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Francesco Mati (Mati 1909): il “giardinista” che inventa il verde high tech Ambiente, Economia, Interviste alle imprese

Francesco Mati

Pistoia – Dall’uscita di Prato Est, passando per quella di Pistoia e fino quasi all’imbocco della dirittura per Montecatini fanno circa 20 km di piante e alberi che scorrono lungo i finestrini. In totale 5.500 ettari di vivai, un mondo di 1.500 imprese con 10mila addetti che nel 2017 hanno registrato più di 600 milioni di fatturato (un aumento  del 20% rispetto all’anno precedente) e un export in 56 paesi del mondo. Numeri che fanno tirare un sospiro di sollievo dopo sei anni (2011-2016) di durissima crisi.

“Il fallimento della Lehman Brothers è del 2008, ma la tempesta ci ha colpito duramente tre anni dopo”, dice Francesco Mati, che con i fratelli Andrea e Paolo è titolare delle aziende del Gruppo Mati 1909 (guarda) e dal 2015 presidente del Distretto vivaistico pistoiese, che ha contribuito a pilotare fuori dalla recessione.

Con quattro vivai su circa 60 ettari, 5 milioni di fatturato (40% di media dall’export) e 60 addetti, il gruppo Mati è un’azienda di non grande dimensione se si confronta con i 400 ettari della Vannucci, una delle più estese d’Europa. La sua storia e la sua capacità di rispondere alla crisi, diversificare e rilanciare l’attività con lo sviluppo dei servizi e l’innovazione tecnologica ne fanno tuttavia un modello di intelligenza imprenditoriale.

Perito agrario, due master in marketing, Francesco Mati è diventato manager sul campo. Si definisce “giardinista” che è il titolo del libro che ha scritto nel 2017: “Come rispondere alla domanda che lavoro fai? Giardiniere, imprenditore? Ecco che ha preso forma il concetto di giardinista che rende immediatamente l’idea, come elettricista e piastrellista”, spiega.

mati giardinistaLei è partito da un’azienda che ha una storia più che centenaria, secondogenito della quarta generazione dei Mati, e con i figli Antonio, architetto, e Clara proiettati per formazione e interesse a seguire le orme paterne…

La Mati è un’azienda storica che con il mio bisnonno produceva piante da orto e frutta ed è passata a produrre piante legnose quando all’inizio del 1900 il vivaismo iniziò a svilupparsi intensivamente. Ora siamo un gruppo di aziende sinergiche per la realizzazione di un parco, di un giardino o di un’opera a verde con tre società: le Piante Mati (guarda), i prodotti; lo Studio Mati, per la progettazione dei giardini e Giardineria italiana, una cooperativa di servizi, associata a sua volta una cooperativa sociale che si occupa di formazione e coltivazione. Poi c’è Toscana Fair, un ristorante agrituristico che mette in tavola  gli ortaggi che produciamo in un area interna di due ettari.

Più chilometro zero di così. Questa diversificazione nei servizi vi ha aiutato a superare i cinque anni di crisi?

Se si dispone di un insieme di aziende si può tentare di circondare la crisi e tentare di superarla. Siamo in grado di mantenere una certa flessibilità anche in relazione agli andamenti stagionali. Quello che ci ha sempre caratterizzati è la capacità di adattamento.

Voi tre fratelli Mati siete dunque un esempio di passaggio generazionale riuscito.

Sì, perché andiamo d’accordo. Ciascun fratello si occupa di un settore seguendo le sue inclinazioni. Paolo, che contemporaneamente segue la produzione vivaistica, si interessa di cucina (per esempio, ha creato Toscana Fair); Andrea segue la progettazione e realizzazione dei giardini per clienti di prestigio. Anche io seguo i giardini e i mi occupo del coordinamento amministrativo.

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Siete stati colpiti dalla crisi idrica del 2017?

No, il vivaismo da molti anni si è organizzato per il recupero delle acque in eccesso e di quelle piovane. Guardando il territorio dall’alto si vedono bacini idrici in ogni azienda, questi nei mesi più caldi permettono un uso più efficiente dell’acqua, anche in caso di siccità. Il vivaismo è sensibile all’ambiente.

E’ un punto importante per un’attività produttiva che coinvolge una così ampia fetta di territorio…

Bisogna tenere conto che un ettaro di alberature assorbe circa 15 tonnellate di CO2 ed emette circa 10 tonnellate di ossigeno. Dunque siamo un grande polmone per il territorio pistoiese che tra l’altro possiede una delle più estese superfici boschive di Europa.  Nonostante questo, c’è sempre stata una certa diffidenza fra il cittadino e il vivaista. Per alcuni siamo quelli che non pagano le tasse e che usano i pesticidi. E non è vera nessuna delle due cose perché paghiamo le tasse (reddito agrario e dominicale) e usiamo agro farmaci. Le parole spesso hanno una portata emotiva che suscita paure immotivate. Se si riflette bene, anche un semplice disinfettante può essere definito un pesticida.

