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Tir, gomme a terra per la crisi: in Toscana il 24,8% delle imprese manca all’appello Breaking news, Economia

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Firenze - E’ l’autotrasporto il settore che, insieme alle costruzioni, ha pagato il dazio più alto alla crisi iniziata nel 2009. A tutt’oggi, partendo dal 2009, si contano quasi 21.000 attività in meno, con almeno 70mila addetti che si sono ritrovati disoccupati. E’ la Cgia di Mestre che, attraverso l’analisi compiuta dall’Ufficio studi, mette in fila i numeri della debacle, cui non si sottrae neppure la Toscana che, fra il 2009 e la fine del 2016, h perduto i 24,8% delle aziende. Fra i motivi che hanno messo a terra le gomme dell’autotrasporto, il crollo della domanda, i costi di esercizio record, la concorrenza sleale praticata dai vettori stranieri e i pagamenti sempre più dilatati nel tempo ne hanno fiaccato la tenuta. Ed è su questi punti che scatta lo stato d’agitazione della categoria.

La Cgia ricorda che il settore del trasporto su gomma, in Italia, riguarda una fetta importante della nostra economia: le 84.500 imprese del settore distribuiscono l’85,4 per cento delle merci che viaggiano in Italia, contro una media dell’Ue a 28 di 10 punti inferiore. Alle imprese italiane vanno inoltre aggiunte almeno altre 40.000 imprese prive di automezzi che svolgono quasi esclusivamente attività di intermediazione avvalendosi sempre più spesso a vettori stranieri.

Uno dei primi punti critici sono i costi di esercizio, sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo, “a causa di troppe tasse e di un deficit infrastrutturale che costa all’intero sistema economico oltre 40 miliardi di euro l’anno”. Inoltre, sul settore pesano “delle spese ingiustificate per la copertura assicurativa degli automezzi, per l’acquisto del gasolio e per i pedaggi autostradali”, secondo la banca dati dell’Infocamere-Movimprese, che misura il numero delle imprese in attività e, a differenza delle altre, consente di costruire sia una serie storica sia la comparazione tra Regioni. Un altro tasto dolente è la concorrenza praticata dai vettori dell’Est Europa, che, in particolare per le aziende ubicate nelle aree di confine,  subiscono una “guerra” dei prezzi che sta spingendo fuori mercato molti piccoli padroncini.

Fra le regioni più colpite dal calo delle aziende, figura infatti il Friuli Venezia Giulia, dove, dal 2009 al 2016, la diminuzione delle imprese è stata del 27%. “Preoccupante – sottolinea Renato Mason, segretario della Cgia – è stata le contrazione del 25,8 per cento registrata in Piemonte, del 24,8 per cento avvenuta in Toscana e del 24,7 per cento maturata in Liguria. Anche tra il 2015 e il 2016 l’emorragia non si è fermata. Tutte le regioni presentano un segno meno. A fronte di una diminuzione complessiva di 2.055 imprese a livello nazionale, il Friuli Venezia Giulia, il Piemonte e la Liguria si posizionano nei primi posti della graduatoria della riduzione del numero di imprese espressa in termini percentuali”.

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