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Comics, scomodi giornaletti e bestie selvagge a Hollywood Breaking news, Opinion leader

enrico bolognini

Bentornati, miei cari visitatori, al tour delle fiere selvagge di Hollywood.

Dopo l’Homo Registus Americanofobicus, osservate le bizzarre abitudini del Directus Idiocraticus. Esso non si muove in branco, ma i vari esemplari riescono comunque a comunicare attraverso un basilare sistema di linguaggio a passo uno. Studiandoli da vicino, alcuni ricercatori hanno potuto registrare quel che è stata ribattezzata come Equazione Bambini=Stupidità.

 Una di queste bestie, dal nome di Inarritu, infatti, è stata sorpresa nell’affermare quanto segue:

 “I cinecomic sono veleno, un genocidio culturale che tartassa il pubblico di esplosioni e ca***te simili.”

 Non è erroneo definire alcuni film Marvel un po’ scadenti, soprattutto sui contenuti, ma i supereroi non sono solo Marvel, anzi, e ancora una volta siamo di fronte al saccente che si crede dotto. Un film d’intrattenimento deve divertire e le esplosioni, le sparatorie, gli inseguimenti in auto sono l’abc dello scacciapensieri cinematografico. Se il pubblico ne viene tartassato è perché gradisce e, purtroppo o per fortuna, non è certo colpa della grande industria se un certo cinema d’autore concilia il sonno più che l’interesse. Nel genere supereroistico si ha un termine per questo, “sense of wonder”, il senso di meraviglia che porta il lettore, oggi spettatore, non solo a rimanere incollato alla vicenda come nei migliori Bond-movie, ma soprattutto a stupirsi, sognare ed ormai, laddove l’opera è migliore, a pensare ed interrogarsi continuamente.

 Eppure il cineasta sudamericano ci rassicura:

 “Non c’è niente di terribile nel fissarsi con i supereroi quando si ha sette anni, ma da grandi è una forte debolezza, quasi come se non si volesse crescere. Non penso siano (i cinecomic, ndr) un prodotto da buttare, anch’io a volte mi diverto a guardarli, sono semplici e con i pop-corn ci stanno benissimo. Il problema è quando fingono di avere una qualche profondità. È una cosa che odio, perché non corrisponde a quei personaggi. Il pubblico è ormai sovraesposto a storie che non hanno nulla a che vedere con l’esistenza di un essere umano. E poi, supereroi… Già solo la parola “eroe” mi annoia. Ma cosa vuol dire? L’idea di supereroe è un concetto falso ed equivoco. Se osservi bene questo tipo di film, la mentalità di fondo si basa su gente ricca, potente, che fa del bene e uccide il cattivo. Filosoficamente, non mi piace. Sono film che non dicono nulla, come scatole che contengono altre scatole e così via, senza lasciarti nessun senso di verità.”

 Non c’è niente di terribile a patto che non si sia deboli, sempre ammesso che crescere voglia dire cestinare la propria infanzia invece di accettarla ed includerla nella propria vita. In fondo non abbiamo mai visto dei cosiddetti film per bambini fatti bene o vincitori di qualche premio, vero? Disney è morto in povertà, lo sanno tutti. A guardar bene la mia esperienza molti film dedicati all’infanzia non sono per bambini, ma semplicemente non sono solo per adulti, sono per famiglie: tutti possono guardare lo spettacolo ed in ordine, divertirsi, pensare ed infine imparare. Sta allo spettatore aver le capacità per arrivare sino ai livelli più profondi. Un’immersione subacquea della fantasia e della cultura dove sta al fruitore decidere dove fermarsi. Ma per l’acclamato art director guai ad affermare che le storie di supereroi abbiano più livelli di lettura e che si possa far arte attraverso l’intrattenimento (che poi è quel che hanno fatto per secoli prestigiosi protagonisti della Storia del calibro di Raffaello o Botticelli). Nocivo ed erroneo in quanto non hanno nulla a che vedere con l’esistenza di un essere umano.

