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Crotone-Fiorentina (0-1): partita a tamburello con acuto di Kalinic Opinion leader

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Firenze – Finisce 0-1 Crotone-Fiorentina, con un gol di Kalinic che arriva alla fine del secondo tempo, grazie a una assist di Saponara.

Spettacoli così non si vedono nei campini delle parrocchie. Una partita a tamburello, un’azione (si fa per dire) di qua e una di là, con le squadre lunghe e poco aggressive che si lasciavano giocare e che sembravano stupite di quanto poco gli riusciva.

Di occasioni, se vogliamo, se ne sono contate più di altre volte, ma mai frutto di schemi, di manovre, di buone intese. Sentire Sousa dire che “sperava di risolverla prima” (sì, ma come?), potrebbe diventare un refrain; perché da un pezzo lo possiamo ripetere alla fine di tutte le partite giocate dalla Fiorentina. Se non ricordo male, anche l’1-1 in casa con lo stesso Crotone fu ottenuto con un finale analogo. E domenica scorsa idem…Tutti, caro Sousa, si spererebbe di “risolverle prima”! Ma quando abbiamo visto che restavamo in partita soltanto per gli errori marchiani e non provocati di un avversario quasi inesistente, allora ci siamo convertiti anche all’idea che passarla indenni non era poi male.

La cronaca si riassume con poche note. Un palo per parte, una ghiotta occasione sprecata da Tello all’inizio su assist al bacio di Ilicic, almeno tre palle gol gettate al vento da Kalinic, sempre generoso e in partita, ma ieri un po’ più nervoso del solito. Da parte del Crotone, solo ripartenze mal concepite, con scelte sbagliate nel passaggio decisivo, con poca convinzione in area (vedi un colpo di testa da ottima posizione di Falcinelli sopra la traversa), ma comunque spesso con i giocatori che godevano di piena libertà, soprattutto dalla parte di Sanchez (e anche dalla parte di un Tello difensivamente impalpabile), ma che non sapevano che farsene.

Alla fine si è detto delle scelte azzeccate di Sousa, che ha gettato nella mischia Saponara, Babacar e Olivera in versione ala, spostando l’ineffabile Tello a destra e praticamente attaccando con cinque punte (anche Sanchez, visto che in difesa non ne prendeva una, aveva deciso di alzarsi). E le scelte sono state azzeccate perché Saponara ha fatto un bell’assist per Kalinic, che improvvisamente si è ricordato di essere un centravanti da 50 milioni e ha saltato il portiere con un pallonetto d’esterno. Il che ci fa pensare che forse è tutto studiato a tavolino: la partita si gioca a pallate, a scivoloni, a corse e rincorse a casaccio e poi si vince al novantesimo con Kalinic. Sì, finché si gioca con Crotone, Cagliari, Pescara…

Non saprei come commentare la prova dei giocatori. È vero che Chiesa non è sembrato lui, e che la difesa ha continuato a ballare (ieri anche Astori). Ma gli altri non hanno demeritato singolarmente, a partire dal sempre criticato Ilicic, che in mezzo a tanta scarponeria sembrava un extraterrestre. Resta il mistero Tello (un amico mi ha mandato un caustico sms all’ennesimo pallone buttato via dal pupillo di Sousa: “Tello tiello te!”). Non si può spiegare come un giocatore del genere possa scendere ancora in campo, oltretutto con Sousa che si sgola ogni partita per richiamarlo al dovere! Bisogna rassegnarsi: abbiamo provato a pescare nella cantera del Barcellona, come hanno fatto altri. Ma gli altri ora hanno Keita e Deulofeu (da notare che, in partenza, i due costavano meno di Tello), a noi è andata molto peggio!

Comunque il vero mistero è la “politica” della società in questo finale d’annata. Corvino che incita a crederci (anche lui ha imparato il linguaggio del santone), e a dare tutto almeno per l’onore. Ma non ci sono soltanto i giocatori a dover dare tutto. C’è la società, c’è Corvino che dovrebbe assumersi responsabilità da DS. Cosa rimarrà alla fine del campionato di questa Fiorentina? Un gioco, che non esiste ormai dal gennaio scorso e che viene riproposto con ottusità maniacale da un tecnico strabollito? Una decisione motivata sulle sorti di Tello e di Berna? Ma se le idee non si hanno chiare dopo un fallimento come questo maturato in un anno e mezzo, come possono chiarirsi continuando ad andare avanti ripetendo lo stesso copione?

Mistero. Quando alla fine ho visto Sousa che faceva riscaldare tutti gli attaccanti che aveva in panchina ho sperato che almeno si potesse vedere per un quarto d’ora Hagi (che Sousa si è impuntato a non voler lasciare al torneo di Viareggio). Ma poi mi sono ricordato che Corvino aveva detto perentoriamente che non avremmo più visto giovani in campo per paura di bruciarli.

E allora come mai Hagi era in panchina? Ora ai misteri aggiungiamo anche l’incoerenza. Ma forse la spiegazione di tutto è in quella dichiarazione dei DV che seguì al licenziamento di Montella: “è finito un ciclo!”. Quella non era una constatazione, perché non era finito proprio nulla, era una dichiarazione d’intenti, l’espressione di una volontà. Ci hanno messo un po’ a far finire quel ciclo, ma ci sono riusciti.

 

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