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Economia, la Toscana cresce piano ma si risveglia la domanda interna Breaking news, Economia

turisti in piazza signoria

Firenze- Crescita della Toscana avanti…piano. Il 2017 si chiude con un incremento del pil dell’1,2%, inferiore alla media italiana che si attesta sull’1,5%. Nel prossimo triennio il sentiero di crescita resterà più o meno costante, con una lieve contrazione nel 2020 (0,8%). Basterà un incremento così esangue a sanare gli shock di questo decennio di crisi, in termini di disoccupazione, diseguaglianze sociali, perdita di capacità produttiva? La risposta è no, perché la ripresa è polarizzata, ineguale. Ha premiato territori e ne ha “puniti” altri. Ha “elevato” strati sociali in modo quasi paradossale: sono più ricchi gli anziani e i pensionati, sono in grandi difficoltà giovani e adulti. La crisi insomma ha rovesciato ogni logica nella Toscana dell’equilibrio felice. Lo rivelano con preoccupazione i dati presentati dall’Irpet su “La situazione economica e il mercato del lavoro in Toscana nel 2017”. La nostra regione ha mollato i tassi di crescita delle regioni del triangolo d’oro del nord. E’ più sensibile ad ogni eventuale variazione di contesto internazionale (stretta monetaria più veloce, o inasprirsi dei dazi) e sta di fatto che ancora, nel 2020, sarà strutturalmente più piccola rispetto ai livelli precrisi.

Eppure la Toscana continua a crescere da quattro anni ormai. Fra i dati più positivi del 2017, l’aumento dell’export (+3,2%) anche se ad un ritmo meno pronunciato rispetto al resto del Paese (+5,3%). Sono andati molto bene tutti i comparti (tranne la moda e l’agricoltura) con performance particolarmente felici per farmaceutica e pelli e cuoio (che ha messo a segno un aumento superiore al 10%). I flussi turistici ci hanno premiato sul tutto il territorio. Ma l’elemento di novità di questo 2017 è il risveglio della domanda interna, rimasta sopita per anni. Il reddito delle famiglie è cresciuto del 2,2%, con un incremento netto dello 0,9% del potere d’acquisto. E se il contributo della domanda interna è stato determinante per il pil toscano, anche gli investimenti hanno avuto segnali di risveglio. “C’è stata una ripresa del ciclo di accumulazione del capitale anche se a un tasso minore rispetto al resto del Paese, con una tendenza tipica della nostra regione” commenta il direttore dell’Irpet Stefano Casini Benvenuti. In termini percentuali +2,5% gli investimenti, contro il 3,7% della media italiana. Continua a migliorare il mercato del lavoro: crescono gli addetti (+2,6%), aumentano gli avviamenti (+14,3%), anche se interamente dovuti ai contratti a termine. Mentre i primi tre mesi del 2018, si rivelano i migliori da dieci anni a questa parte (+19mila addetti). Fin qui i buoni dati.

Ma la lunga crisi non si cancella. Le debolezze della ripresa appaiono con una lente d’ingrandimento subito sotto la superficie dei numeri. Tanto per cominciare il livello di produzione della Toscana è ancora inferiore del 4,4% al 2007, anno di picco massimo (per l’Italia siamo a -5,5%). Il tasso di crescita precrisi era dell’1,5%, contro un andamento odierno di poco superiore all’1%. E il futuro non attenuerà le difficoltà occupazionali. Il tasso di disoccupazione del primo trimestre 2018 è dell’8,3%, e la sua riduzione sarà molto lenta: nel 2020 si attesterà ancora al 7%. “Con una parte consistente di disoccupati di lunga durata e di esclusi dal processo produttivo”. Mentre la povertà continuerà a crescere: “Perché la crescita è asimmetrica fra settori e territori, con dinamiche di minor inclusione sociale e una buona parte di soggetti locali sotto la linea di galleggiamento” dice Leonardo Ghezzi dell’Irpet.

Andando a scavare sotto le statistiche, l’Irpet ha calcolato che oggi in Toscana sono circa 266mila i toscanidisoccupati, secondo una congegno statistico più inclusivo che mette dentro il disoccupati alla ricerca attiva, chi  vorrebbe lavorare ma non cerca più lavoro, e quelli che invece lo cercano ma non in modo attivo. Ebbene, questo esercito di persone è più alto di ben 90mila unità rispetto al 2008. A questi vanno aggiunti 190mila sottoccupati (12% dell’occupazione), ovvero chi è impiegato a tempo parziale in modo involontario. E intanto gli occupati sono sempre più vecchi. Anche chi ha trovato lavoro in questi anni ha un’età superiore a 55 anni. Un dato che ben si concilia (purtroppo) con la cronica difficoltà dei più giovani a trovare lavoro. Da noi i NEET (giovani che non studiano e non cercano lavoro) ammontano al 18,1% della popolazione nella fascia 15-29.

E poi c’è la grande difficoltà di alcune aree a tirare fuori la testa dalla crisi. Ci sono territori che hanno perso più addetti del resto della Toscana e ne hanno guadagnati meno nella ripresa (ad esempio Livorno, Piombino, Massa Carrara). E’ andata molto meglio nella Toscana centrale e meridionale, dove gli addetti hanno beneficiato dell’andamento positivo di servizi, manifattura, e agricoltura e sono cresciuti più di quanto non fossero diminuiti in fase recessiva.

Insomma non si sono sanati i costi della crisi. Restano elevate le diseguaglianze sociali. Poveri e ricchi non sono più gli stessi. I giovani e la popolazione adulta sono più poveri; anziani e pensionati sono addensati nella parte medio-alta della distribuzione dei redditi. Ma come potrà riprendere un cammino sano ed equilibrato in questa situazione socioeconomica? “Concentrando le risorse verso un significativo rilancio degli investimenti”. Più facile a dirsi.

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