Confusione delle lingue: riflessione su Plautilla e l’8 marzo | StampToscana
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Il blog di Francesco Colonna
Europa

Confusione delle lingue: riflessione su Plautilla e l’8 marzo Opinion leader

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Firenze – Per la giornata della donna, l’8 marzo, si è voluto onorare ,fra le altre , le donne artiste e fra queste una pittrice davvero singolare: suor Plautilla Nelli (1524-1588), monaca del convento domenicano di Santa Caterina in Cafaggio, con una mostra alla Galleria degli Uffizi.

Strana celebrazione questa di suor Plautilla, una storia che mi sembra abbia due facce davvero opposte. Da un lato, certo, la pittrice diligente e di notevole efficacia, menzionata perfino da Giorgio Vasari nelle sue “Vite”, che opera in un convento e gestisce la sua vera e propria bottega di pittura con senso quasi imprenditoriale, in quell’ampio circolo del cattolicesimo fiorentino, e non solo, nobiliare ed ecclesiastico.

Dall’altro, l’adolescente entrata in convento a 14 anni e mai uscitane, tanto che, dovendo affrontare il disegno e la dipintura di Cristo morto, non sa come disegnarne il corpo, non avendo idea di un corpo maschile, neppure intravisto o studiato su disegni di nudo di altri artisti , evidentemente vietati in un convento femminile; e ne fa un corpo assolutamente improbabile.

Ora vien fatto di domandarsi, con tutto il rispetto per la condizione monacale di Plautilla, se era il caso di festeggiarla nella giornata della donna, che significa soprattutto onore alla libertà e indipendenza delle donne in ogni campo. Dunque,  ben venga la rivalutazione artistica di Plautilla, ma non certo, e suo malgrado, nella giornata della donna come oggi s’intende.

Anche se è vero che, nonostante tutte le limitazioni del suo  stato Plautilla è una donna che si è saputa, a suo modo, esprimere,  alternando il priorato nel suo convento con l’esercizio della pittura. Inoltre quanto alla pittura, pur sempre tecnicamente corretta, spesso manca nelle immagini, anche le più riuscite, come quelle di Santa Caterina, il soffio della vita e le sue opere , sono santini devozionali o tradizionali pale d’altare.

Non c’è infatti quella vivezza che è la conoscenza delle passioni e dei sentimenti umani: si conosce la remissione, la modestia, l’afflizione; e neppure -.direi.-.il dolore come vera e atroce sofferenza .

Insomma , ancora una volta , questa celebrazione in questa ricorrenza manifesta la solita confusione delle lingue, così frequente al giorno d’oggi, anche nel campo della cultura.

 

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