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Economia a razionalità limitata Economia, Innovazione

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Le ricerche in economia cognitiva e sperimentale, ponendo come loro principale oggetto di studi il comportamento effettivamente osservato dell’attore economico, hanno infatti messo in discussione una concezione di razionalità astratta e formale a favore di una visione problematica dei processi decisionali umani in condizioni di razionalità limitata.
Le ricerche di Kahneman hanno affascinato e sconcertato allo stesso tempo gli economisti: hanno evidenziato delle incongruenze tra il comportamento osservato e il modello dell’uomo di Chicago. Le principali differenze riguardano un'elevata variabilità nell’utilizzo dell’informazione, l'uso di euristiche, l'incapacità di massimizzare le preferenze, la sensibilità al contesto, la violazione degli assiomi della scelta razionale, la presenza di deformazioni percettive, effetti di dissonanza cognitiva.
Tutti fattori che hanno condotto Kanheman a concepire due differenti modalità di processare l’informazione: un sistema intuitivo e prelogico insieme a un sistema deliberato e razionale. In ognuno di noi tali sistemi convivono più o meno armonicamente. Sistemi che sono all’opera anche tra gli economisti i quali hanno, da sempre, però, concepito l’agente economico come perfettamente razionale. Le ricerche pionieristiche di Kanheman hanno dimostrato, invece, servendosi degli strumenti dell’economia sperimentale, che la maggior parte di noi incappa quotidianamente in errori cognitivi dei quali non siamo nemmeno consapevoli. Abbiamo, generalmente, un’eccessiva fiducia nelle nostre opinioni, impressioni, valutazioni. Anche quando si tratta di amministrare le nostre finanze, di scegliere tra differenti percorsi professionali, di valutare la correttezza di determinate statistiche. Può essere abbastanza sorprendente apprendere che, secondo Kanheman, sul lungo termine esistano domini nei quali non è possibile sviluppare un livello di expertise adeguato. Ma in che modo l’economia comportamentale può spiegare la recente crisi finanziaria? Probabilmente, molti dei meccanismi citati hanno giocato un ruolo fondamentale nel generare un eccessivo ottimismo in molti individui che, invece, hanno speculato o fatto pessimi investimenti. L’economia comportamentale non potrà certamente offrire soluzioni definitive, ma ha il merito di renderci consapevoli dei nostri limiti cognitivi. Limiti che ci portano a sottostimare le conseguenze delle nostre azioni, che ci inducono in errore nel ricordare il passato, o a vedere connessioni logiche tra eventi che, in realtà, hanno soltanto una relazione casuale tra loro, o che ci portano a cercare ragioni del tutto arbitrarie solo per istinto e non per ponderazione. C’è da domandarsi in che modo trovare un equilibrio tra la miriade di informazioni necessarie per effettuare scelte opportune in politica o in economia, compresa l’analisi statistica, e le nostre complesse e contraddittorie modalità cognitive. Il problema non è solo scientifico, ma anche politico ed economico. Come garantiamo ai cittadini un mondo che sia sufficientemente democratico da proteggerli dal prendere decisioni che potrebbero avere conseguenze svantaggiose per l’intera società? 

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Economia a razionalità limitata Economia

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Le ricerche in economia cognitiva e sperimentale, ponendo come loro principale oggetto di studi il comportamento effettivamente osservato dell’attore economico, hanno infatti messo in discussione una concezione di razionalità astratta e formale a favore di una visione problematica dei processi decisionali umani in condizioni di razionalità limitata. Le ricerche di Kahneman hanno affascinato e sconcertato allo stesso tempo gli economisti: hanno evidenziato delle incongruenze tra il comportamento osservato e il modello dell’uomo di Chicago. Le principali differenze riguardano un'elevata variabilità nell’utilizzo dell’informazione, l'uso di euristiche, l'incapacità di massimizzare le preferenze, la sensibilità al contesto, la violazione degli assiomi della scelta razionale, la presenza di deformazioni percettive, effetti di dissonanza cognitiva.
Tutti fattori che hanno condotto Kanheman a concepire due differenti modalità di processare l’informazione: un sistema intuitivo e prelogico insieme a un sistema deliberato e razionale. In ognuno di noi tali sistemi convivono più o meno armonicamente. Sistemi che sono all’opera anche tra gli economisti i quali hanno, da sempre, però, concepito l’agente economico come perfettamente razionale. Le ricerche pionieristiche di Kanheman hanno dimostrato, invece, servendosi degli strumenti dell’economia sperimentale, che la maggior parte di noi incappa quotidianamente in errori cognitivi dei quali non siamo nemmeno consapevoli. Abbiamo, generalmente, un’eccessiva fiducia nelle nostre opinioni, impressioni, valutazioni. Anche quando si tratta di amministrare le nostre finanze, di scegliere tra differenti percorsi professionali, di valutare la correttezza di determinate statistiche. Può essere abbastanza sorprendente apprendere che, secondo Kanheman, sul lungo termine esistano domini nei quali non è possibile sviluppare un livello di expertise adeguato. Ma in che modo l’economia comportamentale può spiegare la recente crisi finanziaria? Probabilmente, molti dei meccanismi citati hanno giocato un ruolo fondamentale nel generare un eccessivo ottimismo in molti individui che, invece, hanno speculato o fatto pessimi investimenti. L’economia comportamentale non potrà certamente offrire soluzioni definitive, ma ha il merito di renderci consapevoli dei nostri limiti cognitivi. Limiti che ci portano a sottostimare le conseguenze delle nostre azioni, che ci inducono in errore nel ricordare il passato, o a vedere connessioni logiche tra eventi che, in realtà, hanno soltanto una relazione casuale tra loro, o che ci portano a cercare ragioni del tutto arbitrarie solo per istinto e non per ponderazione. C’è da domandarsi in che modo trovare un equilibrio tra la miriade di informazioni necessarie per effettuare scelte opportune in politica o in economia, compresa l’analisi statistica, e le nostre complesse e contraddittorie modalità cognitive. Il problema non è solo scientifico, ma anche politico ed economico. Come garantiamo ai cittadini un mondo che sia sufficientemente democratico da proteggerli dal prendere decisioni che potrebbero avere conseguenze svantaggiose per l’intera società?

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