Ancora una volta ci dobbiamo misurare con un’opinione priva di fondamenti: credo che il sentimento d’emarginazione che prova un onestissimo Clark Kent immerso in una corrotta società di imperfetti, la frustrazione e il desiderio di porre fine a tutte le ingiustizie e poter così riabbracciare i propri genitori perduti di Bruce Wayne, il percorso di crescita adolescenziale di Peter Parker, i problemi razziali ed etnici che affrontano gli X-Men, i dilemmi politici ed istituzionali di Arthur Curry, siano quanto di più umano e sfaccettato si possa immaginare.

E come se non bastasse, quasi ad anticipare le mie note, Inarritu confessa che addirittura il termine “eroe” lo annoia, come a dire che già il fatto di narrare delle gesta eroiche sia un crimine. Questo è il culmine di tali esilaranti affermazioni: tutta la cultura letteraria è basata sull’eroe, esplicito o meno; chiunque sia protagonista di una vicenda lo si può intendere come eroe e se proprio vogliamo scavare nel significato letterale, cosa c’è di male in qualcuno che mette al servizio degli altri la propria esistenza? Spesso, mi soffermo a pensare a cose come questa: senza certi eroi, come i Partigiani, di certo non senza macchia e paura, l’Italia non sarebbe uscita dal fascismo, senza alcune menti scientifiche messe all’indice dai poteri forti del loro tempo non avremmo il benessere di oggi, addirittura, forse, senza eroi, staremmo ancora a nasconderci nelle caverne da tuoni e lampi. Don Alejandro González parla di filosofia, falsità ed ambiguità, crede che questi giustizieri in tuta attillata siano degli sfrontati capitalisti strapotenti che si battono i pugni sul petto per ammaliare bambole gonfiabili, uccidendo il cattivo di turno, senza lasciare assolutamente nulla, ma non vi è, quasi mai, solo questo, non più almeno, da molto tempo.

 Un vuoto che evidenzia anche Ridley Scott: “Non ne ho mai realizzato uno perché non sono il mio genere preferito. Me lo hanno chiesto più volte ma non posso credere nell’irrealtà sottile e sul filo del rasoio che contraddistingue la situazione del supereroe. Ho fatto quel tipo di film: Blade Runner è in realtà un fumetto se ci pensate. E’ una storia dark raccontata in un mondo irreale. Si potrebbero inserire Batman o Superman in quel mondo, quell’atmosfera, solo che io almeno avrei una storia fottutamente buona da raccontare, visto che in genere non hanno nessuna trama!”

 Be’, i gusti sono gusti, ma descrivere così quel che è di fatto la nuova mitologia occidentale è molto più falso e criminale di quanto potrebbe mai essere essa stessa. E non sono solo io a dirlo, andate a vedere quanti saggi sulla psicologia e simbologia dei supereroi affollino le librerie. Difficile credere che ci sia buona fede in frasi come queste. Se così fosse verrebbe da crederne l’autore un completo ******, oppure è facile pensare che, talvolta, il genocidio culturale sia negli occhi di guarda.

 Quando il pregiudizio affolla le menti è inutile coltivarle con qualsiasi saggezza e un campione in questo è David Cronenberg: “Non credo stiano elevando il genere ad una forma d’arte. Penso che Batman resti un tizio che corre in giro con uno ******* mantello. Penso semplicemente che non sia “elevato”. Il miglior film di Christopher Nolan è Memento, e quello è un film interessante. Non credo che i suoi film di Batman siano neanche la metà di quanto fosse interessante quel film, nonostante siano 20 milioni di volte più costosi. Le cose interessanti che sta facendo sono a livello tecnico, girando in IMAX e 3D. È davvero complicato e difficile da fare. Ne ho letto su American Cinematography Magazine, e tecnicamente è tutto molto interessante. I [suoi] film [di Batman], per me, sono però piuttosto noiosi. Chiunque lavori negli studios ha 20 persone con il fiato sul collo ogni momento, che non hanno rispetto, e… non importa quanto successo tu abbia avuto. E ovviamente Nolan ha avuto molto successo. Ha avuto un sacco di potere, relativamente. Ma in realtà non ha davvero del potere. Si possono fare cose interessanti, anche inaspettate. Certamente io ho fatto degli horror e la gente può chiedersi “Si può fare un film horror che sia anche un film d’autore?”, e io risponderei “Certo, credo si possa fare”. Ma un film sui supereroi, per definizione, sai, è un fumetto. È per bambini. Il suo target è quello degli adolescenti. È sempre stato così, e penso che la gente che dice che Il cavaliere oscuro – Il ritorno è una suprema forma d’arte cinematografica non sappia davvero di che c***o stia parlando.”

