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Governo del territorio e legge 65: la Giunta prepara la svolta Ambiente, Economia, Opinion leader

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 Firenze – Sono passati tre anni dall’approvazione della legge regionale 65 che detta le “norme per il governo del territorio” (10 novembre 2014) e il dibattito con le relative polemiche si è improvvisamente riacceso quasi rievocando il clima dei mesi che precedettero il varo di una delle leggi più qualificanti della IX legislatura.

Insomma c’è stato un ulteriore consumo di territorio? Secondo alcune proiezioni sulle letture dei dati satellitari dell’Ispra, diffusi dalla stampa, la risposta parrebbe positiva. Negli ultimi anni sarebbero diventati edificabili altri 403 ettari, lo 0,25% del territorio toscano. Un dato che non sarebbe scandaloso per altre regioni che non hanno un’analoga cultura urbanistica della difesa del suolo, ma che secondo alcuni diventa clamoroso per un territorio protetto da una delle normative più vincolanti e più attente a salvaguardare territorio e paesaggio. Ma è proprio così? 403 ettari sono tanti o pochi? Cosa misurano e come sono stati rilevati questi 403 ettari? E col termine “consumo di suolo”, ISPRA e Legge 65 si riferiscono allo stesso parametro?

Le risposte a questi interrogativi sono fondamentali per comprendere la portata e il significato dei dati diffusi. Chi nei rilievi di ISPRA legge un preoccupante incremento delle costruzioni ne attribuisce la responsabilità soprattutto alle disposizioni transitorie previste dalla legge, che consentono ai Comuni di approvare varianti agli strumenti urbanistici precedentemente approvati nei tre/cinque anni successivi all’entrata in vigore della legge, “che contengono anche previsioni di impegno di suolo non edificato all’esterno del perimetro del territorio urbanizzato”; ma ciò soltanto “previo parere favorevole della conferenza di copianificazione”, ovvero previo confronto con la Regione.

Bomba liberi tutti per i Comuni che cercano di guadagnare il più possibile aree che portano reddito prima della chiusura definitiva dei cancelli? Le cose sono più complesse: “Si deve considerare – riferiscono dagli uffici della Regione – che: si parte da una pianificazione matura e frutto già di una tradizione urbanistica all’avanguardia; le varianti rappresentano la fisiologica conclusione di procedimenti avviati e sono state indispensabili per evitare il blocco della pianificazione urbanistica in Toscana, nel periodo necessario alla predisposizione dei nuovi piani; importante: tali varianti sono state formate in piena coerenza con la Legge 65 e sottoposte a verifica di adeguatezza al nuovo Piano Paesaggistico. Quanto ai dati diffusi, è evidente che non ci sono i tempi tecnici per affermare che una norma così giovane abbia avuto già ricadute in termini di “costruito”.

Dopo l’approvazione della Legge e del Piano Paesaggistico, uno strumento complesso che contiene circa 2.700 norme e che rappresenta una delle reti di protezione del territorio più virtuose della Penisola, la squadra dei tecnici dell’Urbanistica guidata dall’assessore Vincenzo Ceccarelli sta lavorando per chiarire e dare forma attuativa della 65.

Ci sono stati incontri a ripetizione con i sindaci che – si dice – hanno mostrato sensibilità e disponibilità e sono stati messi a punto procedimenti informatici per semplificare il più possibile il loro compito. Insomma, la Direzione urbanistica regionale sta svolgendo la funzione di “sportello unico”, per supportare Comuni e Province della Toscana nella delicata fase di adeguamento dei nuovi strumenti della pianificazione.

Un capitolo a parte merita la stagione inaugurata con l’introduzione dei Piani Strutturali Intercomunali, promossi dalla Regione anche con appositi finanziamenti. Tali piani sono redatti a livello di area vasta e regolano in particolare le infrastrutture, le aree produttive, le riqualificazione degli insediamenti, perseguendo l’obiettivo principale della legge, ovvero la riduzione del consumo di suolo , con incentivi alla pianificazione intercomunale.

