Venerdì 23 Marzo, 2012 - 10:39 da Alfredo De Girolamo
L’emergenza casa diventa sempre più acuta assumendo il carattere di un vero e proprio allarme sociale. La situazione di forte tensione nel settore è resa ancora più grave dalla congiuntura economica negativa, che ha prodotto anche la perdita di numerosi alloggi a favore delle banche per non poter onorare le rate di mutuo.
Firenze -
I dati sono impietosi. 22.000 domande nelle graduatorie alloggi erp. Oltre 18.800 istanze di sfratto avanzate nel biennio 2009/2011 oltre 2.400 esecuzioni di cui 87% di morosità. Inoltre sono circa 75.000 giovani tra i 25 e 34 anni che sono ancora nelle famiglie originarie, molti dei quali non hanno possibilità di uscirne perché i loro redditi non consentono il pagamento di un affitto. In assenza di risorse da parte dello stato (solo 200 milioni stanziati negli ultimi 10 anni) la Regione Toscana ha in questi ultimi anni investito circa 143 milioni sull’edilizia residenziale pubblica, utilizzando al meglio le risorse.
Sono rimaste ancora risorse disponibili, sottoposte purtroppo al patto di stabilità e rimane aperto il fronte dei 130 milioni prima dedicati all’edilizia popolare e poi stornati per tamponare il taglio dei trasporti pubblici. Una scelta che abbiamo accettato secondo il principio della solidarietà per servizi essenziali come il trasporto pubblico, ma lo consideriamo un “prestito” e aspettiamo fiduciosi il ritorno alla destinazione originaria.
Diventa oggi indispensabile avere finanziamenti costanti inseriti nel bilancio della Regione Toscana, attraverso interventi mirati come ad esempio il destinare una quota del bollo auto ad un fondo per le politiche abitative.
Fra gli altri interventi da fare c’è l’attivazione delle procedure (bandi e/o accordi di programma regionali) per l’avvio dei programmi di intervento relativi alla misura “E” di cui alla delibera CR 43/2009; come anche la necessità di riprendere e portare a conclusione la proposta di legge regionale sulle vendite del patrimonio Erp.
Uno dei punti centrali della questione è una corretta politica dei canoni bloccati dal 1996. Ad esempio le fasce deboli vanno tutelate, per cui è preferibile azzerare il canone sociale che oggi ammonta a 12,91 al mese (infatti il costo per emettere il bollettino, spedirlo e contabilizzarlo è superiore ai 12,91). Nello stesso tempo devono essere adeguati i canoni delle altre fasce applicando un aumento percentuale variabile in funzione del reddito. Si potrebbe prevedere per le fasce più alte l’inserimento di una quota legata alla superficie dell’alloggio ed in particolare alla sottoutilizzazione dello stesso.
Infine ella legge finanziaria 6/2011 la Regione Toscana prevede all’art.114 una revisione in materia di edilizia residenziale pubblica avente per oggetto il riordino e la razionalizzazione del sistema organizzativo. Quindi le attuali aziende casa della Toscana sono chiamate ad una verifica dei loro status di funzione delle nuove normative comunitarie e italiane. Il livello della gestione dovrà essere necessariamente quello provinciale per garantire il governo del territorio , mentre dovrebbe essere premiato l’accorpamento fra diverse società in termini di funzione. Inoltre il sistema casa in Toscana dovrebbe essere monitorato da una autorità pubblica regionale di indirizzo , controllo e programmazione del’edilizia sociale.
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