La nuova frontiera della “Robotica indossabile” | StampToscana
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Il blog di Francesco Colonna
Voltagabbana

La nuova frontiera della “Robotica indossabile” Innovazione

sesto dito

Firenze –  Un sesto dito, applicato al polso con un bracciale, che permette di ridare la funzione prensile al braccio paralizzato da un ictus. Oppure un robot in miniatura applicato sul dito di un operatore sanitario che trasmette a un medico distante la percezione tattile del polso di un ferito.  Sono gli ultimi due prodotti di uno dei settori più avanzati dell’alta tecnologia, la robotica  “indossabile” come la definisce Domenico Prattichizzo dell’Università di Siena: “La ricerca nel settore della robotica indossabile è una delle ultime frontiere della ricerca scientifica: se fino a ieri siamo stati abituati ad una tecnologia capace di leggere i nostri movimenti, oggi disponiamo di una tecnologia in grado di muovere i nostri arti, le nostre mani, le nostre gambe”, ha detto a Stamp in occasione di una conferenza alla Fondazione Stensen di  Firenze nell’ambito del Novembre Stenseniano.

“E’ un modo completamente diverso di vedere la robotica che fino a qualche anno fa veniva vista come uno strumento applicativo nell’ambito dei grandi impianti produttivi. – dice ancora Prattichizzo  –  Siamo abituati a considerare l’interfaccia audio, all’interfaccia video. Oggi bisogna vederla anche come interfaccia tattile.”. Un settore quello della mano-robot che vede la Toscana all’avanguardia anche grazie alle ricerche condotte alla Scuola Superiore di sant’Anna.

Prattichizzo, docente di Robotica e Automazione, guida un team di 20 ricercatori impegnati presso il dipartimento di ingegneria informatica dell’ateneo senese. Attualmente sono tre i progetti di robotica indossabile nei quali è impegnato il laboratorio grazie alle risorse messe a disposizione dall’Istituto Italiano di Tecnologia (ITT) di Genova e dall’Unione europea.

La robotica più evoluta ha importanti applicazioni soprattutto nel campo del lavoro e della produzione, ma è nel permettere alle persone con problemi fisici e motori di vivere una vita normale l’effetto che colpisce di più perché produce miglioramenti importanti nella qualità della vita. Lo studio riproduttivo della funzione tattile ha portato per esempio alla realizzazione del “Sesto dito”, alla “presa robotica” che permette a un braccio inerte di interagire con quello sano, rendendo più autonoma la vita della persona colpita da paralisi.

Anche il tatto a distanza è in fase avanzata di progettazione.  Nei video presentati allo Stensen dallo scienziato colpisce per esempio la possibilità di inviare esperienze tattili a distanza come il battito cardiaco di un paziente. E’ dunque possibile trasmettere sensazioni tattili di qualunque genere a distanza.

E’ evidente che questo tipo di sviluppo della robotica porta con sé problemi di carattere etico, giuridico, morale, come ha detto l’altro relatore che ha partecipato allo Stensen al terzo incontro del percorso “Bit_Chip­ ­_Web, Guglielmo Tamburrini, docente di Logica e Filosofia della Scienza all’Università degli Studi di Napoli Federico II.   “Le nuove tecnologie – ha esordito – suscitano grandi speranze e paure, visioni utopiche o distopiche che si proiettano ben oltre le funzionalità reali di una nuova tecnologia e oltre la concreta realtà storica e sociale dalla quale essa trae origine”.

Da un’indagine dell’Eurobarometro, l’istituto demoscopico europeo, risulta ad esempio che la gente è contraria all’uso dei robot nella cura dei figli, degli anziani e dei disabili, ma non per esempio per quanto riguarda le armi convenzionali.

L’ambito della robotica indossabile percettiva e attuativa pone problemi che riguardano il diritto alla salute, la giustizia distributiva rispetto al costo dei dispositivi e soprattutto dal punto di vista etico: l’estensione delle forme di esperienza e comunicazione tattile a distanza chiama in causa la genuinità delle esperienze e l’identità personale.

Soprattutto è oggetto di accesa discussione  la questione delle armi robotiche autonome. Nell’estate scorsa – ha detto Tamburrini – la Conferenza internazionale congiunta sull’Intelligenza artificiale (IJCAI) che raccoglie i ricercatori del settore ha pubblicato una lettera aperta ha avvertito che “dare il via a una corsa alle armi robot è una cattiva idea e dovrebbe essere evitata mettendo al bando armi offensive autonome che sono fuori dal controllo significativo dell’uomo”.  Per Tamburrini, in conclusione, è necessario che “gli scienziati possano vedere più avanti in relazione alle possibili applicazioni future di una tecnologia e agiscano come suggeritori e campanelli d’allarme motivati da ragioni etiche e dei diritti fondamentali”.

 

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