I tre fratelli Mati

I tre fratelli Mati

Come è cambiata la gestione di un azienda vivaistica come la Mati?

Rispetto agli anni 70 è cambiato velocemente il modo di gestire le aziende. In quel tempo eravamo la migliore azienda esportatrice, ma abbiamo avuto difficoltà a comprendere il cambiamento fiscale e amministrativo con qualche problema che ha rallentato l’attività aziendale. In seguito la domanda si è fatta sempre più complessa.  Ci siamo allora concentrati sulla gestione dei grandi giardini per privati di livello internazionale. Meno export e più valore aggiunto con il servizio. Faccio un esempio. A Madrid abbiamo effettuato una complessa fornitura di piante per l’orto botanico reale. Abbiamo coltivato le piante come in una scatola di montaggio. Quando sono state completate le opere a verde era come se le nostre piante fossero state sempre là. Il futuro è legato a produzioni professionali “on demand”, sia per il verde pubblico che per grandi opere per privati.

Come giudica l’andamento del vostro mercato?

Ci sono segnali positivi, ma il nostro è un settore per così dire voluttuario, sensibile agli avvenimenti internazionali. Se c’è incertezza non si comprano le piante. Per esempio è bastato l’attentato di Istanbul nel 2016 per fare immediatamente rallentare il flusso di affari. Nel 2017 c’è stata una sorta di riequilibrio e il 2018 sta partendo in maniera interessante anche per l’introduzione del bonus verde (la detrazione fiscale del 36% fino a 5.000 euro per chi effettua spese per la sistemazione del verde di aree scoperte in unità immobiliari n.d.r) per il quale ci siamo molto impegnati come distretto e associazioni di categoria. Tuttavia l’ottimismo è temperato dal timore che la misura possa avere effetti meno significativi se non verrà presentato in tempo utile il Decreto Attuativo. C’è il gap molto forte del patto di stabilità che blocca la pubblica amministrazione a investire nel verde. E quando lo fa si sollevano critiche e polemiche che mettono in discussione ogni azione.

Siete una realtà che guarda molto all’innovazione tecnologica…

Curiosità. La Mati 1909 ha realizzato i Giardini di Marzo di Mogol e Battisti, trasformando un brano simbolo della musica italiana in uno spazio verde. I Giardini di Marzo hanno preso vita all’interno del CET, la scuola di formazione musicale di Mogol a Toscolano

Curiosità. La Mati 1909 ha realizzato i Giardini di Marzo di Mogol e Battisti, trasformando un brano simbolo della musica italiana in uno spazio verde. I Giardini di Marzo hanno preso vita all’interno del CET, la scuola musicale di Mogol a Toscolano

Siamo stati sempre attenti ai cambiamenti delle tecnologia. Il nostro primo sito Internet risale al 1996, quando sul web c’erano solo le università e poche altre realtà. Usavamo la posta elettronica con la quale inviavamo materiale fotografico in digitale in tutta Europa mentre per lo più si usava il fax. L’innovazione, è il motore della nostra attività. Sperimentiamo in azienda investendo costantemente in software e in ricerca. Un progetto dichiarato di interesse europeo prevede, per esempio, l’inserimento di sensori che indicano lo stato di crescita delle piante in qualunque momento. Un algoritmo al Cnr ci segnala che cosa succederà al giardino con un anticipo di 24 ore segnalandoci un’esigenza nutrizionale o la percentuale di possibilità che compaia un parassita. Rispetto a un giardino a calendario possiamo contare su un risparmio del 50 per cento di risorse. Poi abbiamo partecipato all’iniziativa imprenditoriale dell’Alta Toscana Innova con la finalità di offrire sostegno finanziario a nuove attività imprenditoriali ed ulteriore capacità di crescita a quelle esistenti, anche attraverso la diffusione delle opportunità offerte dalla nuova economia digitale, da internet of things a Industria 4.0, ecc. L’associazione investe in start up e lancia delle sfide alle scuole tecniche superiori per stimolare nei giovani il senso di innovazione e la capacità imprenditoriale. Infine abbiamo fondato l’Accademia italiana del giardino con sala multimediale e corsi professionali per formare giardinieri specializzati. Non solo le maestranze. Ci sono anche corsi per chi ama i giardini di tutte le età.

Lo stretto rapporto della Mati con l’università e la ricerca è la conferma di quello che si potrebbe definire un approccio culturale a tutto campo della vostra attività…

In questo territorio non si può non avere un approccio culturale. Basti pensare che nel 2005 sono stato invitato in Giappone dove partecipavamo al Pacific Flora come garden design a tenere una lezione alla facoltà di Lettere di Tokyo sulla cultura del verde e il giardino rinascimentale. Non dimentichiamo che questo è il territorio di Niccolò Tribolo che ha disegnato il Giardino di Boboli e quello della medicea Villa di Castello.

Foto in alto: Francesco Mati

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