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Robotica antropomorfa domestica: AlterEgo fa crescere i bimbi e anche il fatturato Economia, Innovazione, Interviste alle imprese

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Pisa – Hanno costruito la prima mano robotica al mondo interamente pensata per l’industria e la presenteranno a giugno alla fiera biennale Automotica di Monaco (19-22 giugno). Insieme a lei, ci sarà anche AlterEgo, il robot umanoide che intrattiene, accoglie, gioca con i bambini. QbRobotics nasce nel 2011 come spin-off di tre eccellenze: l’Università di Pisa, il Centro Piaggio e l’Istituto italiano di tecnologia di Genova.

Erano sette ingegneri poco più che trentenni con una vasta esperienza di ricerca alle spalle e un progetto in testa: trasformare le idee in prodotto e creare prototipi. E ora infatti progettano e assemblano dispositivi robotici, avvalendosi di una specializzata filiera sul territorio che fornisce loro involucri, componenti elettronici e meccanici. Fabio Bonomo è l’amministratore unico di questa pmi pisana leader nel campo della robotica e dell’automazione, il cui fatturato sta crescendo in modo vertiginoso.

Sentiamo spesso parlare di mano robotiche e robot umanoidi, quali sono le particolarità dei vostri prototipi?

La nostra “qb SoftHand” ha principalmente tre impieghi. Uno biomedicale, per protesi all’arto, che stiamo sviluppando soprattutto con aziende collocate sui mercati esteri. Poi c’è una finalità più scientifica, per studi in collaborazione con vari istituti di ricerca. E infine la nuova mano che porteremo a Monaco, ha un utilizzo di tipo industriale, praticamente è un accessorio per un robot collaborativo, i robot antropomorfi studiati per lavorare con l’uomo.

AlterEgo chi è?

AlterEgo è un umanoide studiato per essere utilizzato nel quadro della robotica di servizio. Tanto per intenderci è un membro di quella nuova famiglia di robot pensati per accogliere i clienti in hotel, fare i badanti, per ricordarti di prendere le pillole e mille altre cose. Il primo prototipo di AlterEgo è stato lanciato dal dipartimento Piaggio dell’università di Pisa, nostro partner anche in questo progetto.

 

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Come è andato il 2017 per QbRobotics?

E’ stato un anno positivo e di cambiamento. Il nostro mercato di riferimento è collocato soprattutto all’estero e abbiamo incrementato le vendite in Europa, Asia. L’azienda si è strutturata maggiormente all’interno, con incarichi precisi, abbiamo attivato nuove partnership, come quella con Universal Robot, i più importanti produttori internazionali di robot collaborativi.

Le prospettive?

Quest’anno, oltre alla collaborazione scientifica con realtà collocate negli States, si sono aperte prospettive interessanti sul mercato americano. Prevediamo inoltre di vendere la nostra mano robotica in un settore di riferimento ampio e reattivo come quello dell’industria. Nei prossimi anni stimiamo una fortissima crescita del fatturato. A questo si accompagnerà un impegno sempre più intenso nella ricerca. Abbiamo capito che ciò l’elemento carente in Italia è il trasferimento tecnologico dall’università all’impresa, sono due mondi fra loro impermeabili, non comunicano.

Molti infatti la considerano una delle principali debolezze del Paese.

Bisogna potenziare, investire nella ricerca: abbiamo eccellenze che potrebbero dare molto all’Italia. Ma non si tratta solo di risorse: dovremmo facilitare il dialogo fra due interlocutori oggi lontani e togliere ogni ostacolo burocratico. Le faccio un esempio: per vendere un prodotto alla pubblica amministrazione le aziende devono fare una trafila assurda. Non parliamo poi della partecipazione ai bandi…

Come vede il futuro del vostro settore?

E’ decisamente il settore del domani. Già da dieci anni la robotica sta vivendo un’età aurea. Vedo una ricaduta particolarmente positiva per la robotica collaborativa, dopo anni di ricerche volute, incentivate e finanziate dall’Unione europea stiamo vedendo risultati importanti.

QbRobotics è decisamente un soggetto importante nel quadro dell’impresa 4.0. Pensa anche lei che questa rivoluzione del modo di produrre distruggerà un’enormità di posti di lavoro?

No, non lo credo, non ci saranno impatti traumatici ma piuttosto un’esigenza di nuova formazione del personale. La qualità del lavoro migliorerà. Il tecnico, per fare un esempio, non sarà più costretto a svolgere mansioni ripetitive, ma sarà utilizzato per controllo di qualità e programmazione. Il dibattito secondo me va spostato su come ricollocare il personale in azienda e come formare i lavoratori. Anche la scuola pubblica dovrà adeguarsi, non si scappa. Attualmente negli istituti tecnici si studiano cose spesso anacronistiche. Che senso ha fare esercitazioni su un tornio vecchio stampo quando nelle aziende oggi troviamo sofisticati torni a programmazione?

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