Un ulteriore impegno della Regione sta nella produzione e aggiornamento della cartografia regionale che – secondo Ceccarelli – produrrà nei prossimi anni per mettere a disposizione gratuitamente dei comuni un quadro conoscitivo aggiornato, omogeneo e completo”.

Ha ragione il presidente della Regione Enrico Rossi che, in occasione del terzo compleanno della legge, ha parlato di “un successo”? Sono già stati avviati 102 nuovi Piani strutturali, dei quali 76 intercomunali. E’ alto anche il numero delle varianti agli strumenti urbanistici: approvate 362 in questo periodo, in corso 347  tra varianti ai vecchi piani strutturali e ai regolamenti urbanistici, ha spiegato, “ma tutte queste varianti sono conformi a quanto previsto da lr 65 e Pit, dunque possono essere considerate come frutti di un progressivo adeguamento ai nuovi strumenti urbanistici”.

Il problema vero sembra dunque la necessità di cambiare passo nell’attuazione della legge, accelerando la produzione dei nuovi Piani. Il conteggio definitivo per ora vede 6 piani conformati sui 210 circa, di fronte ai tempi previsti dalla legge: nel novembre 2022 tutti i Comuni toscani dovranno essersi dotati di un nuovo Piano Operativo e dovranno essere stati approvati ben 200 tra piani strutturali e Piani strutturali intercomunali “contribuendo a ridisegnare complessivamente le regole per il governo del territorio passando dal regime dei vincoli a quello delle regole condivise”: queste le aspettative di Ceccarelli

La scadenza del 27 novembre ha rappresentato il momento giusto per questo cambiamento: infatti gran parte dei Comuni hanno dovuto  provvedere all’adozione dei nuovi Piani Operativi (i vecchi Regolamenti Urbanistici), per non vedere bloccata l’edilizia sui propri territori. Tale termine, che era stata concessa ai Comuni come transizione per l’adozione del piano operativo – precisano in Regione – verrà differito di sei mesi al solo scopo di consentire la approvazione di varianti già adottate, con evidenti ricadute positive in termini di economicità ed efficienza dell’azione della Pubblica Amministrazione.

Insomma lo scenario futuro della Legge 65 vede la Toscana suddivisa tra territorio urbanizzato e territorio rurale: all’interno del primo è ampio il margine di manovra dei Comuni, secondo la filosofia della legge che favorisce  la rigenerazione urbana e il completamento degli insediamenti esistenti, recupero e innalzamento della qualità del costruito; mentre nel territorio rurale la Legge tutela e promuove l’attività agricola, anche per la sua valenza di presidio, e limita ogni altro impegno di nuovo suolo è rigida su qualunque intervento riguardi il territorio agricolo al di fuori di questo perimetro per intervenire sul quale si può pianificare solo sotto il controllo della Regione.  Escludendo  comunque l’edilizia residenziale: “Se dunque alcune varianti approvate in questi ultimi mesi riguardano spazi all’interno del perimetro, ciò non può essere considerato consumo del territorio ed esse vanno nella direzione indicata dalla legge”, ribadiscono gli uffici.

Per favorire il cambio di passo sia dal punto di vista della velocità che da quello della qualità, la Regione ha organizzato un convegno intitolato “La nuova stagione del governo del territorio in Toscana” ( del 30 novembre 2017, Palazzo Strozzi Sacrati, sala Pegaso) con la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti nell’attuazione della legge 65 e del Piano di Indirizzo Territoriale con valenza di Piano Paesaggistico.

Una giornata di riflessioni con una prima parte dedicata al “paesaggio toscano fra tutela, valorizzazione e innovazione” e una seconda incentrata sulla “pianificazione del territorio: l’equilibrio tra urbano e rurale”. Ci sono tutti: i vertici della Giunta regionale, il sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni, tecnici regionali e ministeriali, l’Anci, il Consiglio regionale, l’università i professionisti e le imprese.

Ciascuno dirà la sua ed esprimerà osservazioni e desideri. La Giunta farà il punto sul primo impatto della legge e porrà le basi per il salto di qualità.

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