 Per il riconosciuto artista il Batman di Cristopher Nolan, forse il primo vero adattamento di un supereroe per il grande schermo inteso come un’opera cinematografica a tutto tondo e certamente la miglior trilogia per il genere fino ad ora realizzata, rimane sciocco a causa del suo mantello. Ogni tentativo di originalità e crescita di quelle pellicole non ha alcun valore perché Batman ha un mantello! Credo che il borioso regista si renda piuttosto ridicolo da sé. Loda la parte tecnica perché non può farne a meno, tanto è necessario per lui apparire come un maestro del cosiddetto cinema d’élite, ma affossa tutto il resto a priori, sia mai che possa fargli concorrenza se un giorno la gente si svegliasse dal suono del suo flauto. Un film horror può essere un capolavoro, un film di supereroi no, perché sono fumetti e i fumetti, si sa, sono per bambini. E noi ci ricordiamo che i film per bambini, lungometraggi intitolati Biancaneve e i sette nani o Toy Story sono proverbialmente d’infima qualità. Ancora con questa noiosa tiritera: ma poveri bambini, significa che gli diamo in pasto prodotti scadenti e superficiali? Mi sa di sì, a giudicare dal livello di superficialità di questi adulti. Da quando un contenuto lo si giudica dal contenitore? Definire quest’uomo “superficiale” è chiaramente un gentile eufemismo.

E poi, al pari del suo collega , non poteva mancare la parolaccia finale, veramente un atto di classe per qualcuno che si crede un vero intellettuale.

Seriamente, quanta cultura bisogna avere per parlare così alle soglie del 2018? Non fa pena?

Anche un cineasta minore come John Michael McDonagh, sostiene la medesima formula: “Non guardo più cinecomic al cinema, mi sono stancato. Mi piace magari guardarli mentre viaggio in aereo, su in piccolo schermo, magari bevendo qualcosa, giusto per dare loro la giusta attenzione che meritano. I cinecomic sono film per bambini. È questo che sono. Sono fatti per persone che fondamentalmente sono ancora dei bambini. Oppure sono per un pubblico che non vuole pensare troppo e vuol vedere solo dello spettacolo, e questo va bene, ma non facciamo finta che in fin dei conti non siano per bambini, perché lo sono. Deadpool almeno è qualcosa che prende una nuova direzione. Così va bene, mi piace, ma comunque non sono interessato a questo genere di film. La maggior parte delle persone li fanno solo per guadagnare soldi.”

 Curioso come salvi e definisca nuovo l’unico film creato come un grande concentrato di divertimento parodistico solo perché abbatte qualche quarta parete, cosa che già il Cico zagoriano faceva ampiamente negli anni ’60. Il meno conosciuto di questi personaggi ci introduce anche un nuovo teorema, quello che demonizza chi fa arte per vile denaro. Sì, il denaro sarà vile, ma serve e se l’uomo si è organizzato in una società basata sulla suddivisione dei compiti che gli ha permesso di arrivare sulla Luna ed oltre ed il mio ruolo è quello dell’artista, be’ scusatemi, ma voglio farmi pagare per questo! Intanto possono iniziare questi registi a campare d’aria e di elevata arte cinematografica, ma, a dispetto delle loro asserzioni, non mi risulta che l’abbiano mai fatto.

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