli Economia

disoccupazione giovanile

Firenze – Politiche attive per il lavoro ai nastri di partenza. Entro la fine dell’anno, grazie all’Assegno di ricollocazione, i Centri per l’impiego o le agenzie private accreditate prenderanno in carico il disoccupato, lo formeranno, lo accompagneranno verso una nuova occupazione. Pubblico e privato saranno in competizione e solo chi avrà successo incasserà l’assegno. In Italia, a regime, il programma potrebbe interessare una platea di circa 4/500 mila disoccupati l’anno, secondo le stime del Governo.

Detto così sembra tutto molto lineare e molto “nord europeo”. Ma la realtà è quella antica. Centri per l’impiego frammentati, sconnessi fra loro, senza legame con il territorio. Secondo l’Eurostat sono un po’ l’ultima ruota del carro, a cui chi ha perso lavoro si rivolge dopo un anno, quando ha esaurito tutti le altre risorse. In più, dopo la bocciatura del Referendum costituzionale, l’Anpal (l’Agenzia per le politiche attive che doveva essere decisore unico) è declassata a coordinatore delle centinaia di servizi per l’impiego regionali ed è costretta ad aprire tavoli su tavoli per trovare punti d’intesa comuni. Ne parliamo con Maurizio del Conte, presidente dell’Anpal.

L’ANPAL è operativa da gennaio di quest’anno. Come vi muoverete nei prossimi mesi?

Uno degli ambiti principali su cui siamo impegnati è l’Assegno di ricollocazione, uno strumento del tutto nuovo in Italia, rivolto ai disoccupati che ricevono da almeno 4 mesi la Naspi. Il disoccupato lo può spendere presso i servizi per l’impiego pubblici o privati, per avere un servizio personalizzato di assistenza intensiva nella ricerca di lavoro. Il pagamento dell’assegno all’operatore avviene solo nel momento in cui il disoccupato trova una nuova occupazione. Ora è in corso la sperimentazione (anche in Toscana ndr) di questo strumento, che contiamo di portare a regime entro la fine dell’anno. Inoltre, l’Assegno di ricollocazione è stato utilizzato anche per affrontare situazioni specifiche di crisi aziendali, come quella della società di call-center Almaviva, che ha licenziato circa 1.600 lavoratori della sede di Roma.

Altri strumenti?

L’ANPAL sta avviando, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, un progetto di assistenza alle scuole per l’alternanza scuola-lavoro, mettendo a disposizione tutor specializzati. L’Agenzia gestisce anche due incentivi per agevolare l’occupazione di target in situazione di particolare difficoltà: uno è rivolto ai NEET (giovani che non studiano e non lavorano ndr), un altro è dedicato alle regioni del Sud e viene riconosciuto alle aziende che assumono a tempo indeterminato giovani oppure persone disoccupate da almeno 6 mesi.

L’agenzia era nata nell’ipotesi di gestire le politiche attive in un quadro centralizzato. La bocciatura della riforma costituzionale invece ha lasciato tutte le funzioni in capo alle Regioni. Quali problemi si stanno creando?

Una delle novità più importanti del Jobs Act è stata proprio la creazione dell’ANPAL, a cui sono stati affidati compiti di indirizzo, coordinamento e monitoraggio delle politiche attive del lavoro e dei servizi per l’impiego. Tali compiti sono rimasti gli stessi, anche dopo la bocciatura del referendum costituzionale, che ha mantenuto l’assetto decentrato. Per certi versi il nostro ruolo è ancora più cruciale, poiché siamo chiamati a garantire che venga colmato il divario e la disomogeneità tra le diverse realtà regionali, attraverso un’azione di raccordo e di sintesi volta a far sì che i servizi per l’impiego possano essere fruiti da tutti i cittadini su tutto il territorio nazionale. Certo l’equilibrio complessivo del sistema è in via di assestamento e serve un grande senso di responsabilità da parte di ogni soggetto coinvolto nella governance delle politiche attive.

I decreti attuativi per la costituzione dell’Agenzia prevedono creazione di un sistema informativo unico per interfacciare domanda e offerta di lavoro. In Toscana non si riesce neanche ad accorpare (attraverso Idolweb) i dati per Provincia per avere una ricognizione regionale. Moltiplichiamo il problema per tutte le Province e Regioni italiane e si rischia il caos dei linguaggi. Non le pare che questa sia un serio problema?

La questione delle banche dati e delle piattaforme informatiche per la gestione delle informazioni sul lavoro è di fondamentale importanza. La consapevolezza della rilevanza ricoperta da questo ambito ci ha spinto a porre il tema all’attenzione del G7. Con il vertice di Torino dedicato al lavoro, che si è svolto a fine settembre, si è avviata una forte cooperazione tra le Agenzie e le Istituzioni per le politiche attive del lavoro dei paesi del G7, che prevede lo scambio di buone prassi e di conoscenze. Uno dei temi chiave è proprio quello dei sistemi informativi e ne parleremo anche nel prossimo incontro, che stiamo organizzando a Roma per il prossimo mese di novembre.

Veniamo al singolo disoccupato in cerca di lavoro. Prima dell’Anpal inviava curriculum a tutte le aziende sul web, andava al Centro per l’impiego con la certezza che appena 2 o 3 persone su 100 trovavano un’occupazione attraverso il sistema pubblico. Qualcuno si rivolgeva alle agenzie interinali. L’impressione è che, nonostante la nascita delle politiche attive, poco o niente sia cambiato.

Il nostro sforzo è di far sì che il disoccupato abbia a disposizione un unico punto di accesso, attraverso cui poter sapere quali sono le vacancies nelle imprese. Come dicevo prima, dobbiamo garantire a tutti i cittadini e su tutto il territorio nazionale parità di servizi, grazie a un sistema pubblico-privato efficace. Molti nodi sono ancora da affrontare ma si iniziano anche a intravedere, soprattutto in alcuni territori, i primi segnali di un processo graduale di miglioramento.

Però ora la situazione sul territorio appare anche più confusa. Abbiamo il Centro per l’impiego, le agenzie accreditate, offerte formative spesso sconnesse con i reali bisogni del territorio, un’infinità di banche dati che promettono di far incontrare domanda e offerta di lavoro. Un caos in cui è davvero difficile orientarsi. Cambierà qualcosa?

È fondamentale mettere in sinergia ambiti che troppo spesso rimangono scollegati. La ricognizione e l’analisi dei fabbisogni delle imprese, in termini di figure professionali e di competenze, deve proiettarsi nel sistema dell’istruzione e della formazione. Al tempo stesso gli interventi di orientamento e accompagnamento, per chi cerca lavoro o è in procinto di farlo una volta finiti gli studi, devono essere organizzati tenendo conto della situazione reale del mercato del lavoro, cioè sulla base della domanda espressa dal mondo produttivo. Solo in questo modo potremo far fronte al mismatch di lavoro e di competenze.

 

 

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