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Manifatturiero Toscana: produzione -0,9%, Confindustria: “Fare ripartire consumi” Economia

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Firenze – I dati sulla produzione industriale della Toscana,  per il primo trimestre di quest0 anno, non sono positivi: il manifatturiero cala quasi di un punto percentuale (-0,9%), mentre continua a crescere la componente estera (+2,3% fatturato, +1,1% ordinativi). A dirlo sono i dati della rilevazione, realizzata da Unioncamere e Confindustria Toscana, sulle imprese manifatturiere con più di 10 addetti. Il presidente Confindustria, Pierfrancesco Pacini: “Occorre una ripartenza adeguata dei consumi. Unico driver  del Pil toscano è il canale estero. Tutto si gioca con il nuovo Programma di sviluppo del governo regionale”. Nella formula di rilancio proposta dal presidente di Unioncamere Toscana Andrea Sereni: Progetti imprenditoriali di innovazione sia tecnologica sia organizzativa, e semplificazione”.

Nei primi mesi del 2015 (primo trimestre) l’andamento della produzione manifatturiera regionale manifesta una variazione tendenziale (rispetto allo stesso periodo del 2014) negativa: -0,9%), mentre nella dinamica  nazionale il calo è a quota -0,2%. Tendenza negativa anche per il grado di utilizzo degli impianti, i cui indicatori segnalano un calo al 77,4% dopo il 78,5% del corrispondente trimestre del 2014. Il sistema manifatturiero della nostra regione continua così a subire una congiuntura di carattere recessivo, sia pure con alcuni segnali positivi connessi al miglioramento del clima di fiducia degli imprenditori.

Le dichiarazioni
“Nonostante il ritrovato clima di fiducia degli imprenditori toscani – ha detto il presidente di Confindustria Toscana, Pierfrancesco Pacini – , i primi mesi del 2015 hanno registrato un nuovo segno meno, complici le perduranti difficoltà del mercato interno; a dimostrazione che, senza un’adeguata ripartenza dei consumi, anche la ripresa della nostra regione resterà a lungo frenata”.

“Ci sono segnali di un’inversione del ciclo – continua Pacini – Mi riferisco ad esempio al dato positivo dell’occupazione, a cui, dopo ben 11 anni di segni meno, tornano a contribuire anche le piccole imprese. Tuttavia il Pil toscano mostra dinamismo solo grazie al canale estero, che si conferma l’unico driver per la ripartenza della nostra regione”.

“Le priorità della nuova legislatura regionale restano, perciò, la crescita e l’occupazione e dunque l’industria – sottolinea Pacini – Il prossimo appuntamento significativo sarà con il nuovo Programma regionale di sviluppo, il cui primo obiettivo dovrà essere un industrial compact regionale, che metta la manifattura al centro delle politiche di sviluppo regionale e punti a riposizionare la Toscana come hub europeo delle produzioni di alta qualità”

“I valori negativi della produzione industriale con cui si è aperto l’anno non devono stupire, se consideriamo che il 2014 si è concluso lasciando un’eredità negativa sul 2015 – ha affermato Andrea Sereni, presidente di Unioncamere Toscana- . Nel report che presentiamo emergono comunque alcuni segnali positivi, come l’evoluzione ancora favorevole della domanda estera, e soprattutto – presso le imprese manifatturiere maggiormente strutturate – si consolida una ripresa occupazionale cui si affianca anche un leggero recupero delle forme contrattuali a tempo indeterminato”.

“Abbiamo inoltre evidenze sul fatto che le imprese manifatturiere toscane – ha spiegato Sereni – stanno cercando di riavviare un ciclo degli investimenti, a lungo fortemente compressi dalla crisi: sia sull’occupazione che sugli investimenti gioca del resto un ruolo determinante il miglioramento del clima di fiducia espresso dagli imprenditori, sebbene occorra segnalare come, al momento della rilevazione, non fossero ancora emersi nello scenario  internazionale fattori di instabilità quali la crisi greca e l’esplosione della bolla speculativa cinese, che potrebbero indurre gli operatori a rivedere al ribasso le proprie aspettative”.

“Di fatto, per la maggior parte delle imprese, la ripresa dell’economia è al momento solo un’ipotesi che riguarda un futuro che tutti ci auguriamo prossimo; un’ipotesi dunque da corroborare con interventi in grado di far ripartire un ciclo positivo di investimenti anche pubblici, puntando su priorità legate ad opere infrastrutturali che rafforzino la competitività dei nostri territori, con misure a sostegno dei progetti imprenditoriali legati all’innovazione tecnologica ed organizzativa, con la realizzazione di riforme che veramente servano alle imprese, dalla semplificazione burocratica alla giustizia civile. Due fronti su cui le Camere di Commercio possono dare un contributo tangibile all’azione del Governo e del Parlamento”

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