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Innovazione, Bonaccorsi: “Toscana in ritardo, ma presente in settori strategici” Economia, Innovazione

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Pisa  - “Innovatrice moderata”: sembra una contraddizione in termini, e infatti lo è. Non proprio in coda, non proprio in punta. Il giudizio decisamente poco brillante sulla Toscana viene dall’indicatore messo a punto dalla Ue che la mette a confronto con le altre regioni europee. Non c’è da stare allegri, eppure un check up della “Toscana che innova” mostra parecchi indizi di vitalità. Questi anni di crisi hanno dissestato il tessuto manifatturiero regionale, ma per fortuna sono nate (o cresciute) anche aziende in tre settori strategici per il futuro: robotica, stampa 3D e nanotecnologie. Il fatto è che l’economia genera a fatica perché manca il capitale di rischio nella fase iniziale, quando le possibilità di fallimento sono elevatissime. E mentre il mondo finanziario rischia sempre meno, il settore pubblico (leggi Regione) ha perso un’occasione per intervenire con efficacia. «Se in questi anni in Toscana avessimo messo in piedi un efficace finanziamento pubblico per le start up avremmo adesso almeno un centinaio di imprese con oltre un migliaio di addetti». Lo dice uno dei massimi specialisti del settore: Andrea Bonaccorsi, membro del progetto “Rise” della Commissione europea, docente di gestione dell’innovazione all’Università di Pisa.

L’economia toscana è molto provata dalla crisi di questi anni che hanno cambiato il mondo. Ma per il futuro? C’è un indice di innovazione che ci racconta come ha reagito l’economia regionale?

Esiste un documento della Commissione europea (Regional innovation score board) dove si confrontano indicatori di innovazione delle varie regioni. La Toscana sta nel gruppo a “innovazione moderata”, ovvero in terza posizione su quattro, insieme a tutta quanta l’Italia. Un modo educato per dire che i risultati non sono sicuramente brillanti. C’è da dire però che a livello mondiale il Wipo (World intellectual property organization) indica tre settori in forte sviluppo: robotica, stampa 3D e nanotecnologie. In Toscana in questi ambiti abbiamo alcuni punti di forza e alcune transizioni da affrontare.

Cominciamo con la robotica…

Ci sono molte imprese attive fra Pisa e Firenze in questo settore. Non scordiamoci che i primi robot italiani sono stati costruiti proprio in Toscana, dalla Scuola Sant’Anna di Pisa e dal Centro Piaggio. Un altro punto di forza è il biomedicale (Esaote, Ansaldo, con le tecnologie ottiche ex Galileo) e un distretto di optoelettronica in grande crescita. Oggi nella sanità c’è ibridazione fra tecnologie mediche e elettronica: tanto più si miniaturizza, tanto meno si è invasivi. Pensiamo inoltre alla robotica applicata alla riabilitazione. Quest’ultima è una delle attività più costose della sanità pubblica: il mio messaggio è che la Toscana con la sua buona tradizione di programmazione sanitaria potrebbe diventare leader in queste tecnologie!

E per stampanti 3D e nanotecnologie come siamo messi?

Per il 3D il punto è che finora è stata un’attività quasi amatoriale. Sarebbe importante capire quali settori produttivi toscani potrebbero “saltare a bordo”: c’è già qualche esempio interessante nell’automotive a Pontedera, ma queste tecnologie potrebbero essere applicate alla nautica e a molto altro. Il caso delle nanotecnologie invece è diverso. In questo settore c’è una forte asimmetria fra una ricerca universitaria importante, a Firenze e alla Normale di Pisa, e un tessuto economico che invece stenta a recepirle. Le policies pubbliche dovrebbero lavorare per far incontrare questi due mondi…

Come valuta le politiche della Regione Toscana nell’innovazione?

Purtroppo in questi ultimi anni è mancato e manca il seed capital, il capitale di rischio iniziale. Si è persa un’occasione pensando di creare un fondo in Fidi Toscana con capitale della Regione, più banche e fondazioni. Perché il vero punto critico è proprio l’inizio, quella fase in cui nessun soggetto privato va a investire, tanto meno la banca! Se in questo periodo avessimo messo in atto un efficace meccanismo pubblico di seed capital, nell’arco di 7/8 anni avremmo avuto almeno un centinaio di imprese avviate e vincenti con oltre un migliaio di addetti, soprattutto giovani altamente qualificati.

Foto: www.snjmediastudio.com

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