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Lavoro giovani: quando il posto c’è ma non si trova Economia

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Traducendo questi dati in "toscano", il risultato non cambia. E a fronte del "paradosso" lavorativo italiano, è lecito porsi alcune domande: si tratta di una questione culturale, vale a dire che i ragazzi italiani non acettano niente di sottodimensionato rispetto alle loro competenze? Oppure il lavoro manuale è visto come qualcosa di dequalificante in sé al di là della preparazione specifica? Oppure, ancora, più semplicemnte, i ragazzi "non sanno", vale a dire che le informazioni istituzionali e non che riguardano il mondo del lavoro non riescono a raggiungerli?

Innanzitutto, guardiamo la situazione toscana, prendendo una fascia d'età in particolare, quella che va dai 15 ai 29 anni. Dai vari dati esaminati, quelli raccolti dall'Irpet ci consegnano questo quadro dei giovani toscani (15-29 anni, valori riferiti al 2011): 197.829 occupati,  38.159 disoccupati, 273.659 inattivi. Suddividendo la popolazione presa in esame in categorie, ritroviamo 182.092 occupati, 15.732 studenti lavoratori, 217. 389 studenti. E ben 94.630 Neet, vale a dire, ragazzi che non studiano, non lavorano e neppure cercano occupazione. Leggendolo in percentuali, significa che nella fascia fra i 15 e i 29 anni il tasso di occupazione è del 38,8%, in picchiata, rispetto al 2010 del -6,5%; il tasso di disoccupazione è del 16, 2%, in aumento rispetto al 2010 del 5,5%, mentre il tasso di "inattività" è del 53,7% a fronte del 49,3% del 2010. Un salto del 4,4% in più. Il dato dell'occupazione "atipica" è al 16,2%, la disoccupazione di lungo periodo è imponente, al 46,5%. Con un aumento del +16,3% rispetto al 2010. Interessante il dato del part-time involontario, al 63%., con un salto del +9,2%.

D'altro canto, avvalendoci dei dati elaborati da Confartigianato, aggiornati ad agosto 2011, scopriamo alcuni elementi interessanti: ad esempio, che Firenze si colloca fra le Province che registrano il più alto rapporto tra assunzioni under trenta con la popolazione giovanile fra i 18 e i 29 anni: prima è Milano, con un valore di 5,5 assunzioni under 30 ogni 100 giovani, seguita da Trieste (4,8%), Bologna (4,7%), Rimini (4,6%), Firenze (4,5%). Un dato che può adombrare la forte attenzione della Provincia sulla questione lavoro e in particolare lavoro giovanile.

Un'attenzione che è cresciuta nel corso della crisi che imperversa in Europa e nella nostra Regione. E che tuttavia non è riuscita a debellare quel clamoroso mismatch, ovvero il disallineamento fra offerta e domanda di lavoro, che tartassa anche la Toscana: non ci siamo molto scostati dal 2010, quando il Tirreno, sempre su dati forniti da Confartigianato, parlò di 600 posti "inevasi " fra tagliatori di pietre, scalpellini e marmisti, seguiti da panettieri e pastai. Ma mancavano anche attrezzisti di macchine utensili, trattoristi agricoli e i tecnici meccanici. Aggiornando ai dati del 2011, sempre di Confartigianato, le professioni più bistrattate (che rimangono  nell'ambito dell'artigianato) sono meccanici e montatori di apparecchi termici, idraulici e condizionamento, attrezzisti di macchine utensili e affini, lastroferratori, parrucchieri, estetisti ed assimilati, idraulici e posatori di tubazioni idrauliche e di gas, verniciatori industriali, ma anche cuochi in alberghi e ristoranti, camerieri, pasticcieri, gelatai, conservieri artigianali, sarti, modellisti, capellai … offerta di lavoro, inevasa per mancanza di personale. Almeno è questa la vulgata corrente.

Ma il mismatch in Toscana, come in tutta Italia, non risparmia neppure i laureati. Da una ricerca effettuata da Lara Antoni, (Irpet) nel 2009,  il disallineamento fra offerta e domanda era già allora evidente. E se la Toscana non soffriva di "fuga di cervelli" brillava tuttavia per sottoccupazione e sottoutilizzazione del capitale umano qualificato. Una situazione che sta lentamente evolvendo verso la "fuga" dei giovani più brillanti.

Ma se i dati sono chiari, quali cause potrebbero giocare un ruolo decisivo sulla zoppìa fra domanda e offerta di lavoro nelle fasce giovanili? Gli elementi che potrebbero giocare un ruolo determinante sono 3: il fattore culturale, l'incapacità della scuola di rispondere alle esigenze delle imprese, la mancanza di comunicazione degli enti preposti alla formazione e all'indirizzo al lavoro. Fra cui, all'ultimo punto, si segnalano, per importanza e competenza, i Centri per l'Impiego provinciali. Per avere un esempio sul territorio, un elemento già rilevante si riscontra se si guarda al flusso delle iscrizioni nei centri per l'impiego di area fiorentina: nel 2011, sono state 23.666 le persone in cerca di lavoro che si sono iscritte nei Centri per l'Impiego., esattamente 13.146 donne e 10.520 uomini. La fllessione rispetto al 2010 è di 408 unità lavorative. Inoltre, in un quadro sostanzialmente immutato di avviamenti al lavoro, per fasce d'età, l'unico dato in riduzione dei rapporti di lavoro è nella fascia d'età fra i 15 e i 18 anni (-0,4%).

Dunque, i centri per l'impiego si segnalano comunque per due elementi: primo, sono un grosso collettore di domanda di lavoro, anche in seconda (o terza) battuta, dal momento che al CI vengono comunicate le "dismissioni" vale a dire coloro che perdono il lavoro; dall'altro, il calo del flusso registrato nel 2011 può avere vari significati. Ad esempio, se raffrontato con la crescita della disoccupazione, ptrebbe segnalare una perdita d'interesse per i canali che istituzionalmente dovrebbero sorreggere la ricerca di nuovo lavoro.

Prima puntata di un'inchiesta in collaborazione con www.lavoronuovo.org

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